arte e [non] artisti

Una piccola provocazione sugli artisti.

Io credo che un errore persista nella definizione del concetto di «arte»; da sempre gli umani, creature dotate di buona capacità immaginativa, hanno generato prodotti, cose, manufatti, edifici, strutture che, per la loro bellezza o per la loro intensità emotiva, possiamo definire «artistiche».

Ma ad un certo punto, e questo è un fenomeno recente, si è creata la consapevolezza (talvolta presunzione) d’essere «artisti», cioè figure di creatori che possono, con la loro arte, disvelare aspetti dell’umana esperienza che gli altri, i non artisti, non sono in grado di disvelare.

Il problema è che l’arte c’è sempre stata, ma gli artisti sono un soggetto psicologico recente; tanto per fare un esempio: le cattedrali gotiche sono spesso magnifiche, ma i loro edificatori e gli scultori non si sentivano niente di diverso dagli scalpellini e dai muratori.

Ho fatto il grafico per 30 anni, ho sempre messo un elemento estetico, specie laddove era richiesta una certa qualità creativa, ma mi sono sempre sentito un artigiano, sia che fosse una cosa elegante sia che fosse la sagra della salsiccia al sugo di cozze.

Piero della francesca era davvero un artista (il più grande di tutti i tempi nella pittura secondo me), ma non pensava se stesso artista, ma se stesso pittore.

Arte è una parola ambigua, certo la firma conta, certo la firma in un’opera ne definisce il prezzo, ma l’arte, secondo me, è solo una parola ambigua.

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l’ombra [di Ulisse]

dopo il mio irrilevante scritto sulla mia ombra, l’amica Lucia P., competente per studi ed inclinazione alle meraviglie del design, mi ha segnalato questa meravigliosa serie di spot, dalla mitica trasmissione «Carosello» che fu autentica fucina di creatività nel disegno animato. All’epoca l’industria pubblicitaria italiana raggiunse davvero l’eccellenza; godiamoci questo rapporto così esilarante e tormentato con la propria ombra…

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l’ombra

Sul muretto sbuffi d’erba nuova, verde tenero. Lì seduto, a questa fermata solitaria, mi sento in pace. Il sole del mattino ritaglia, precisa, la mia ombra sul selciato. Bidimensionale, netta, effimera, non è malaccio questa ombra da viandante. Romba e scatarra l’autobus dalla curva. Ciao ombra mia, è stato bello, per un lungo istante sospeso, esser tutt’uno.

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un sentimento, per oggi

Fermo restando che ogni vita umana va rispettata, sento che maltrattare una donna è ancor peggio, un oltraggio ancor più grave. Non è un ragionamento, è un sentimento e come tale lo esprimo.

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scrittura e potere

Noi, più o meno poeti, più o meno pensatori, più o meno lettori, noi autosopravvalutanti, amiamo la scrittura. In effetti la scrittura ci ha donato Leopardi, Montaigne, Manzoni, Nietzsche, i tragici greci, e tutto il resto. Ma non dobbiamo dimenticare la natura ambigua, pericolosa, della scrittura. Le prime forme di scrittura germinarono dal potere, dalla presenza d’una casta nutrita dal lavoro altrui. Infatti la scrittura era gelosamente custodita da scrivani, era proibito diffonderla fra i sudditi. Prima della tragica invenzione dell’agricoltura, i popoli cacciatori e raccoglitori non la inventarono, non concepirono un potere così astuto e ingegnoso, non ne avevano neppure il pensiero. Ancora adesso, dopo millenni anche di bellissima letteratura, meglio non fidarsi troppo della scrittura. Guardate lo scempio d’un potere che la usa minuziosamente, ogni giorno, sui cosiddetti social.

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impulso e freno

Non è colpevole il desiderio, fa parte di noi, forse è la nostra autentica essenza. Però è colpevole assecondarlo senza controllo. La nostra autentica essenza è questa tensione, così come ogni nostro sapiente movimento (per esempio un accordo sulla chitarra) è slancio, impulso e freno in giusta dose.

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mimetismo lessicale

Il razzismo raramente, molto raramente, è fieramente, perfino onestamente direi, apertis verbis espresso. Di solito è inconsapevole, nascosto nel piagnisteo dei semplici, oppure nel parlar forbito e furbo dei colti. Il razzismo è mimetico, prende il color del pelo del corpo sociale.

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