stanza 5

Ronzare delle macchine salvavita, rumore di fondo sotto le voci dei parenti. Come sono diverse le voci sobrie e rassegnate dei familiari che passano ogni giorno da quelle dei visitatori della domenica, passano una volta, per dovere di cortesia, hanno voglia di scherzare e, s’avverte, la fretta di togliersi il pensiero.
Nella stanza 5 anche oggi da Felìcita non è venuto nessuno. La mia parente è alla passeggiatina con la figlia, e allora Felìcita ha trovato in me qualcuno che sta a sentire. È un buon ospedale, nonostante i tagli, le infermiere la accudiscono bene, ma per raccontare un po’ ci vuole uno per nulla indaffarato. Che ironia chiamarsi Felìcita ed aver avuto una vita dura, dura, senza nessuna fortuna facile, nessun regalo del destino. Collegio fino a 15 anni, e poi lavorare, lavorare, lavorare. Lavori duri e poi, il meno peggio, a servizio nelle case dei signori. Il figlio ha 50 anni, ma non viene a trovarla, ha da fare. Ha da fare, ripete incerta, la voce non sa decidere fra il rimprovero e la pietà materna che copre le colpe ai figli. Ma quel che manca di più, ancora adesso è l’altro figlio, quello che trent’anni fa è rimasto ucciso, lacerato dalle lamiere. Uno dei tanti incidenti stradali, forse un titolo in cronaca locale, e poi l’oblìo, se muore uno non famoso. L’ictus, le cannule, l’ossigeno, eppure due parole e un sorriso sdentato. Ciao Felìcita. Schiocca la moneta nella macchinetta all’uscita, le leve e gli ingranaggi secernono il caffè. La luna già sorge, sul cielo si staglia il grande ospedale, e una bella luce d’argento inonderà la stanza 5. Chissà cosa penserà Felìcita, forse al suo bilancio amaro.

Pubblicato in momenti | 5 commenti

ripartire

Prima di questo blog avevo un sito, che decisi di chiudere, dopo un po’. Io penso che sia bene, ogni tanto, ripartire daccapo, quindi sto meditando di chiudere questo blog. Non è una gran perdita per la tribolata umana progenie, solo che ho un po’ la responsabilità di recidere anche commenti e link dei molti amici che, in grande sopravvalutazione, hanno messo riferimenti a queste mie pagine. Prima di affondare la barca, e tornare a nuoto a riva per ripartire daccapo, vorrei dar modo a chi lo crede di recuperare qualche cianfrusaglia dalla stiva, se interessa.


decisione ufficiale: solo una sospensione, mi scuso per il protagonismo molesto

Pubblicato in Uncategorized | 9 commenti

non assomiglia quasi mai

Guarda una foto del tuo volto. Ti somiglia? Sì certo, la forma del viso, l’altezza degli zigomi, il taglio della bocca. Il collo esile o possente, il bel nasetto alla francese oppure un bel naso importante, orgoglioso della possente gobba. Infinite combinazioni, come un gioco di mille incastri. Certo sei tu, nella foto. Ma non sei proprio tu, è solo la tua foto. Non siamo la nostra foto, siamo la nostra storia. Un estraneo che vede la tua faccia non vede quel che senti, la tenerezza abissale delle prime materne carezze, i pomeriggi d’estate all’ombra del tinello con le persiane chiuse, l’odore del primo caffè d’orzo della nonna. Non c’è nella foto la nostalgia struggente del primo amore d’estate, al suono dei coribanti grilli, denso odore di pelle e cotone a fiori del vestito. Per questo ci piacciono quei volti che sembrano raccontare, un po’ bruciati dal sole, decorati dal segno sottile d’antica ferita, sono volti che credi di leggere. Ma un viso normale, anche grazioso di giovine signora, non assomiglia quasi mai alla sua vera storia.

Pubblicato in ironia culturale, momenti | 5 commenti

la scrittura inutile

ci sono scrivani pagati per scrivere su portali e giornali informandoci sul calcio mercato, compravendita di piedi calcianti, e questa è la dimostrazione che lo scrivere non è di per sé un evento utile all’umana schiatta

Pubblicato in Uncategorized | 6 commenti

la guaina

Non so se gli altri provano questa solitudine totale, fatta di unicità. Il mondo, la storia, i libri, le città, le arti, tutto questo faticare, a volte gioire, più spesso soffrire delle genti, a volte mi trascinano e non penso che io sono soltanto io. Questa esperienza, questo fruscìo che pulsa a 300 millisencondi, dalle sinapsi verso la periferia del corpo e viceversa, la vivo solo in un corpo, quel corpo che porta il mio nome. Questa unicità che è immensa solitudine, per fortuna non la avverti di continuo. Fa paura. Ma se riesco a sopportarla, arriva una quiete, una costatazione che in fondo non me ne importa nulla, perchè nulla sono. Non so se altri, anche le isole più vicine, la provano questa solitudine totale, forse sì, ma ognuno ha la sua, è una guaina che non si toglie, mai.

Pubblicato in Uncategorized | 6 commenti

inutili budella

Se anche la donna più potente della terra non puo’ nulla, di fronte al male sofferto senza colpa, che ce ne facciamo di questa civiltà? Dobbiamo ingrassare, scoppiare le nostre inutili budella per tenere alto il PIL? Dobbiamo trasudare questa inutile ricchezza fatta di vuoto, di pavida obbedienza al dio del denaro?

http://video.repubblica.it/mondo/merkel-non-potete-venire-tutti-qui-e-la-bimba-palestinese-scoppia-in-lacrime/207289

Pubblicato in Uncategorized | 2 commenti

magari io sono ignorante, ma…

Magari io sono ignorante, ma a questi punti, non sarebbe meglio che la Grecia uscisse dall’euro una buona volta e dicesse chiaro «non pago i debiti»?

Tanto da questo casino non se ne esce, allora si stampa la sua nuova dracma con l’effige di Socrate e la si mette in busta paga agli statali e nelle pensioni, e buonanotte al secchio.

Svalutazione del 60%? pazienza, è come se ci fosse stata la guerra, si riparte da dove si è, è inutile pensare di far giocare l’Entella (con tutto il rispetto e l’amore che ho per Chiavari) in serie A.

Ripeto che sono ignorante, ma a me pare buon senso.

Pubblicato in Uncategorized | 11 commenti