l’ultima carbonara

Ai tavoli vuoti del bar trattoria, col vecchio amico, per il rito della carbonara. Vecchio per modo di dire, ha solo 42 anni, ma ci conosciamo da sempre, la prima volta che ci siamo visti l’ho preso in braccio, 100 chili fa. Diciamolo chiaro: la carbonara ci fa male, potrebbe comportare un qualche malanno di quelli tipici, uno schiattare colpevole, di quelli che al funerale fanno sussurrare agli astanti: “era a rischio, doveva star più attento”. Il bar è quasi vuoto, dall’impietoso scorrere delle agenzie nello smart dell’oste depresso, arriva la zona arancio duro. A 43 anni non sei abbastanza vecchio per crepare, ma devi stare attento, a 65 sei più vicino all’uscita di questo dannato labirinto che è la vita, ma è presto lo stesso. Ma la carbonara del venerdì è un gesto di insubordinazione. Carbonari del vaffanculo le diete, vecchio giovane amico. Due passi nel ventre di questa città che ci ha partoriti forse per dispetto, un saluto ridendo, venerdì prossimo è in arancione. Forse era l’ultima, clandestina, carbonara.

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meno scrivo, meglio è
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