Vintage

Strada della prima periferia. Coppie di giovani negli anni 60, ormai invecchiate, così come i palazzi. La città una volta finiva qui, oggi pensi d’esser quasi in centro. Il fascino sottile d’un posto normale, non è la falsa bomboniera del centro storico, ad uso dei turisti. A fianco del bar il negozio di vestiti. Vestiti e pigiami, grembiuloni adatti alla stazza delle signore in età, quelle vere che scendono in strada anche in ciabatte, non le falsogiovani restaurate, ricucite, stuccate che vogliono essere ancora strafighe dell’estate. I due anziani negozianti aprono con calma, probabilmente il negozio è anche un passatempo, basterebbe la pensione per campare. A volte bisticciano un po’, ma è per esser vivi, lacerando i lunghi silenzi all’ombra dei vestiti fuori moda. Sì molte robe son fuori moda, vago cromatismo anni ’50. Mia nonna portava ampi grembiuli d’estate e forse, da come faceva presto a far la pipì, non portava le mutande, mai osato chiederlo, rimarrà un mistero mai acclarato. Nella vetrina, sui capi appesi a strati, un cartone con scritto a mano «Vintage». Non credo sappiano cosa vuol dire, forse qualche entusiasta acquirente d’un vestito taglia 56, magari una che legge, ha detto loro «che belli questi abiti vintage!». Avranno pensato, deve essere una marca francese, ce lo scriviamo, dai. Il vecchio cane si sdraia sulla soglia, e dorme beato. La periferia continua la sua vita, niente è più rilassante che un mattino d’estate in città.

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meno scrivo, meglio è
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13 risposte a Vintage

  1. poetella ha detto:

    Oh, sì, Diego!
    Specie ora che le città sono un po’… svuotate!😉

  2. diego ha detto:

    non le parti turistiche però, direi i quartieri «normali» cara L., s’ l’atmosfera è quella

  3. Sara ha detto:

    Io ambisco a essere una falsogiovane.

    • diego ha detto:

      tu sei molto graziosa al di fuori d’ogni scansione temporale, cara Sara (e poi sei anche abbastanza giovane)

      in effetti quando ho scritto «falsogiovane» mi riferivo più ad un vezzo, in donne molto avanti negli anni (anche 70 per capirsi) di agghindarsi come ragazzine

      nessun giudizio, ognuno ha diritto ad agghindarsi come crede, però l’eleganza ne risente non poco

  4. Pasquale ha detto:

    Sai bene che detesto la tua attitudine al “Oh come eravamo Ombretta sdegnosa tra Magra e Vara ” nonché il tuo continuo ripassare per gli anni addietro. So pure bene che, ma io assai più di te, ci possiamo rappresentare un ben esiguo futuro (chissà dieci anni ancora, dunque minga lamentass Bruscolo) ma dopo tutto sappiamo entrambi che è meglio così, tra dieci anni il pianeta sarà con facilità una rovina di figli armati a difendere i pozzi d’acqua. La predizione di Einstein forse si avvererà. Tuttavia mi ha colpito questa tua osservazione. Adoro i negozietti messi da parte dal globalismo e dalla propria incapacità a catturare il presente e trasformarlo, e le vetrine e le insegne che erano nuove nel 1955, e la mercanzia da donne ferme sull’uscio a sventolarsi le varici. Oh proprio ieri a Gravedona, lago di Como, entrato da un “Ferramenta-Dal 1910” (già Ferramenta è un insegna che non si trova quasi più ché tra Obi e Brico se le son mangiate) con dentro una coppia che risponde alla tua dicendo di sé che resisterà a oltranza tanto non ha nulla di più da fare. Unica concessione che vende certi manufatti polonesi a bassissimo prezzo. Ma v’è da dire che fino all’ottocento, Venezia continuò ad affondare e ricostruire, così che della città medievale e di prima ancora non resta traccia. Poi s’è fermata come i tuoi negozietti. Suggerisci a qualche assessore di includerli tra le mete di turismo. Non sto scherzando. Piantala di guardare le donne sian belle o brutte, così fan tutte. Psq.

  5. diego ha detto:

    sì, certi negozi sono in sè qualcosa di prezioso da conservare, bottegai compresi

    le donne? m’è dolce naufragar lo sguardo nelle loro fattezze

  6. Pasquale ha detto:

    Contala giusta, satiro

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