La mia piccola utopia

La mia piccola utopia? Vorrei vedere meno egoismo diffuso, una propensione a dare, un ritorno ad una vita di buon vicinato. Nelle case operaie dove vivevano i miei nonni, le persone si aiutavano spontaneamente, la porta era sempre aperta, noi bambini potevamo entrare e uscire dalla casa del vicino senza problemi. Giravano molti ma molti meno soldi e ci si divertiva di più. Si moriva prima, attorno ai 70 anni era già tanto, senza passare la vita da un dottore all’altro, da una diagnosi all’altra, da uno screening all’altro. La gente la lasciavano morire in pace, quando era la sua ora. È la mia utopia, impossibile a realizzarsi, ma io vorrei una vita più umana. Alla sera niente tv e ci si raccontava, aiutati da un bicchiere di vino. Una vita vera non dev’essere resa lunga dalla tecnica, ma bella dalla dolcezza dei sentimenti veri.

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laggiù in fondo

Recito con sincerità la mia parte. Non siamo mai noi stessi fino in fondo, anche perché, laggiù in fondo, non c’è nessuno. Il «noi stessi» è una falsa profondità, un trompe-l’oeil.

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consiglio ai giovini uomini [come amare una donna]

Una donna vuole esser desiderata. Vuole esistere nei tuoi pensieri. Se si innamora di te, vuole che tu la pensi. L’uomo amato è, alla fine, uno specchio, una conferma. Un solo sguardo che le dà questa certezza è più potente di cento notti d’amore. Certo, è meraviglioso lo sciogliersi delle membra dopo tanto cercarsi. E che sia! Ma poi occorre ricominciare il gioco. Badate bene, giovini uomini, è la donna già tua la più difficile da conquistare. Ci si riesce, basta capire che ogni giorno è un giorno nuovo, e siamo noi, se sciatti e banali, a non farlo sorgere.

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pernacchia

C’è qualcosa di comico. Il Presidente della Corea del Nord e il Presidente degli Stati Uniti d’America sono accomunati, ai miei occhi, da una certa aura di comicità. Mi rendo conto che la minaccia d’una guerra nucleare è brutta e che c’è poco da stare allegri. Eppure mi scappa da ridere. Ho la sensazione che hanno l’uno bisogno dell’altro, per darsi un senso, per giustificarsi reciprocamente. Nulla è così indispensabile come un nemico. Chissà, forse l’arma più forte è una fragorosa, mondiale, pernacchia.

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Le soleil

Il sole di primavera, la terra. M’affascina quel senso dolce e crudele di vita che sboccia, che cresce, che va incontro al suo tripudio. Anche noi umani, con forza in giovinezza, con malinconico languore in età matura, non siamo certo fuori da quel ciclo, da quel gioco, ne siamo frutto e parte. Tanto che per dire «ho molti anni» diciamo «ho molte primavere». Ovviamente se ne fanno interpreti i poeti, specie quelli che han scritto in giovinezza. Ecco l’inizio della poesia d’un grande.

Le Soleil, le foyer de tendresse et de vie,
Verse l’amour brûlant à la terre ravie,
Et, quand on est couché sur la vallée, on sent
Que la terre est nubile et déborde de sang;
Que son immense sein, soulevé par une âme,
Est d’amour comme dieu, de chair comme la femme,
Et qu’il renderme, gros de sève et de rayons,
Le grand fourmillement de tous les embryons!
Et tout croît, et tout monte!

Il Sole, focolare di tenerezza e di vita, / versa l’amore ardente sulla terra rapita, / e, quando si è distesi nella valle, si sente/ che la terra è vergine e trabocca di sangue; / è amore come Dio, di carne come la Donna, / e che racchiude, gonfio di linfa e di raggi, / il grande brulichìo di tutti gli embrioni! / E tutto cresce, e tutto sale!

(A. Rimbaud, Sole e carne, in «Opere in versi e in Prosa», Garzanti 1989, traduzione Dario Bellezza, pag. 13)

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e molti mali all’uomo […] quanto più di sua vita è lungo il corso.

