musica utopia nostalgia (con esempio artigianale)

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free jazz da un grande amico…

free jazz di classe, rinasce un artista, un sorgivo grande Maria José

musica di grande fascino, da grezzo bluesman da bar apprezzo e avverto il flusso d’emozione che da dentro, passa per le mani, sgorga in musica sulla tastiera

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meno sbilenco, per lei

sì, deve pensare di avere un padre, è troppo importante per lei; non conoscerà mai fino in fondo la mia angoscia, le mie debolezze, le mie perfino ridicole paure; non credo sia opportuna una sincerità spietata, ha diritto a pensare di avere un padre;

e poi lo sforzo di essere quel padre che lei vorrebbe avere, alla fine mi rende davvero diverso, migliore, meno sbilenco rispetto alla vita, e anche dopo, la foto sul marmo sarà quieta, rassicurante;

i figli a volte ti educano, anche se non lo sapranno mai

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altro da chi

da giovane non avverti di possedere un corpo, salvo i momenti di vivido piacere; da vecchio avverti anche troppo spesso di avere un corpo; questo non è che lo possiedi, è lui che ti possiede e, implacabile, ti imprigiona nelle sue limitazioni; ma io chi sono, davvero sono altro rispetto al corpo? Da lì tutto il casino del vivere

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diegobar

Nonostante i tentativi del mercato di farci comprare abbonamenti per vedere tutto, di farci comprare televisori e marchingegni enormi, orridi monumenti alla dismisura domestica, molti di noi umani non amiamo la logica del bunker audiovisivo e andiamo al bar. Al comodissimo divano del salotto preferiamo la talvolta scomoda sedia del bar. Siamo bipedi sociali, il bar fonda al sua ragione d’esserci su questa inesorabile voglia di stare in gruppo. Del resto è noto come molti intellettuali di pregio (per esempio Claudio Magris) trascorrono ore di studio e di approfondimento proprio nel bar. Certo siamo bipedi sociali che apprezzano la socialità a piccoli gruppi, come dimostra il fatto che in otto in pizzeria ci si diverte, mentre il centottanta a un matrimonio ci sentiamo facilmente soli, o per dirlo con alata poesia, ci rompiamo i coglioni. Dunque il bar è libertà, ribellione al tentativo di bidonarci tanta inutile elettronica domestica.

Ma a questo punto chi mi legge penserà: e allora che ci fai qui su internet? Perché scrivi e non ti limiti al porno come fanno gran parte dei maschi adulti? Qui io ci sto perché, con tutti i limiti del caso, questo è il mio bar, quello dove incontro alcuni amici, e lo spirito è quello. Bar Diego, si entra anche senza green pass.

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nessun istante

ieri sera a Sarzana, sul sagrato della antica chiesa di S.Andrea, un buon musicista di strada intratteneva i passanti; non male l’armonica, la chitarra acustica, il tamburello al piede;

per quanto, come spesso accade, la musica fosse un po’ troppo orientata al repertorio nordamericano, il suono era gradevole, e la moneta lasciata nella borsa aperta era ben meritata;

da tempo la musica la amo solo così: piccoli gruppi, piccoli spazi, attrezzatura al minimo; la musica più è colossale, monumentale, meno mi interessa, e non solo per la frequente pessima acustica, ma anche perché la musica vera è sempre fatta da pochi, per pochi, in spazi a misura d’uomo (espressione retorica che non amo, ma qui ci calza);

io stesso, se faccio musica (o almeno ci provo), amo l’angolo del bar, il muretto occasionale, e provo piacere al battito del piede dei pochi amici, o alla danza improvvisata d’una ragazza (anche a 70 anni una donna che danza è una ragazza, ai miei occhi);

nessun istante d’una vita è sprecato, se lasci danzare in te la musica

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piano inclinato

gli USA stanno lasciando la plancia del mondo, tutti sappiamo che è il turno della Cina; ognuno qui è tranquillo, pensa che la sua comoda vita non cambierà, e invece cambierà, oltre ogni immaginazione; la ruota del tempo cigola sinistra, e quando stritola popoli lontani non ci importa, ma attenzione: siamo sul piano inclinato, si finirà all’inferno, forse anche prima del previsto

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