un quasi reazionario

Osservo, camminando nell’aria fresca del tardo pomeriggio, lo spettacolo degli uccelli che, in ordinato stormo, arrivano dal mare. Rosso sotto la pancia delle nuvole, sui tetti, sui muri, sulle gru, il tramonto è sempre, inesorabilmente, bello. La bellezza è gratis, come lo è l’amicizia, il suono di una vecchia chitarra. E la mia vecchia chitarra ha quarant’anni, non ho nessun motivo per comprarne una nuova. Eppure il mostruoso tabellone con la faccia del comico ebete mi ricorda che posso comprare un bellissimo telefonino e abbonamento incluso. L’economia deve suscitare desideri, non basta soddisfare i bisogni reali, no, sarebbe un disastro: dobbiamo desiderare e comprare, e poi stancarci del giocattolo e volerne uno nuovo. Altrimenti si blocca tutto, altrimenti il nostro cupo moralismo uccide il mercato. Vorrei al riguardo sottoporre due brani da due testi per qualche verso paralleli. Lascio la parola ai filosofi veri, così spiego meglio perchè io sono, senza vergogna, un conservatore, un quasi reazionario.

«… per il Sessantotto tutto ciò che impone limiti agli sfrenati desideri esistenziali viene immediatamente bollato come Potere e subito maledetto. Chi sembra porre un impedimento sulla via del paese di cuccagna – famiglia, educatori, lavoro, norme, nel complesso: le istituzioni – è nemico dell’umanità, bieco oscurantista.» (Alberto G. Biuso, Contro il Sessantotto, Villaggio Maori 2012, p.117)

«La difesa del soggetto-narciso ha avuto uno dei suoi esiti nell’edonismo sfrenato, nella politica libera da ogni misura, nell’amministrazione intesa come puro vantaggio di chi gestisce, in una parola: nella Destra televisiva di Berlusconi.» (Alberto G. Biuso, Contro il Sessantotto, Villaggio Maori 2012, p.119)

«Esempio paradigmatico di eterogenesi dei fini, il ceto intellettuale del Sessantotto credeva di operare contro il capitalismo, quando invece ne stava inconsapevolmente promuovendo l’affermazione nella forma assoluto-totalitaria: liquidata ogni autorità borghese e conservatrice, rimaneva unicamente, incontrastata, l’auctoritas monoteistica della forma merce e dell’economia di mercato, essa stessa vocazionalmente nemica di ogni autorità in grado di contrastare o anche solo di contraddire il suo “credo” dell’illimitata valorizzazione del capitale.» (Diego Fusaro, Minima Mercatalia, Bompiani 2013, p. 390)

Due buoni libri secondo me, magari un minimo a questo mercato è giusto concedere, se proprio si vuol comprare qualcosa.

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meno scrivo, meglio è
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13 risposte a un quasi reazionario

  1. redpoz ha detto:

    torna molto anche nel “discorso dei capelli” di Pasolini.
    non a caso, molti ex sessantottini francesi dicono che in fondo erano “libéros-libertaires”

  2. lector ha detto:

    Purtroppo, è probabile che senza mercato non avremmo neppure avuto la penicillina. Sono molto in conflitto sulla riflessione suggerita dal post: vorrei il prosciutto senza prendermi l’osso, ma non so proprio come riuscirci.

    • diegod56 ha detto:

      il mercato è un motore, non va spento ma ben utilizzato, questo è il mio concetto, buon lector

    • diegod56 ha detto:

      la penicillina soddisfa un bisogno di salute, un conto è soddisfare bisogni, un altro desideri indotti

      • lector ha detto:

        Non mi sono spiegato. La penicillina è essenziale, ma è il superfluo che finanzia gran parte delle spese. Senza il superfluo non riusciresti a sostenere l’essenziale. Si tratta di economia, Diego. Economia di mercato. Ci avevano provato i russi, coi loro piani quinquennali, a fare senza mercato, ma non ha funzionato.

        • diego ha detto:

          però molte invenzioni, buon lector, non derivano dal mercato, ma dalla ricerca in campo bellico, e lo stesso protocollo che ci permette qui di comunicare, quello dell’internet, nasce in origine da una produzione militare ceduta a titolo gratuito alle università; gran parte di ciò che c’è di valido nella produzione umana non deriva dal mercato; certo son questioni complesse, ed io ragiono secondo la mia sensibilità politica, tendenzialmente statalista, pur essendo io un piccolo imprenditore, e tutte le visioni hanno i loro limiti se sono troppo «religiose»

          • lector ha detto:

            Beh, mi pare abbastanza assodato dalla storiografia contemporanea che le reali cause di quasi tutti i principali conflitti presenti e passati debbano ritrovarsi negli interessi economici delle nazioni o delle fazioni belligeranti. Purtroppo, la stupenda Elena era solo una metafora, anche se ci piace pensare che non sia così.

  3. Sara ha detto:

    Con “il troppo” perdiamo anche un po’il gusto delle cose, anche questa è una fregatura.

  4. Il libro di Biuso è nella mia lista da tempo… Forse mi hai convinto definitivamente…

    • diegod56 ha detto:

      Su Biuso, caro Allegria, puoi dare intanto uno sguardo al suo sito. Sul piano filosofico è davvero un bel testo «Temporalità e Differenza», libro anche ben fatto in termini tipografici, che non guasta. Per il resto lo sai che questo sito è ricco delle mie artigianali recensioni. Biuso è un filosofo «vero», non è solo un bravo professore di filosofia.

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