il tempo dei lupi

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involuzione storico filosofica

Nel 1755 Rousseau scrisse il «Discours sur l’origine et les fondements de l’inégalité parmi les hommes(*)»

Nel 2019 invece salva S.

(*) Discorso sull’origine e i fondamenti dell’ineguaglianza tra gli uomini

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le belle forme

Osservare un bel corpo femminile è sempre esperienza appagante. Con questo non intendo ridurre la persona al solo corpo, ben conta nell’esperienza di conoscersi la personalità, il parlare, lo scrivere, il pensare della donna. Ma è pur giusto non sottovalutare il piacere dell’osservare le belle forme, apprezzare l’impulso sanamente erotico che promanano. Forse in giovinezza la potenza e l’urgenza del desiderio d’appagamento rende noi maschi quasi accecati. Forse con l’età matura, possiamo osservare con più soddisfazione. L’erotismo c’è, ma è più allegro, più sorpreso e felice di esserci. Doverosa chiosa: il bel corpo femminile puo’ anche appartenere a una donna non giovane, capace di valorizzari ed amarsi, se c’è erotismo la gioventù non finisce mai.

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aspetto che torni [alla buona]

strimpellata un po’ rudimentale di un brano di Sanremo; di solito non seguo il festival ma questo pezzo mi è piaciuto

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la falce

I vecchi sono fragili. Ogni piccolo contrattempo è percepito come lo scricchiolìo sinistro della casa che sta per crollare. La famosa saggezza degli anziani son panzane. È un artificio retorico per quando, nell’intento di rafforzare un’opinione, diciamo «come diceva sempre mio padre…» e giù, retorica a mani basse. La fragilità, l’insicurezza, la paura dei vecchi è un problema tutto corporeo. Quando ci sentiamo forti i nostri pensieri sono sobri, asciutti, ben scolpiti nel facile buon senso. Ma se percepiamo la nostra debolezza, se il nostro corpomente avverte il suo declino, la sua debole possibilità di reazione alle scudisciate del destino, ecco la paura. La paura innerva le radici nella biologia, nella biochimica del declino. Il rimedio passeggero è il bicchiere di vino, la sigaretta, quel fumo aspirato come vago ricordo del seno di molti, molti, molti anni fa. Fa male? Sì. Ma anche la vecchiaia fa male.
Ci vuole più bambini, più giovinezza, più vita fresca attorno. Per i bambini ci vuole l’amore fra corpi giovani. Per la vecchiezza ci vuole la falce, pietosa, che spesso arriva dopo troppo tempo.

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sbornie sacre e profane

Che l’alcol sia sempre in bilico fra il sacro e il profano è quasi banale scriverlo. La cattolica Santa Messa ha il suo rito più importante nella consacrazione del pane e del vino. Anche in altre culture, lontane nel tempo e nel planisfero, l’uso rituale di sostanze fermentate è ricorrente. E ognuno di noi ha qualche volta intinto nel vino, nel brindisi, un evento importante (ricordo con piacere la laurea della figliola, anni fa, ma molte sono le occasioni, così tante da apparire a volte delle scuse…).
Il potere (religioso o politico che sia) ha sempre avuto un rapporto ambiguo con le inebrianti bevande. Da un lato tentativi (quasi sempre inefficaci) di controllare, moderare, sia per il nobile scopo della salute delle plebi, sia per il timore che l’ebbrezza liberi gli istinti di rivolta. Da un altro lato l’utilizzo spregiudicato delle bevande alcoliche come arma di conquista, capace di fiaccare ben più della canna del fucile i nobili spiriti guerrieri. I nativi del Nord America sono stati sconfitti, umiliati, emarginati, con il lucroso commercio di rhum, whisky e quant’altro.
L’agile ma documentato saggio del Ferlan (il cognome indica la provenienza dell’autore da zone sicuramente non astemie) si sofferma sulla conquista delle americhe, utilizzando (con buona penna intinta anche d’ironia) i documenti degli stessi missionari, certamente intrisi di visione eurocentrica nei giudizi, ma ricchi di informazioni preziose sul tema. E gli europei non ne escono certo bene. Oltre al potere religioso e politico, dal vecchio continente arriva un altro e fondamentale ingrediente: la voglia di far soldi. Vediamo uno dei tanti esempi.

«Bernardino de Cárdenas (1579 – 1668), frate francescano, […] fu missionario in varie zone del Perù e attento osservatore della vita nei villaggi. Lo dimostra la sua cronaca Memorial, i Relacion de las Cosas del Peru (1634). Nello scritto trova posto la denuncia dei luoghi dell’alcol. Secondo il francescano il problema era costituito dal monopolio dei magistrati spagnoli e dei loro scagnozzi, liberi di vendere vino e chica a prezzi esorbitanti, spingendo gli indigeni a spendere buona parte di propri guadagni per garantirsi un’ebbrezza a cattivo mercato. Cosa ancor più pericolosa per la moralità pubblica, nelle taverne dei villaggi i proprietari (spagnoli) avevano ben presto preso l’abitudine di impiegare giovani donne particolarmente avvenenti, così da attirare i contadini nei giorni di festa. Affascinati dalla bellezza delle cameriere, i poveri villici perdevano le loro giornate a bere e ad ammirare. Cárdenas scriveva cose reali. Le culture indigene, quella del nord come quella del su della Americhe non conoscevano le taverne» (pag. 119)

Mio nonno fu per tutta la vita un bravissimo operaio meccanico, ma anche un grande amante della bevuta all’osteria. Il vino e il conseguente abbandono al canto di anarchiche canzoni, gli costò anche qualche permanenza (breve) nelle patrie galere. Il vino ci rende genuini? Sì, ma facciamo attenzione.

Claudio Ferlan
Sbornie sacre, sbornie profane
L’ubriachezza dal Vecchio al Nuovo Mondo
Il Mulino, 2018
pp 165

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la risposta è nel vento?

Si sa che io non amo troppo la mia generazione, chiedo perdono agli amici, quelli a cui voglio bene

Al mercatino delle robe usate cresce il buon vecchio LP, il vinile. Evidentemente la domanda tira e chi rovista in cantine e anfratti polverosi ha trovato un bell’aureo novello filone. Attempati ex giovani, barbette bianche d’antichi cultori della musica cosiddetta progressiva s’aggirano come api inebriate nelle siepi di primavera. Profumo di giovinezza. Non so, a me non mi cattura. Amo la buona musica, ho anche dei bei ricordi, ma io vivo, non amo rivivere. Una generazione che doveva cambiare il mondo? si ma a parole, molte parole al vento. La risposta è nel vento? Se ascolti bene (regolando l’apparecchio acustico) vedrai che ci sussurra di andarcene a fan…

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