la perniciosa sottovalutazione

Già dal tempo dell’asilo ero affetto dalla sopravvalutazione degli altri. Quei bimbi della scuola, dal grembiule nero, ben più autorevole del grembiulino a quadretti di noi piccoli, sembravano intelligenti, saggi, sicuri nell’agire. E così al ginnasio, quelli della maturità, con le loro barbe vere e i vocioni da tribuno, a noi, ragazzini coi primi pelacci ridicoli sulla faccia, sembravano l’autorevolezza incarnata. Per non parlare dei cosiddetti nonni quando, nella grande caserma, ero una spaurita recluta. Errore imperdonabile di prospettiva, perchè col passar degli anni comprendi bene quanto si tenda a sopravvalutare il prossimo.


Credo che riflessioni non dissimili abbiano indotto lo storico Carlo Cipolla, ad un certo punto della sua vita, alla stesura di un breve e brillantissimo saggio, dal titolo eloquente e spietato: «Le leggi fondamentali della stupidità umana». L’autore era uno storico di professione, uno pagato proprio per indagare sulle umane vicende e non è causale che, ad un certo punto, abbia deciso di soffermarsi sulla stupidità.
Nell’agile testo vi sono alcuni schemi basati su assi cartesiani, molto chiari ed esplicativi, e l’enunciazione commentata di queste ironiche leggi fondamentali.
La prima recita:

«Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.» (p. 45)

Ovviamente col termine «noi», seppur involontariamente, il Cipolla sottende che vi sia un certo numero di «non stupidi» in grado di capire quel che scrive. È vero comunque che questa perniciosa sottovalutazione ha conseguenze non irrilevanti, prima fra tutte la scarsa o nulla predisposizione di difese agli attacchi che la stupidità umana arreca ad ogni tentativo di produrre qualcosa di utile, buono, razionale, efficace.
Il brillante schema proposto suddivide gli uomini in quattro fondamentali tipologie: sprovveduti, intelligenti, banditi, stupidi. Gli sprovveduti arrecano beneficio agli altri ma danno a se stessi, gli intelligenti vantaggio a se stessi e nel contempo agli altri, i banditi beneficio a se stessi e danno al prossimo, gli stupidi invece riescono a recar danno al prossimo ed anche a se stessi.
In qualche modo i banditi agiscono secondo una logica, secondo un disegno disprezzabile ma che possiamo comprendere e quindi prevenire. Gli stupidi invece colpiscono in modo imprevedibile, senza un disegno razionale che ci permetta di predisporre una contromisura.

«La nostra vita è anche punteggiata da vicende in cui noi si incorre in perdite di denaro, tempo, energia, appetito, tranquillità e buonumore a causa delle improbabili azioni di qualche assurda creatura che capita nei momenti più impensabili e sconvenienti a provocarci danni, frustrazioni e difficoltà, senza aver assolutamente nulla da guadagnare da quello che compie. Nessuno sa, capisce o puo’ spiegare perché quella assurda creatura fa quello che fa. Infatti non c’è spiegazione – o meglio – c’è una spiegazione: la persona in questione è stupida.» (p. 59)

Saggiamente il Cipolla non circoscrive la questione della stupidità alle semplici relazioni fra i singoli, ma cerca di incardinare il problema alla comunità umana nel suo complesso. Analizza il problema della stupidità in relazione alla sua diffusione non solo orizzontale ma anche, per così dire, verticale, insomma rispetto alle gerarchie, rispetto al potere.
Data la casuale (e copiosa) distribuzione della stupidità in tutte le categorie sociali, essa è ben rappresentata anche fra chi occupa posizioni di potere. Inutile sottolineare, in quanto ovvio, che la stupidità di un potente è più dannosa di quella di una persona comune.

La quota di stupidi puo’ senza problemi perpetuarsi anche laddove c’è il potere grazie a vari sistemi. Nel corso dei secoli passati è stato efficace il sistema delle caste, siano esse civili, ecclesiastiche, militari, mentre i tempi moderni hanno inventato un sistema anch’esso perfetto: la democrazia.