Eppure i Greci continuano a stupirmi. Certo non son lettore colto, il liceo classico faticato nei ’70 non basta per leggerli alla fonte. Si rimedia, in questo caso con un bel volumetto del ’57, recante ottocentesca ma vivace traduzione, acquisto di bancarella, acquisto dunque figlio del fato.
Ne «I Persiani» l’ombra del re Dario riemerge dall’Averno per consolare la vedova («Tu del talamo compagna antica», moglie di re, oggi diresti buona pensione di reversibilità) e soprattutto per rilevare la sciocca audacia, l’ybris baldanzosa del figlio Serse che osò soggiogare il mare. Poi a Salamina sappiamo bene come sono andate le cose. I greci del senso della misura fanno un fondamento, un pregio essenziale ad una vita ben vissuta, sia come singoli che come comunità. Oggi, la dismisura è sovrana così come la presunzione d’una tecnica senza etici scopi e confini. Il ponte di barche, è famoso, ne parlava Erodoto.

Dario:
Ecco de’ mali,
ecco la fonte a tutti i nostri aperta;
e il figlio mio con giovanil baldanza,
non vi pensando, a ciò trascorse: audace!
Ché incatenar, siccome schiavo, il sacro
Ellesponto presunse; la divina
del Bosforo corrente; e il mar fe’ terra;
ed a molta oste con ferrei legami
molta via connettendo, i numi tutti,
non che Nettuno, soverchiar credea,
malaccorto mortale. E non fu quello
di sua mente un delirio?
(Eschilo, I Persiani,  in Tragedie, Ed. Cremonese, Roma 1957, trad. Felice Bellotti, pag. 115)

Anni fa è deceduto un mio parente, persona davvero particolare per umanità e simpatia, un imprenditore creativo, capace e generoso. Morì a 80 anni, un’età che ormai moltissimi, più fortunati, oltrepassano alla grande. Fortunati? Tutto da vedere. Il figlio di quest’uomo l’anno seguente, a 50 anni, è stato preda d’una grave e crudele malattia. Il padre, morto prima, non ha conosciuto quel dolore. Dunque, la durata della vita, a volte, anzi spesso, è fregatura.

Dario:
Tu del talamo mio compagna antica,
illustre donna, il sospirar cessando,
francamente favella. Umana sorte
son le sventure, e molti mali all’uomo
vengon dal mare, e dalla terra molti,
quanto più di sua vita è lungo il corso.
(pag. 112)

I greci, diceva il mio professore al liceo, avevo già più o meno capito tutto.

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«Andate dunque, ammaestrate tutte le genti.» Mt. 29,19

«Intorno al I secolo della nostra era, Yahweh ha avuto un figlio, e questo ha destato scandalo. La strana notizia viene divulgata dai discepoli di un taumaturgo dotato di carisma, predicatore di gentilezza presso le autorità nazionali e morto vergognosamente. Questo Gesù, un profeta dal profilo incerto, verrà chiamato Cristo dagli evangelisti. Battesimo postumo, o kerigma generatore di un Pater noster anticonformista, psicologo e senza frontiere, trasmissibile in tutte le direzioni. Tradotto in un linguaggio accessibile, incontratosi con un supporto plebeo, il codice, l’appello a radunare il nuovo Messia viene divulgato da missionari itineranti attraverso l’Impero romano sin da prima dell’avvento di Costantino. “Diffusione mirabile”, e di fatto stupefacente, che verrà percepita dai suoi seguaci come la prova irresistibile di una volontà divina. Dio il Padre sta cominciando a prendere il posto del Dio dei padri.» (Régis Debray, Dio, un itinerario, Raffaello Cortina 2002, pag. 153)

Il bellissimo libro di Débray offre una buona spiegazione storica del successo. Comunque a me Gesù, piace. Sono un ingenuo, ma amo la sua parola, o quanto meno, quel che di essa è pervenuto. Certo, io leggo cercando riscontro alla mia visione morale, di giustizia e amicizia, forse voglio leggere così. Lo so, ma Gesù mi piace lo stesso.

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