Dall’io al noi, nuove mappe per marinai.

Per un certo tempo chi scriveva su un blog o, ancor più, su un sito statico le proprie considerazioni, le proprie più o meno rilevanti opinioni, lo faceva con la forma mentis del saggista o del recensore. Io scrivo, tu leggi, eventualmente mi mandi un’opinione, ma i commenti erano ritenuti una piacevole aggiunta, un bel riscontro, ma non il cuore dell’intento, dell’elaborazione di idee o contenuti. In effetti quando si usa uno strumento la prima volta lo si usa con le attrezzature concettuali abituali. Ma nell’internet, è evidente, il vero nucleo della comunicazione è appunto l’interazione, la discussione, il dibattito. Quindi, se noi intendiamo usare l’internet per dare forza alle nostre idee, alle nostre intenzioni, alle nostre ipotesi, dobbiamo utilizzare il dialogo più che la semplice proposta. In fondo il buon vecchio Socrate se ne andava in cerca di persone con cui dialogare, argomentare. Dunque bisogna apprendere l’arte della discussione, e sapere che non è come nei vecchi cineforum, una chiacchierata fra intellettuali di periferia alla fine del film. La discussione è il film stesso, e il concetto stesso di comunicazione e, forse, di conoscenza, è cambiato. Dall’io al noi. Non è facile, ma un marinaio esperto deve capire al volo come cambia il vento.

Consiglio di lettura:
Luca De Biase
Homo pluralis
Edizioni Codice, 2013

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nessuna delle ferite si puo’ vedere

rudimentale, rozza, amatoriale esecuzione di una bellissima canzone, su un personaggio complesso, discusso, ma sicuramente mitopoietico

consigliato ascolto in cuffia, così da non spaventare nessuno

Quando la luna arriva a Genova
e la mia lettera da te
lì sarà quasi estate
mentre qui l’inverno arriverà
e con l’inverno un altro anno passerà.

A Torino si dice che sei un bandito
e che stai andando alla deriva
su un battello a difendere il confine uruguayano
con un esercito che parla in italiano.

Camicie rosse, all’avventura
in una nuvola di bandiere
camicie rosse così nessuna
delle ferite si può vedere.

A volte il coraggio è come la fame
che parti randagio per terre lontane
e mangi pane e lacrime e le lacrime sono acqua salata
che più ne bevi e meno ti disseta.

e a volte il coraggio è di ritornare
senza aver fatto fortuna dall’altra parte del mare
per inseguire una stella che gira gira ti riporterà
a menare le mani per la libertà.

Camicie rosse, all’avventura…

C’è chi ti ha visto a Milano tra fiori e parate
o sulle mura di Roma con divise stracciate
c’è chi ti ha visto a cavallo con gli occhi azzurri per salutare
però li avevi marrone se dovevi scappare

Braccato in palude da sbirri e zanzare
o in un bordello di Tangeri a dimenticare
o a faticare a New York in una fabbrica di candele
a riparare il tuo cuore, a ricucirne le vele.

Camicie rosse alla ventura…

Signora fortuna che brilli di notte
che ci mostri la strada e ci insegni le rotte
proteggi questa flotta di studenti e di sognatori
aggiungi al firmamento i nostri mille cuori

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strisciante è peggio

Metter becco dove non sei competente non va bene, ma è il mio blog, quindi me lo concedo. C’è un aspetto che proprio trovo controproducente nella riforma scolastica: la privatizzazione strisciante insita nel riferimento strutturale alle donazioni private. È peggio perfino di una privatizzazione alla luce del sole, che si potrebbe realizzare appaltando il servizio scuola, ma su protocolli chiari e trasparenti; così invece abbiamo dei privati che, mettendoci dei quattrini come benefattori, diventano poi condizionanti. Cosa ancor più grave, aumenta la disparità fra le scuole di aree sociali benestanti ed aree sociali in difficoltà. Ne ho già scritto, sul tema. Non mi intendo di questioni sindacali e altri aspetti che non sono di mia competenza, ma sulla filosofia generale della faccenda, non occorre essere esperti per avere grandi perplessità. Speriamo bene, ma sono pessimista.

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rispetto e bellezza

Strappando i petali, tu non raccogli la bellezza del fiore. (*)

Il rispetto è dunque indispensabile per una vera conoscenza, si tratti di cose, di persone, di qualunque ente che racchiuda bellezza

(*) da Uccelli migranti, di Rabindranath Tagore, traduzione E. Taglialatela, Carabba Editore, Lanciano 1918, pag. 41

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ancora

C’è sempre, ancora, e sempre ci sarà, questa lieve brezza d’amore. Una carezza fra i capelli, il gusto del caffè, il brusìo lontano del traffico, i gabbiani dalla linea dei tetti. Niente parole, l’amore è non dire nulla, per non sciupare il momento. Tutto scorre verso il suo destino, ma c’è sempre, ancora, e sempre ci sarà, questa lieve brezza d’amore.

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eko ranger

Sciamano i turisti con gli occhi a mandorla verso i traghetti, nella luce vivida della domenica mattina. Stivali da cow boy, allampanato, lieve sorriso ironico e fatalista. Il blues man dall’aria slava improvvisa accordi aperti, niente male, per la vecchia Eko ranger. Chitarra dreadnought, con qualche crepa nel laminato, residuato bellico degli anni ’70, suono grezzo ma potente. Cosa c’è di meglio, gustando la focaccia, che ascoltare questo tipo, e questo suono che viene dal mio passato? Mi guarda, un cenno di saluto, venti centesimi son troppo pochi, butto un cinquantino nel berretto. Lui forse non lo sa, ma qui in Liguria ci si allarga poco, con le palanche. Buona fortuna, bluesman.

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titoli di coda

Nubi che si rincorrono, dal mare verso l’Appennino. Mattino fresco, per essere un mattino d’estate. Sei salita sul bus arancione che porta in centro chi lavora, chi non è ancora a dormire, chi, per tutti, tira la carretta. Dal finestrino un ciao, come quando eri ragazza, la riforma delle pensioni ci ha tolto il lusso d’invecchiare. La larga strada che porta in centro è ancora vuota, e sembra davvero vasto questo cielo, così poco estivo. Vivere è un bel film, ma godersi in pace i titoli di coda, sarebbe ancor più bello.

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