capire la storia, pensando alle mutande…

Mi è capitato fra le mani, dalla mia disorganizzata biblioteca personale, un libro del 1980, dal contenuto direi agghiacciante ma istruttivo:

Piero Camporesi, Il pane selvaggio, il Mulino 1980, pp 200

«Ma chi poi abbastanza potrà esagerare gl’incomodi dell’immondezza, del puzzo, della sparutezza e squallore allorchè siano costretti i poverelli a portarsi i mesi e mesi le stesse mutande? Qual sacco più irsuto di cappuccino, qual più aspro cilicio di penitente al confronto di queste non si dovrà riputare piuttosto lino finissimo e delicato bisso, attese singolarmente le molestie insoffribili che da ciò, che nelle carni putrefatte, per così dire, e dalle sordidezze vien generato, cagionandosi?»

Questo è un brano (riportato da P. Camporesi) scritto da un uomo di chiesa, di animo caritatevole, nella Bologna del ‘700.

A scuola ci hanno raccontato del ‘700 degli illuministi, di una Bologna dotta e culturale. Ma la realtà delle vite dei poveri poco si studia a scuola. Poveri che non erano poveri per inclinazione, i ricchi hanno sempre amato pensare che i poveri lo erano per colpa loro, ma erano invece lavoranti e contadini, sfruttati sempre e comunque anche nei periodi meno peggio, costretti all’orrore dalla penuria, e dall’ingiusta distribuzione delle risorse.

Camporesi spiega che «Quelle che l’agghiacciante e implacabile lente del curato bolognese ci costringe ad annusare più che ad osservare, sono le immagini dell’inferno dei poveri, d’un inferno putrefatto, laido di fetore corporale, di feci stagnanti e d’urina in decomposizione, siano esse i cupi interni delle loro catapecchie, siano gli inferni delle carceri…» (pag. 63)

La storia, la grande storia, è fatta di re, principi, generali, ma l’insopportabile ingiustizia è stata in realtà il principale accedimento, secoli e secoli di vite inumane.

E anche oggi, fuori dalla nostra Europa, appena oltre un braccio di mare, non osiamo guardare.

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meno scrivo, meglio è
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7 risposte a capire la storia, pensando alle mutande…

  1. poetella ha detto:

    mamma mia…
    povero mondo!

  2. marcello comitini ha detto:

    In realtà il libro che hai citato caro D., narra la storia di ieri ma anche quella di oggi e, temo, anche quella del domani. Le mutande del povero di oggi – ammesso che le abbia e che non gliele abbiano tolte, recano sempre le medesime tracce.

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