non si afferra nemmeno

«Girando nel bosco buio, i fari della macchina illuminano d’improvviso una freccia che indica, a due chilometri, Matliary. Nel sanatorio di Matlialy, Kafka aveva passato alcuni mesi fra il dicembre 1920 e l’agosto 1921; nell’istante in cui gli abbaglianti fanno emergere di colpo il cartello dall’oscurità, mi ricordo di una fotografia che ritrae Kafka in un gruppo di persone, sullo sfondo di questi alberi di Matliary, con un sorriso timido e quasi felice. Quella fotografia, con quel cupo fogliame pieno di mistero, e questo stesso bosco che stiamo ora attraversando, sono esilissime pareti soffiate via; quella vita, che la foto ha fermato nell’immagine di un suo attimo, è sparita per sempre. Neanche l’opera di Kafka ce ne dà interamente il segreto, perché anch’essa è carta, sebbene tanto più solida e vera, ma pur sempre impari all’esistenza che svanisce, ed anche all’ombra di quel bosco in cui ora ci troviamo.» (Danubio, Claudio Magris, Ed. Garzanti, Milano 1986, pag. 275)

Neanche la letteratura afferra davvero l’essenza d’una vita. Non è lo scopo della letteratura, lo ribadisce anche l’amico scrittore P. D’Ascola, anche se, fra le umane forme d’arte, a tratti pare avvicinarsi, pare afferrare il mistero.

Domenica mattina, una passeggiata al cimitero, alla tomba di mia madre. La foto ormai consumata, nel silenzio, che rimane d’una vita conclusa quarant’anni or sono? Eppure la nube dei ricordi persiste, imprecisa, a tratti sfilacciata, ma in quei ricordi ci sono io. Io? Che significa «io»? Siamo un’illusione, ancorata ad un corpo che, impietoso, pulserebbe anche senza di noi.

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meno scrivo, meglio è
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2 risposte a non si afferra nemmeno

  1. poetella ha detto:

    … non vedo come, caro Diego. Il nostro corpo siamo noi. Dunque, senza di noi, non sarebbe niente! No?
    (Niente memoria, niente ricordi, niente speranze, niente progetti, niente sentimenti, niente di niente di niente. No?)

    poi, io non lo so. Non so niente o quasi…

    • diego ha detto:

      «Il nostro corpo siamo noi. Dunque, senza di noi, non sarebbe niente! No?»

      bella riflessione, cara L., però io credo che «il nostro corpo siamo noi» proprio perché, fra le varie e numerosissime sue attività c’è anche, quel qualcosa che definiamo la nostra sensazione di esistere, ma è una sofisticata sensazione, quasi un inganno; pensa a quante persone, per tragici incidenti o malattie, perdono la coscienza del sè, eppure il corpo continua a vivere

      certo, il corpo è quello che ci innesca desideri, sensazioni (ad esempio l’erotismo così intensamente e poeticamente evocato in alcune delle tue poesie); il corpo c’è, eccome, ma forse è il «noi» nel suo profondo ad essere evanescente

      grazie cara L. del tuo sempre gradito commento

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