ma alla tredicesima riga

mi perdoneranno gli amici scrittori, alcuni anche bravi, ma sanno come ogni tanto sono nietzschianamente demolitore anche di ciò che amo, una sorta di purga mentale

un po’ preso dall’accudimento al vecchio padre, mi manca lo slancio per scrivere; ma in fondo che significato ha l’atto dello scrivere per l’umana esistenza? anzitutto l’essere umano scrive per un gesto culturale, artificiale, cioè l’insegnare ai bambini a leggere e scrivere (non si nasce lettori e scrittori); tutto questo così da formare cittadini da un lato capaci di comprendere meglio la società, le informazioni, insomma tutto il beneficio del non essere analfabeti, dall’altro lato dei cittadini che non possono rifiutarsi di leggere regolamenti, disposizioni, divieti, libretti delle istruzioni del vivere decisi da altri; si usa dire che “la legge non ammette l’ignoranza”, ma se uno invece volesse essere ignorante, primordiale, un animale libero di non pensare? la scrittura fu inventata, ai tempi dei Sumeri, soprattutto per catalogare riserve di cibo, suddivisioni dei campi coltivati, insomma tutta la burocrazia che necessita agli umani dall’invenzione dell’agricoltura in poi; di lì la nascita di caste di scribi, detentori di un sapere che è potere; molte società umane non avevano scrittura, ma probabilmente avevano una visione comunitaria del rapporto con la terra, con gli animali, con la sacralità del creato (penso ai nativi americani per esempio); poi nei secoli persone che ne avevano la possibilità, tempo sottratto al duro lavoro, si sono messi a scrivere, poesie, racconti, filosofie, fanfaluche autoreferenziali a tutto spiano; comunque anch’io amo scrivere, ma alla tredicesima riga provo un sottile senso di colpa; quindi chiudo qui; buon primo maggio, ma evitiamo nei limiti del possibile la retorica

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meno scrivo, meglio è
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3 risposte a ma alla tredicesima riga

  1. poetella ha detto:

    ma… buon primo maggio si dice pure a chi sta in pensione? (condizione ormai davvero privilegiata!)
    Ciao Diego!

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