Verde, un amore complesso

Per quanto possa apparire strana, è veritiera l’affermazione che siamo una specie quasi cieca, nel senso che solo una piccola parte dello spettro elettromagnetico è percepita dai nostri occhi. È noto ad esempio che le api vedono l’ultravioletto, invisibile agli umani. Eppure tanta importanza ha il colore nella nostra vita, tanto che quando riteniamo la nostra vita triste, banale, la definiamo grigia oppure incolore. Rammento una cara amica, bella ma non più giovane, che, definendo colui col quale ha deciso di sposarsi, ha affermato: «Ha portato colore nella mia vita». Insomma i colori non ci lasciano indifferenti. Oggi vorrei accennare al verde, un colore complicato perché assai ambivalente. Ai nostri giorni il verde ha quasi sempre una connotazione positiva. Economia verde, energia verde, area verde. In effetti tutti amiamo il verde delle piante, dei prati, e probabilmente ricordiamo, grati, la capacità delle piante di immettere ossigeno nell’aria. Anche gli anni più belli li definiamo i nostri «verdi anni». Eppure il verde non ha sempre goduto di incondizionata benevolenza. Michel Pastoureau ci spiega quanto, nel corso dei secoli, abbia assunto una forte ambivalenza, fino a diventare il simbolo stesso del caso, dell’alea, del Destino.

«Il verde è ambivalente, è allo stesso tempo il colore della fortuna e della sfortuna, della buona e della cattiva sorte. Questo spiega i suoi rapporti con le circostanze e i rituali in cui interviene il caso. I tavoli da gioco sono verdi (per lo meno dal XVIII secolo), come sono verdi nella maggior parte dei casi i campi sportivi e in epoca feudale il prato si svolgevano i duelli o le ordalie che decidevano della sorte di un accusato. Che si tratti di erba o del feltro dei tavoli per la roulette o il baccarà, del legno dei tavoli da ping pong o del prato dei campi di calcio, la superficie su cui si gioca il destino dei contendenti resta ovunque associata al colore verde. Allo stesso modo, è sul “tappeto verde” dei consigli di amministrazione che si negozia oggi la sorte degli individui o delle popolazioni. Con il verde “les jeux sont faits”, e questi giochi hanno conseguenze notevoli.» (Michel Pastoureau, I colori del nostro tempo, Ponte alle grazie 2010, pag. 216)

Come tipografo e grafico, posso testimoniare quanto i macchinisti amino poco il verde, perché instabile, difficile da mantenere della stessa tonalità su tutte le copie. Un colore sfuggente, cangiante, che ha messo a dura prova la chimica dei coloranti. E poi, un sentimento ben poco simpatico, come l’invidia, l’associamo al verde, al colorito malaticcio del volto di chi cova un grande risentimento.

Ma i colori, un po’ come le persone, sono sensibili ai compagni di strada e il verde si accompagna piuttosto bene col giallo. Ma di questo ne scriveremo più avanti, per ora chiudiamo, per farci contenti, pensando al buonissimo pesto alla ligure. Un verde splendido a vedersi ma soprattutto a gustarsi.

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meno scrivo, meglio è
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15 risposte a Verde, un amore complesso

  1. redpoz ha detto:

    bicchierino d’assenzio?

  2. lois ha detto:

    Sono d’accordo con te, i colori sono associati alla bellezza della vita ed il verde (oltre che a tempi positivi) è un colore della natura sempre presente nei nostri giorni. Da grafico anche io mi ritrovo spesso con problemi e note dolenti dei macchinisti (!), ma un bella scesa di verde (di qualunque tonalità) quando è compatta è di estrema bellezza…

    • diegod56 ha detto:

      ottimo lois, in effetti io da tempo non ho più contatto diretto con i macchinisti perchè abbiamo dovuto esternalizzare tutto ai services, per cui diciamo che certe sofferenze non le «vivo» più, ma ricordo appunto le imprecazioni, almeno nella realtà molto artigianale dove operavo, specie con macchine non proprio di prim’ordine come manutenzione

      senza dubbio un bel verde non troppo «smeraldo» è assai piacevole

  3. Filippo Scuderi ha detto:

    Ero fermo ad un semaforo, aspetto il verde che mi deve dare il via, ma vengo assolto da pensieri, mi suonano e ritorno alla realtà, poi penso… che ci saranno diversi modi di comunicare, ma questa iconografia…. moderna del semaforo, è uguale da per tutto, in qualsiasi parte del mondo tu ti trovi, se c’è il verde vai avanti….

    • diegod56 ha detto:

      in effetti il verde, caro Filippo, ha questo significato ormai convenzionale ma penso che nasca più che altro come alternativa del rosso, il vero colore «di scopo» del semaforo

  4. poetella ha detto:

    per non parlare poi… degli occhi verdi…!
    O ne vogliamo parlare?
    ;-)

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