tutti, nessuno escluso

Un regime autoritario è sempre un male, e anche quand’era un regime sedicente comunista. Su questo non ho dubbi. Però i problemi economici ingenerati dalla pandemia impongono una riflessione. Vediamo per esempio quanto è accaduto in Italia. In sostanza la società è divisa in due: quelli che dalla pandemia non hanno problemi economici e quelli a cui invece il blocco delle attività provoca problemi gravissimi. Chiusura di imprese, perdita del lavoro e quindi del reddito, in sostanza la paura del virus ce l’hanno tutti, ma la paura delle conseguenze economiche no.
Allora, domandina ingenua, ma a volte solo il bimbo dice che il re è nudo. Domandina: se avessimo una società comunista, dove tutti, nessuno escluso, hanno uno stipendio dallo stato, non sarebbe una società più giusta? Perché mai le cose devono funzionare solo se c’è la paura di perdere il lavoro? Mio padre era uno statale, ma lavorava con scrupolo e non si dava mai malato. Comunque, è solo una riflessione, la mia. Ma esser comunista non deve esser più considerata una forma di arcaica nostalgia. E se invece tornasse ad essere una giusta e lecita speranza?

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meno scrivo, meglio è
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4 risposte a tutti, nessuno escluso

  1. Celia ha detto:

    Per me “comunista” identifica altro – non parlo di stato totalitario, eh, ma proprio di forma della distribuzione economica. Sono per la proprietà privata, e quindi non mi ci ritrovo, ma per l’appunto è solo una questione di termini: concordo pienamente e, nonostante i 5S abbiano fatto del loro meglio per inquinare il concetto di “reddito di cittadinanza” (per non parlare di quello di “decrescita”), penso che dovrebbe essere non uno strumento di emergenza ma un assunto base della politica economica statale.

  2. diegod56 ha detto:

    cara CD, sono d’accordo sul reddito di cittadinanza, non come evento assistenziale, ma come modalità effettiva di redistribuzione

    sulla questione della proprietà privata, la proprietà delle proprie cose (la mia chitarra, per esempio) non è incompatibile con un sistema comunista, per esempio non è che oggi i dipendenti statali non posseggano cose proprie, comunque la mia era una considerazione sulla necessità di ripensare uno stato più equo e giusto verso i propri cittadini

  3. Pasquale ha detto:

    E bravo Brusco, ho cercato più di una volta di contestarle il suo parlare di tutto, amore, musica, morte, mutande, sistema solare, biologia molecolare ( ammesso che esista qualcosa del genere), biologia stradale ( l’osservazione delle ragazze); non direttamente ma con la logica del lascia fare il filosofo a chi ci riesce ché non è nemmeno detto. Questa volta però una volta tanto te l’appoggio in toto il tuo discorso; sensato e condivisibile. Comunismo sì. Per distinguere il quale dalla propaganda occorrerebbe che qualcuno, fallo tu, dicesse che comunismo non è appunto sinonimo di proprietà comune in toto del toto. Ma appunto redistribuzione dei beni, che si distinguono grosso modo in collettivi e privati. La tua chitarra giusto, le mie scarpe, ma la nostra aria che le industrie ritengono invece proprietà privata. E il vizio del capitalismo, capitalizzare tutto. Poi occorrerebbe un comunismo post industriale atteso che è sotto l’occhi di tutti il guasto della civiltà delle macchine, un tempo mica tanto fa, con forza difesa dai partiti comunisti, altra cosa ancora dal comunismo. Del resto lo vedi, chi sono gli interlocutori di governo, industriali (tignosi e miopi) e metalmeccanici (il posto di lavoro), mica Greta Thurnberg. E qui taccio io per non fare come te. Ah aha.

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