chiavi in mano

in un mondo complicato è inevitabile il fascino delle dittature; lo sgomento dei singoli di non poter gestire la complicazione li porta a preferire chi offre soluzioni definitive, chiavi in mano; il tutto non finirà “in mano”, ma in altra allocazione corporea, e quivi per pudore taccio

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solo un poco di blues

provo fastidio per le frasi fatte, quelle che appaiono riempimento di eventuali imbarazzati silenzi; ma nel contempo temo che in fondo a questo sfrondare si trovi un troppo disincantato cinismo; tornare indietro, alle ingenuità della gioventù, è impossibile, ma continuare a prosciugare il lago dell’anima, fino a farne palude o alveo secco di torrente è un doloroso sbaglio; come evitare tutto questo? forse è questa la ragione per cui a volte, da vecchi, la mente svanisce, evapora lentamente; rimaner cosciente ma non diventare troppo asciutto disincanto, è arte difficile; solo un poco di blues ci salva, non ci salva in effetti davvero, ma quel che conta è averne l’illusione

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il futuro è parte di noi

siamo naturalmente tesi al futuro, due paroline alla buona, prima di dormire

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bella

non conosco lo spagnolo, ma questa “antica” lettura di José Maria è troppo coinvolgente, densa d’amore, ogni verso è musica fatta di parole; lo spagnolo (spero di non sbagliare la lingua…) è più espressivo e passionale dell’italiano; intensa non poco la lettura del nostro amato M.J.

BELLA, como en la piedra fresca del manantial, el agua abre un ancho relámpago de espuma, así es la sonrisa en tu rostro, bella. Bella, de finas manos y delgados pies como un caballito de plata, andando, flor del mundo, así te veo, bella. Bella, con un nido de cobre enmarañado en tu cabeza, un nido color de miel sombría donde mi corazón arde y reposa, bella. Bella, no te caben los ojos en la cara, no te caben los ojos en la tierra. Hay países, hay ríos en tus ojos, mi patria está en tus ojos, yo camino por ellos, ellos dan luz al mundo por donde yo camino, bella. Bella, tus senos son como dos panes hechos de tierra cereal y luna de oro, bella. Bella, tu cintura la hizo mi brazo como un río cuando pasó mil años por tu dulce cuerpo, bella. Bella, no hay nada como tus caderas, tal vez la tierra tiene en algún sitio oculto la curva y el aroma de tu cuerpo, tal vez en algún sitio, bella. Bella, mi bella, tu voz, tu piel, tus uñas bella, mi bella, tu ser, tu luz, tu sombra, bella, todo eso es mío, bella, todo eso es mío, mía, cuando andas o reposas, cuando cantas o duermes, cuando sufres o sueñas, siempre, cuando estás cerca o lejos, siempre, eres mía, mi bella, siempre.

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un unico volto [spunto da Saramago]

«Qualche volta, come una madre inquieta, anticipando, ma senza averci pensato, inquietudini future, Marta si alzò nel cuore della notte per andare a vedere come stava il padre. […] … ben poco ne saprà della vita chi si rifiuti di intenderlo, le tele in cui si intrecciano i rapporti umani in generale, e quelli di parentela in particolare, soprattutto quelli stretti, sono più complesse di quanto ci sembrino a prima vista, diciamo genitori, diciamo figli, crediamo di sapere perfettamente di cosa stiamo parlando, e non ci interroghiamo sulle cause profonde dell’affetto che vi sia, o dell’indifferenza, o dell’odio. Marta esce dalla stanza e pensa Dorme, ecco una parola che apparentemente non ha fatto altro che esprimere la verifica di un fatto, eppure in cinque lettere, in due sillabe, ha saputo tradurre tutto l’amore che in un certo momento è riuscito a rientrare in un cuore umano. Conviene dire, a delucidazione degli ingenui, che, in materia di sentimenti, quanto più grande sia la parte di magniloquenza, tanto più piccola sarà la parte di verità.» (José Saramago, La caverna, Einaudi, 2000, trad. R. Desti, p. 196)

Mia figlia somiglia molto a mia madre. Purtroppo non si sono conosciute. Ricordo un pomeriggio, ero appisolato dopo un certo lavoro di fatica. Si avvicinò e si chinò su di me, in quell’istante, nel dormiveglia, era anche mia madre (giovanissima mi scodellò al mondo) il suo sorriso. Erano fuse in un unico volto, dolcissimo.

Sempre nei sogni accade di sovrapporre i volti. Ma anche dentro di noi, nel ventre oscuro dell’inconscio, le carte son mischiate, i nessi strani intrecciati. Comparse, visi dimenticati, per un momento tornano in scena, e tanti ruoli son confusi, sovrapposti. Però amare è fondamentale, ogni gelo fa male, schiaccia il cuore.

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muta l’immaginario

ogni oggetto, sotto il nostro sguardo, evoca circostanze, mondi, in correlazione al nostro vissuto; se muta il vissuto, muta l’evocazione; fino a due anni fa scorgere un gazebo evocava festa, fiera, giocoso consesso, oggi pensi a cannule nel naso, ricoveri, vaccini, medicazioni, corpi in attesa; cambia, muta l’immaginario, del singolo e della massa, chissà che ne scriverebbe Canetti

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tormenti moderni

un motivo moderno di tormento delle malattie, aggiunto ai motivi antichi, è sapere che vi sono delle complicate cure, per cui se ti sottrai sei additato come stupido, trasandato, scemo

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