gli altri davvero

Ipotizziamo l’altrui stare al mondo per analogia. È probabile che anche altri stamane abbiano gradito il vento garbato che fa vibrare le gialle foglie. È probabile che anche altri abbiano gradito il profumo del caffè che si spande nella via. È probabile, visto quel che gli altri umani hanno scritto sull’amore (fin dal tempo remoto della divina Saffo) che anche altri abbiano sentito il morso dolce e crudele del desiderio. Ma, fino in fondo, quel che provano gli altri davvero, non lo sai, non lo saprai mai. Non guardarti dentro, come scrisse il grande filosofo con i baffi, è un abisso troppo scuro.

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domande al caffè

Giorni fa, in un caffè del centro, s’argomentava intorno al tema della morte. Il mio amico di professione insegna e ha una preparazione letteraria solida. Certe letture sono incardinate in lui, è un libro vivo. Io ho una cultura più lacunosa, a brevi tratti profonda e a tratti, a lunghi tratti, piuttosto evanescente. La chiamerei ignoranza ma, con grande presunzione, la definisco «candore». Torniamo alla morte. La prima vera domanda, che di solito si salta, non è cosa sia la morte, ma «che cosa» muore. Muore una percezione, cominciai. Ma poi passava il mio filobus, ci siamo salutati in fretta. Le grandi domande non hanno bisogno di rapide risposte.

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servire il popolo

«Faccio questo e quello perché ce lo chiedono gli Italiani». Del resto è noto a tutti: è un popolo saggio, disciplinato, poco propenso al sotterfugio, un popolo che non parcheggia in seconda fila, non costruisce villette abusive. Davvero ammirevole questo ascoltar la voce della gente vera e non ascoltare i dubbi di pochi lagnosi intellettuali. Prima gli Italiani, punto e basta.

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dolcezza [le parole intorno all’amore]

Dolcezza. La sensazione più caratteristica di quel che credo sia un vero amore. Certo l’impeto dell’abbraccio, l’abbandono al reciproco contatto, sono emozioni importanti. Ma alla fine, il precipitato più durevole è una sensazione di dolcezza. È strano come solo l’evocazione di un sapore, d’una percezione così fisica quale il sapore, offra l’unica buona metafora di quel sentimento. Raccontiamo a noi stessi il nostro amore, con le parole che abbiamo. Però mai potremo capire se le parole, in noi, inseguono l’amore o invece lo costituiscono, lo nutrono, lo reinventano. Comunque, dolcezza, e dolcezza sia, infine.

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breve riflessione sull’esserci, in Domaj7

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raffigurare [considerazioni sul poetico]

Un capolavoro della poesia d’ogni tempo e, a seguire, una breve considerazione sul «poetico»

Credo che da sempre il paesaggio sia il vero protagonista di tanta parte dello scrivere poetico. Molte poesie, siano esse famose oppure semplici appunti sconosciuti, si nutrono del paesaggio, dell’evocazione di spazi. Mia opinione personale è che chi scrive poesie usi l’amore, il sentimento descritto, come un efficace pretesto per poter dipinger paesaggi con le parole. I poeti usano i sentimenti per raffigurare con compiacimento. Lo scarto, lieve ma nitidamente percepibile, fra verità e narrazione, è la cangiante e irrisolta tensione che genera la poesia. Che il poeta è un fingitore lo scrisse uno dei più grandi, non serve che ne scriva il nome.

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ciao, bellissima [febbraio 2010 c.a. – 14 ottobre 2018]

eri molto bella, ormai un po’ vecchietta (ci vedevi pochissimo e a volte sbattevi contro le porte chiuse), è stato bello averti come amica, una dignità ed eleganza innata, una vera signora dalle lunghe orecchie biancorosa

non ti dimenticherò

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