Le stelle di Lampedusa

Ci sono libri che non vorresti leggere, anche se molto belli. L’abisso di dolore e di crudeltà che intride molte vite a noi vicine, eppur assai lontane dai nostri pensieri, è duro da guardare in faccia. A volte ci voltiamo, per non vedere. Certamente non poteva voltarsi Pietro Bartolo, medico a Lampedusa (in giovinezza pescatore, forse da lì la sua antica umanità). Per raccontare, senza alcun intento d’esser scrittore, ha scritto tre libri. L’ultimo è dedicato ad Anila, una bambina giunta da sola dall’Africa alla ricerca della sua mamma. Una mamma in Europa, altra indicazione non aveva. Una mamma finita, dopo le menzognere promesse dei trafficanti d’umani, nell’inferno della prostituzione. Ovviamente per pagare il grosso debito contratto alla partenza.

«La benzina fuoriuscita dai serbatoi si raccoglie sul fondo dell’imbarcazione e lì si mischia con l’acqua salata creando una miscela corrosiva, ustionante. Questa miscela inzuppa tutto, gli abiti delle persone che sono al centro della barca, i loro capelli, gli oggetti che portano con sé. Come tutti i flagelli, anche questo si presenta con l’inganno: la miscela di benzina e acqua salata a contatto con la pelle produce una sensazione piacevole, di calore diffuso, e considerando che la maggior parte di questi viaggi avviene di notte, quando in mezzo al mare fa freddo e c’è molta umidità, è comprensibile come nessuno faccia niente per evitare di stare a mollo lì dentro. Pensano di scaldarsi. In realtà, bruciano. Quel liquido divora la pelle e la carne. Ma quando se ne accorgono è troppo tardi.
Anche quella bambina dolcissima e spaventata aveva la malattia del gommone. Con le mani continuava a indicare le parti intime, le ustioni le aveva proprio lì.» (pag. 31)

Bartolo, sfuggendo anche alle rigidità dei regolamenti, riesce miracolosamente a trovare la mamma di Anila, in Francia. Ma, data la condizione di clandestina e la condizione irregolare della bambina, sembra impossibile farle riabbracciare la bambina. Una bambina, dopo la morte dei parenti cui era stata affidata, che ha affrontato partendo da sola l’inferno della Libia e tutto il resto. Ma i guai (si fa per dire…) non sono finiti, ma cominciano.

«Mentre dall’oblò dell’aereo guardavo Lampedusa avvicinarsi, avevo promesso a me stesso che avrei fatto di tutto per far tornare Anila dalla mamma il prima possibile. Avrei usato ogni arma a mia disposizione, senza nessun pudore, senza nessun limite. […] Ma, pochi giorni dopo, mi accorsi che le cose stavano andando in tutt’altra direzione. E l’aspetto peggiore è che non era colpa di nessuno, solo della burocrazia. Un mostro che, con la rigidità delle regole, moltiplica la disumanità della macchina. Non c’era telefonata, non c’era intervento che potessi fare contro quel nemico.» (pag. 78)

Un libro emozionante, ma anche fondamentale per capirci qualcosa di quel disastro della civiltà che chiamiamo «immigrazione irregolare». Il denaro è il carburante di tutto, e laddove lo si persegue senza scrupoli, brucia, brucia le vite come la benzina dei gommoni.

Pietro Bartolo
Le stelle di Lampedusa

Mondadori, 2018
pp. 160

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meno scrivo, meglio è
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