sui criminologi da salotto

I programmi televisivi incentrati sui casi di cronaca nera sono reazionari. E perché? Direbbe qualcuno. Perché concentrarsi sui singoli casi, oltre a ad essere sempre sottilmente morboso, sottende l’idea che, tolti alcuni mostri eccezionali, il mondo vada bene. Stupri di massa, migrazioni, guerre, sfruttamenti disumani dell’uomo sull’uomo, schiavitù, egoismi corporativi, e tutte le ingiustizie inflitte ai più poveri, sono cancellati dallo sfondo degli eventi. Il mostro eccezionale tranquillizza, ci fa sentire a posto, come se non fossimo seduti su una bomba che, prima o poi, scoppierà. Il cielo rassicurante dei criminologi da salotto, è esso stesso inganno, propaganda senza vergogna.

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94 anni, la consolazione della musica

al mattino strimpello davanti al mio babbo, dopo averlo accudito brontolando un pò, la musica gli garba parecchio (grazie anche ai costosi apparecchi alle orecchie)

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sempre e comunque belle

«Lasciamo le donne belle agli uomini senza fantasia», più o meno questa la frase in Proust. Il celebre scrittore era, come è noto, una sorta di neuroscienzato ante litteram, capace di analizzare e disvelare il labirinto mentale dell’umana schiatta.

La frase del grande scrittore mi è affiorata ascoltando il video di uno psicologo che ha per tema l’abuso di pornografia e le sue conseguenze mentali. L’abuso compulsivo, abnorme, di pornografia comporta una perdita dell’impulso erotico nell’accadimento (ben più sano) di un connubio reale, concreto, con una donna vera. Perdita della capacità di elaborare fantasie erotiche, incapacità di far funzionare il vero motore del desiderio, cioè la mente. L’impotenza è spesso poi la prova impietosa di questa fantasia piallata, annichilita, impoverita.

Proust aveva compreso implicitamente come un erotismo sano non ha bisogno di donne irreali, di abitudine a guardare in triste solitudine.

Amici, amate donne vere, sono sempre e comunque belle.

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meglio scemi che tristi

quanto è bella la gioventù lo capisci, dolorosamente, durante la vecchiaia; ma è inutile il piagnisteo, meglio bere, meglio ridere davanti allo specchio, meglio scemi che tristi

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un affresco sui ricordi [da M.C. e M.J.]

Spendido affresco sui ricordi, nella voce calda, intrisa di virile dolcezza, di un amico.

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ma felici

Poco prima (o all’inizio) del covid. Un rudimentale blues per strada. Un’ altra vecchia spugna con la chitarra in mano. Questa è la vita, tutto il casino delle altre defatiganti rotture serve solo a afferrare questi pochi, rari momenti che val la pena di esserci ancora. Brutti, ma felici.

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più che Godot

di solito un intellettuale sul blog discetta su raffinate letture, musiche, elucubrazioni dense di patetico narcisismo; la mia eroica missione di accudimento del vecchio padre mi conduce invece a pacate (dopo un breve sfogo bestemmiante) riflessioni su quanto sia centrale, essenziale, disvelante la gestione dell’umano sterco; del resto le civiltà si valutano proprio su questo: le fognature sono l’indicazione della qualità di un umano aggregato sociale; in fondo poi noi tutti della vecchiaia temiamo il non essere autosufficienti; importa nulla aver raggiunto la sapienza, la saggezza, il terrore è di non pulirci gli orifizi da soli; ma dobbiamo consolarci con l’idea di morir prima, lusso che però, visto il mercato che vi gira attorno, sono restii a concederci; più che Godot tutti aspettiamo il pannolone

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