con le cicale

Sere d’estate, sul golfo. Precise per ogni amore. L’amore che dura uno sguardo, l’amore che dura un’estate, l’amore che dura quegli anni incredibili, pochi soldi e tanta giovinezza. Ma anche l’amore che dura una vita, e forse anche dopo, quando è solo una vecchia foto che spunta dal cassetto d’una casa vuota. E questa sera d’estate, tutti gli amori ritornano, con le cicale, nella brezza. È bello aver giocato questo gioco, e ancor si gioca, foss’anche l’ultima sera. Voglio crepar d’inverno, d’estate non ne ho voglia.

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i luoghi del suono

Ovviamente amo la musica dal vivo. Però, forse perché sto invecchiando, non mi basta più esserci per esser contento. Da ragazzo il semplice trovarsi lì, nello stesso posto e nella stessa serata con il gruppo mitico, aiutava a digerire il cattivo suono. Troppe volte, buona musica e buoni musicisti non bastano a sopportare il suono confuso, il rimbombo che tutto agglutina. Te ne accorgi meglio quando cantano in italiano, dato che in inglese pensi di non capire per colpa del tuo inglese da turista tedesco. Un buon impianto casalingo (non da audiofili ma semplicemente decente), un cd o un vinile incisi bene, ed ecco che si sente troppo meglio. Gli antichi greci i teatri li facevano bene, l’acustica del luogo era frutto di sapienza. Erano sacri i luoghi del suono.
Grande rispetto per i tecnici del suono, ma c’è poco da fare, la musica ha bisogno del posto giusto, della dimensione giusta. La musica di strada a volte è la migliore, una piccola fonte disseta, un canalone torbido ti annega. L’ascolto e l’emozione sono eventi complessi, ci torneremo su.

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esser vero

Amo gli animali. Ma comprendo che mai potrò esser vero come loro.

«L’uomo ha grande discorso, del quale la più parte è vano e falso; li animali l’hanno piccolo, ma è utile e vero; e meglio è la piccola certezza, che la gran bugia.»

(da I pensieri, Leonardo da Vinci, Ediz. Nardini 1977, pag. 34)

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consiglio l’ascolto, poesia nel testo e, anche, nel modo di leggerlo e di viverlo

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musica, danza e filosofia

Musica e danza son sorelle. Nonostante che spesso la musica da ballo è bruttina, banale e financo stucchevole, la potenza che il ritmo imprime ai corpi è stupefacente. Se poi il cantante mima il ritmo nel gesto, ed evoca la danza (che siano i neuroni a specchio il segreto della dance music?), allora corpi e musica si fondono. Antichissima è la sapienza che scaturiva dalla follìa dei coribanti. Non tutto il sapere viene dai libri, anche se ben scrivere della corporeità è filosofia sapiente. Danzava certo anche lui, scrivendo, l’incoercibile Nietzsche. Parole, ma parole vive, corporee, questo è scriver potente.

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due vite

Giovanissima, capelli neri, viso sottile, grandi occhi scuri. Lui è appoggiato alla sua spalla, in quieta beatitudine. Lei lo bacia sul collo, con tenerezza. Un grande amore, istintivo, d’una mamma giovane giovane. Due vite fresche, l’una ingenerata dall’altra. Questo filobus verso gli ambulatori, solitamente trasporta vecchiezza. Nella migliore delle ipotesi vecchi che sanno riderci su. Ora trasporta vita nuova, uno spettacolo. Un tuffo al cuore, pensando a quella ragazzina che, a metà degli anni ’50, mi scodellò nel mondo, con pochi soldi e tanta giovinezza. Il bimbo dorme, lei guarda fuori e pensa a qualcosa, sorride. Forse ancora all’amore, è così giovane.

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un’estate minacciosa, il rifugio

L’appartamento è un po’ grande, piccoli fasti d’un decente impiego statale, piccola borghesia d’estrazione popolare. All’ombra delle tende, fra i mobili scuri, c’è quasi fresco, al riparo dai pomeriggi torridi d’un’estate minacciosa. Come un naufrago, ospite fuori luogo, son rimasto, zitto, in queste stanze. Appena sfioro il piano, ma con la sordina. La prima volta che entrai qui dentro, tanti anni fa, mi sentivo spavaldamente e stupidamente diverso dai tuoi. Ora mi piacciono i cristalli della vetrina, l’argenteria nei cassetti, i piatti cinesi, esotismo senza pretese. Mi sento al riparo, in questa gozzaniana atmosfera. Le vite in questa casa sono andate, è rimasto il guscio. Ed io, nessuna voglia di cambiar nulla, le mie presuntuose nozioni di design le ho lasciate lì fuori, all’ombra delle scale, fra le porte scure e silenziose. Mi piace essere in un questo altrove, un posto troppo mio mi stancherebbe. Qui c’è ombra, quiete, e fuori un’estate minacciosa.

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