erocibofilia

In effetti con gli anni si apprezza sempre di più la buona cucina. Ricordo con chiarezza come da bambino, contrariamente all’oggi, non avessi grande passione per il cibo. La mia mamma era ossessionata dal mio scarso appetito, tutta sofferenza psicologica(1) la sua, in quanto ero un bimbo sanissimo e, quando avevo fame, mangiavo. Ricordo con chiarezza che amavo giocare, amavo i giochi con cui trascorrevo lunghi pomeriggi. Nelle costruzioni, con i mattoncini «lego», mettevo tutto me stesso per poi, alla fine smontare ogni invenzione e ricacciare i mattoncini dentro un fustino vuoto del dixan. Mangiare mi pareva inutile perdita di tempo, incombenza inevitabile ma non così interessante come pareva ai grandi. I grandi parlavano sempre di mangiare tra loro. Quando la conversazione era un po’ più lunga accennavano sempre alla guerra, quando il mangiare mancava e costava moltissimo alla borsa nera. Forse per quello amavano tanto il mangiare. A volte i grandi parlavano di malattie, ma siccome erano giovani ne accennavano poco, roba da vecchi, sì che vecchiaia e malattia erano argomento unico, intriso del facile fatalismo di chi è lontano. Di sesso in mia presenza non parlavano mai, se ne parlava poco, magari si faceva (del resto pochi anni prima anch’io ero frutto di quella pratica, ma non lo immaginavo per nulla). Ora che sto arrivando alle 64 primavere il cibo m’attrae, anche troppo. In fondo da una certa età in poi ogni pasto somiglia, nello stato d’animo, a quello del condannato cui, bontà del boia, viene accordato l’ultimo gastronomico piacere. Mi garba riascoltare il racconto della mia signora che, biasimandolo un po’, descrive uno zio che decide, sentendo la morte vicina, di morire d’indigestione gustando una porzione spropositata di muscoli (o cozze, per chi legge dal centrosud). Io parteggio decisamente per questo zio, per il suo ultimo nobile gesto, ma taccio, inutile insistere con gli spietati guardiani della buona salute.
Amo molto anche la musica, meno male, altrimenti peserei almeno 160 chili.

(1) termine odierno, all’epoca la sofferenza psicologica non la conoscevamo, come parola, era roba moderna da americani

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meno scrivo, meglio è
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5 risposte a erocibofilia

  1. poetella ha detto:

    a me piace moltissimo mangiare… e mi piaceva anche da piccola…
    per fortuna sono parecchio dinamica… e consumo!
    Che poi, d’altronde, mi piace mangiare ma non mangio mai molto… tantomeno troppo.
    E’ la qualità che conta. In tutte le cose. Quasi mai la quantità!
    No?

  2. Novella Semplici ha detto:

    Ahimé, io ultimamente per problemi di salute ho fo dovuto rinunciare a tanti cibi e questo mi ha portato qualche scompenso. Ma continuo ad assaporare i momenti conviviali anche se devo ordinare sempre cibi speciali e poco saporiti. Ho fatto il percorso inverso, ho dovuto rivedere il rapporto con il cibo in senso proprio di sostentamento piuttosto che di piacere. In parte mi ha fatto bene perché ho sempre mangiato in modo compensatorio e questo è u meccanismo non sano. Ma la mangiata in compagnia senza paranoie alimentari mi manca.

    • diegod56 ha detto:

      comunque concedersi almeno la compagnia è già qualcosa, meglio un cibo casto con amici che una roba succulenta in vergognosa solitudine

      grazie Novella

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