la paura è sana, l’angoscia no

Non pensare. Leggere le notizie brutte e raccapriccianti comporta la voglia di non pensarci. Il problema del nostro tempo è anche la potenza dell’informazione continua, l’orrore in tempo reale. Per secoli, almeno fino alla prima metà del Novecento, la narrazione dell’orrore era rallentata, settimane, a volte anni fra l’evento e la sua narrazione. Narrazione scritta, sì che gli analfabeti non sapevano nulla. Quanti erano al corrente del genocidio degli Armeni? La morte di milioni di nativi americani per vaiolo, causa l’arrivo degli europei, chi la conosceva davvero? Oggi, ogni orrore ti scorre davanti agli occhi quasi in diretta. Ad esempio i quaranta clandestini morti di caldo e sete nel container, oltre il confine fra Messico e Stati Uniti, solo a pensarci sto male. Lungo i millenni gli umani ne hanno viste e patite di tutti i colori, hanno visto e vissuto l’orrore infinite volte. Ma il conoscere era rallentato, come distillato dal filtro delle distanze, dai limiti delle tecniche di comunicazione. Il nostro corpomente non è attrezzato all’eccesso di conoscenza. Così come la gazzella scappa se il leone la insegue, ma non pensa al destino di tutti gli animali sbranati e uccisi quel giorno. La paura è sana, l’angoscia no, è il frutto dello scarto fra la nostra mente antica e il ritmo forsennato dell’informazione odierna. Poi, se vedo che alle notizie sull’orrore, negli interstizi di uno o due secondi, ci infilano la pubblicità, è un orrore nell’orrore.

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allegria…

due paroline sull’allegria e la sua ambiguità

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fumare

Quando uno è del 1928 sarebbe crudele impedirgli di fumare. Fa male fumare, ma quando la giostra gira da troppi, troppi anni, fumare non fa male.

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lì accanto

Chi ti ascolta è un buon amico. Ma è un amico profondo chi sa leggere i tuoi silenzi. E un amico che ti legge? Fra le parole, avverte anche i silenzi, la tua presenza lì accanto.

Una persona è ciò che promana, un lieve ma tenace esserci.

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respiro

Alla fine, sfrondando l’inutile, la parte essenziale della nostra esperienza di vita sono i sentimenti. Sì che dobbiamo in qualche modo tirare la carretta dei giorni, ma se mancano i sentimenti semplici, profondi ma non alambiccati, trabocca il veleno del niente, un vischioso nulla. Un solo saluto cambia un giorno, e ogni giorno è importante. Ma attenzione, non è dolciastro sentimentalismo, è consapevolezza di quel che occorre. Una quota di appartata solitudine fa bene, ma deve essere un passaggio, come certi utili silenzi nella musica. Un poco di brezza soffia da un lato all’altro di questa casa, che siano più freschi i pensieri, come il vento fra le foglie profumate dei tigli. Respiro.

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lam, fa, rem, mi7

piccola divagazione, ruvida registrazione con scarsi mezzi

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antica meravigliosa poesia…

un pò impegnato son poco sul web, non posso però non segnalare questo importante, prezioso lavoro di José Maria, da seguire…

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