“gli indifferenti„ un classico italiano

Ecco la recensione dell’amico Graziano, in versione testuale

Un libro che consiglierei di leggere questo mese è “Gli indifferenti” di Alberto Moravia, un classico del novecento italiano edito da Bompiani.
L’ autore romano scrisse il suo primo romanzo nel 1929, poco più che ventenne, durante una lunga malattia che lo costrinse a letto e gli offrì la possibilità di leggere molto e di maturare la sua vocazione di scrittore.
“Gli indifferenti” rappresentarono per l’ epoca – siamo in piena ascesa del regime fascista – un romanzo di rottura, un affresco impietoso di quella crisi dell’ uomo novecentesco che aveva già preso le mosse con Svevo e Pirandello. La vicenda narrata come una vera e propria piéce teatrale analizza nell’ arco di quarant’ otto ore le dinamiche psicologiche dei personaggi di questo interno borghese, in una capitale che vive con estremo malessere il trapasso epocale di fine secolo, dove la decadenza e la dissoluzione del ceto medio ne segnalano la punta più affilata.
La trama del romanzo è esile, lo stile scarno e scandito da ripetuti segni di interpunzione – il punto e virgola, i punti di sospensione che scandiscono i dialoghi – che mettono in luce la monotonia delle scene di vita dei personaggi, ritagliati nei loro ruoli teatrali a tratti quasi come fantocci inanimati, consumati come sono nella loro quotidiana apatia.
La famiglia Ardegno, composta dalla madre Mariagrazia e dai figli Carla e Michele, ospita l’ amico Leo merumeci, il personaggio a cui ruota intorno tutta la trama; questi, amante di Mariagrazia, la quale attraverso il giovane intravede una possibile scalata sociale, cerca di sedurre la fragile Carla, insofferente dell’ ambiente familiare, falso, claustrofobico.
Michele è impotente di fronte alla vita, fantastica moti di ribellione che poi non mette in atto; odia Leo ed è corteggiato da Lisa, amica di famiglia ed ex amante di Leo; Michele non la ricambia, divorato da un’ inettitudine che lo vedrà fallire persino nel suo estremo gesto di rottura, meditato attraverso l’ uccisione del rampante e invidiato Leo.
L’ indifferenza enunciata nel titolo è il sentimento che pervade il romanzo e che si traduce in inerzia morale, incapacità a vivere la vita adulta, “debolezza della volontà”, germi che infettano le nevrotiche personalità di tutti i personaggi, marionette vuote e beckettianamente immerse in una condizione di disperata attesa di quell’ evento capace di condurli al cambiamento, al riscatto tanto sognato…
“Gli indiffrenti” furono accolti con successo dal pubblico, meno dai critici imbolsiti da pregiudizi di regime, che videro nella solitudine e nel malessere della famiglia Ardegno la violenta denuncia dei valori conformisti e conservatori iniettati alla società italiana di quegli anni dalla retorica mussoliniana. Come ebbe a scrivere un giornalista “nell’ acqua distillata della nostra letteratura, Moravia gettò l’ aspra storia del suo primo libro… il primo romanzo esistenzialista”.
Buona lettura.

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meno scrivo, meglio è
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2 risposte a “gli indifferenti„ un classico italiano

  1. Enrica Garzilli ha detto:

    Volevo solo dire che provai a leggerlo 15 anni fa e mi annoiò, poi qualche anno addietro e pure mi annoiò.
    Se un romanzo mi annoia comunque per me è da evitare.

    Scusa la semplificazione, ma non è scienza, è un romanzo. E come un quadro e una musica, deve piacere, non devi stare a scervellarti sul significato.

  2. diego ha detto:

    in effetti, cara enrica, io non l’ho letto, le recensioni che fa il mio amico graziano sono una scelta sua, che io pubblico qui, e su peve.it, per arricchire i contenuti

    comunque in effetti non sei la prima persona che mi dice che quel romanzo lo ha trovato abbastanza noioso (per esempio tanti anni fa mia madre)

    sono d’accordo sul fatto che un romanzo deve essere piacevole a leggersi o quantomeno non deve annoiare, anche se qui ci si imbatte nei gusti soggettivi

    sono d’accordo anche sul fatto che non bisogna essere intimoriti dal “grande nome”, se non ti piace, non ti piace

    per esempio un libro di calvino (se una notte d’inverno…) io l’ho trovato di un noioso assoluto, anche se calvino è un grande nome

    grazie enrica, sempre preziosi i commenti veri, quelli non solo di cortesia

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