non ha motivo, riflessione irriverente

stamane sul filobus, breve discussione col caro amico Franco; a me in definitiva il suicidio di Pavese non è mai andato giù, certo un grande scrittore, ha lasciato pagine e pagine di valore eccelso, ma oso pensare con la mia testa: una stupidaggine uccidersi; se puoi camminare con le tue gambe, se puoi toccare, scrivere, lavorare con le tue mani, se puoi respirare con i tuoi polmoni senza una macchina e un tubo in gola, sei uno che non ha motivo di volersi uccidere; poi certo, un poeta spesso trae dal suo travaglio interiore grandi pagine; ma il mio giudizio non muta, si vede che non sono un intellettuale

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12 risposte a non ha motivo, riflessione irriverente

  1. marcello comitini ha detto:

    Caro D. il suicidio di Pavese è stato sempre frainteso. Aveva capito che alla morte non si sfugge, e quindi anziché attenderla, ha deciso che sarebbe stato lui a costringerla a venirgli incontro. E così è stato. Che piaccia o meno, non si è ucciso per disperazione (almeno così credeva lui) ma per non abbandonarsi ai capricci del destino. Certo il futuro non gli appariva roseo e gli uomini gli avevano dimostrato di valere pochissimo (anche quando, e soprattutto quando, gli avevano assegnato il premio Strega – frutto di intrighi e compromessi). Dunque, perché continuare una vita che non gli avrebbe dato nulla?

  2. poetella ha detto:

    … la libera morte.

  3. Celia ha detto:

    In effetti, carissimo, io credo che non basti (ed anzi ci sian cose ben più importanti nella vita, per non scegliere la morte) che respirare, camminare, fare da sé.
    Sia chiaro che non minimizzo il valore di queste cose, anzi; né il fatto che considero il suicidio un peccato e l’eutanasia (specie se datasi a freddo e non per disperazione) un’eventualità che dovrebbe essere illegale ovunque e sempre, mi condizionano: etica a parte, Pavese, non meno di chi a maggior ragione si autoelimina per incapacità di tollerare il proprio dolore o vuoto, lo capisco perfettamente.
    Non credo del resto sia questione d’essere intellettuali o no, ma piuttosto d’essere specificatamente empatici rispetto ad una certa forma di pesante assenza che può cancellare la cognizione di ogni possibile senso del vivere.
    Non credo sia il tuo caso, ti considero ben capace di calarti nei panni altrui, chi però mancasse di tale comprensione ha, se non il mio apprezzamento, la mia fugace invidia.
    Abbondanza d’amore, senso del valore dell’esistenza, capacità di accettazione e gratitudine contano su questa bilancia ben più del non essere allettati e dipendenti dal mondo esterno, da altre persone; senza le prime la vita non è felice o riuscita, soltanto comoda.

  4. diegod56 ha detto:

    Bella e densa riflessione cara CD, grazie

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