parte da lontano [musica]

«La Passione secondo san Matteo di Bach, composta nel 1729, è una musica meravigliosamente patetica che può essere considerata come una serie di cantate. Ciascuna delle sue sezioni in forma di cantata culmina in un corale. La voce di Cristo è accompagnata da un quartetto di strumenti ad arco, che conferiscono un luminoso contrasto con le altre voci, dotate di un accompagnamento più corposo. Qui ogni sorta di effetto disponibile, drammatico, realistico e imitativo, è usato per introdurre una serie di cori, recitativi e arie profondamente religiose.» (da Cos’è la musica, H. Weinstock, Mondadori 1969, pag. 155)

Che sia Bach, che sia un brano blues, che sia una ballata di L. Cohen, che sia una suadente canzone d’amore, la musica ha il suo senso, il suo ancoraggio alla vita nel fenomeno dell’emozione. Certo anche la musica ha una sua storia, una sua parabola e, come ogni umana creazione, può arrivare a consumare ogni possibilità. Del resto la smania di novità a tutti i costi è un problema di chi vuol far carriera, ma per chi fruisce di un’arte non conta nulla se qualcosa è nuovo o meno. Conta che susciti, risvegli emozione.

Per chi suona contano gli attrezzi, conta qualche rudimento d’armonia, conta la consapevolezza di quel che accade. Ma anche chi suona è ascoltatore di se stesso e, spesso, avverte con piacere e stupore che un accordo, una pulsazione ritmica, una frase “funziona”.

Stupore, sempre un poco di stupore lascia la musica. Per quanto ci si studia sopra il motivo delle emozioni rimane misterioso. Certo lo sai che un do minore che discende da un sol settima (la sua dominante, per i musicisti in lettura…) ha un effetto struggente, ma come e perché non lo sai.

Forse tutto parte da lontano, dal tenero bisbiglio di voce femminile, dal battito del cuore, esperienze acustiche dei lunghi mesi a galleggiare nel ventre materno.

Nella musica che piace c’è sempre una quota di ricordo, a volte consapevole, più spesso inconsapevole.

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la gamba del depresso

Ho passato un brutto periodo; so bene che a uno abituato a passarsela bene basta poco per sentirsi infelice, ma c’è poco da fare, stai male lo stesso. Ma l’argomento non sono le paturnie di un 64enne viziato, ma la questione della “psiche che modifica il soma” (risparmio la citazione in greco che fa ultrafigo, basta vanità) ma in sostanza significa che il pensiero influisce pesantemente sul corpo. Mi è capitato che durante i giorni col morale molto a terra (diciamo sottoterra) nel salire i sette scalini che portano nel portone di casa provavo un dolore all’anca destra, come una fatica a tirar su la gamba, rendendo necessario un saltello, inelegante e bruttino a vedersi. Appena terminato il periodo di pessimo umore, non tanto per meriti personali ma per banale culo (licenza poetica in uso nel discorrere non scritto), il dolore è sparito, la gamba si è rimessa di buon umore a salire gli scalini. Una roba del genere c’è anche in un romanzo di Svevo (non ricordo a memoria il titolo).

Son cose che a volte non ci si crede, ma forse hanno un fondamento. Mi scuso con i pochi e benevoli amici in lettura per la banalità. Ma in fondo tutto è banale, o tutto è incredibile, chissà.

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mariù

strimpellata rudimentale, buona alla prima, d’una vecchia canzone d’amore, così alla buona, dedicata a tutte le “mariù”, nel senso di tutte le donne amate, nel sogno e nella realtà

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ancora vivo

al mio bar, sentirmi ancora vivo, la cantata con gli amici è una forma tenace di sopravvivenza

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canzone di notte n. 3 (alla buona, eh)

strimpellata alla buona, nello spirito della cantata fra amici, magari con un bicchiere in mano

siccome sono vecchio, fatico a impararle a memoria e, siccome sono vecchio, faccio anche fatica a leggere, sì che ho lo sguardo vivace della talpa uscita dal buco

pazienza, è per divertirsi

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Gran parte

lo so che scopro l’acqua calda, ma ogni tanto va scritto: salvo lodevoli eccezioni, gran parte di ciò che passa in televisione è di una stupidità raccapricciante

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periferia di coprifuoco, sul ciglio del nulla

La mente è labirinto. O forse la sola sensazione del labirinto, effetto collaterale della percezione di esserci. I palazzi, le facciate impassibili, sono muti, qualche luce dalle finestre, ma un silenzio spietato, in questa periferia di coprifuoco. Esistere, sul ciglio del nulla, il niente che pensa se stesso, parole che imbastiscono il fragile racconto del sé. Forse è un lusso, respirare in questo silenzio, in questa muta periferia, ma vorrei essere anch’io, solo silenzio.

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