La democrazia, e con essa il suffragio universale, potrebbero apparire decisamente migliori allo scopo di evitare che la stupidità acceda al potere. Dovrebbe esser così, ma c’è un problema: il numero sempre elevato, e sempre sottovalutato, di persone stupide che votano, sicchè alla stupidità non è dato porre un rimedio definitivo.
L’ironia dell’autore è amara e sferzante, ma non chiude del tutto alla speranza: quando in una società il numero degli intelligenti è abbastanza elevato, puo’ accadere che, nel complesso, le cose vadano per il verso giusto, seppure con molta, molta fatica.
Certo, cosa si intenda per stupidità o per intelligenza, in un libro serio e ponderoso, potrebbe essere oggetto di ragionamenti più complessi, ma questo brioso e divertente saggio va letto per quello che è: un testo scherzoso (ma per nulla stupido, ovviamente).

Ringrazio il prof. w., che mi ha suggerito questa lettura.

carlo m. cipolla
allegro ma non troppo
il mulino, 1988

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meno scrivo, meglio è
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6 risposte a la perniciosa sottovalutazione

  1. Prof. Woland ha detto:

    Caro Diego,
    complimenti per l’ottima presentazione del saggio (da me molto amato) di Cipolla.
    Già che siamo in tema desidero porre l’enfasi sulla “seconda legge fondamentale della stupidità” che, a mio parere, è la più sorprendente. Dice che:
    “La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona”.
    Implicazione importante: il numero degli stupidi di un insieme tende ad essere invariante rispetto all’insieme considerato. Dunque la percentuale di stupidi nell’insieme dei bidelli sarà uguale a quella dell’insieme dei premi nobel. Da rammentare sempre.

    • diegob ha detto:

      grazie dell’apprezzamento, ottimo prof. w.,

      in effetti il libro contiene molto di più, seppure nella sua agile consistenza, rispetto ai miei rapidi accenni

      difatti consiglio di leggerlo

      purtroppo non tutti gli accademici hanno ben presente la seconda legge, in effetti

  2. papibulldozer ha detto:

    dev’ essere una lettura intrigante, anche se devo ammettere che certi concetti messi nero su bianco, analizzati come formule matematiche, possano creare una certa sviducia nel genere umano.
    è anche vero che intuitivamente si percepisce intorno a noi l’ aura negativa di una certa “stupidità cronica sociale” con la quale si deve fare i conti ogni giorno. il saggio è solo l’ ironica conferma.

    • diegod56 ha detto:

      è un testo assai breve, vecchio papibull, e ad uno spirito caustico come il tuo dovrebbe piacere

      i diagrammi sono molto semplici ed intrisi d’ironia

  3. Biuso ha detto:

    Libro davvero delizioso e intelligente (appunto).
    A me hanno fatto riflettere altri due elementi, oltre quelli evidenziati da Diego e dal Prof. Woland.

    Il primo è che un Paese, una società, una comunità vanno in rovina non per il numero degli stupidi o per il loro accesso al potere, elementi costanti e diffusi, ma quando «nella restante popolazione si nota, specialmente tra gli individui al potere, un’allarmante proliferazione di banditi con un’alta percentuale di stupidità (sub-area Bs del quadrante B nella fig. 3) e, fra quelli non al potere, una ugualmente allarmante crescita del numero degli sprovveduti (area H nel grafico base, fig. 1)» (p. 77). Applichiamo tale schema all’Italia contemporanea e ne otterremo una rigorosa descrizione.

    Il secondo è che si riconosce il fondamento biologico della società: «gli uomini non sono uguali, alcuni sono stupidi ed altri non lo sono» e la differenza non è data soltanto da elementi culturali, sociali, ambientali, educativi «ma dalle mene biogenetiche di una imperscrutabile Madre Natura» (p. 47). Un’idea, questa, ampiamente argomentata anche da Schopenhauer.

  4. diegod56 ha detto:

    in effetti, caro alberto, mentre leggevo quel paragrafo su madre natura, ho pensato al tuo «antropologia e filosofia»

    c’è da dire che il cipolla, attraversa tematiche importantissime, nonostante il tono ironico e scherzoso del suo breve scritto

    suppongo che quando scrisse la prima edizione «privata» fossero all’epoca idee molto «fuori del coro»

    è un testo conosciutissimo alle persone colte, in effetti, e non dubitavo che tu, oltre al prof. w., non l’avessi letto

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