parole sul ciglio

Dalle dolci nebbie della prima infanzia emerge, pian piano, la capacità di pensare parole. Inizia, ininterrotto, il racconto interiore, quel che definiscono «io narrante». La parola scritta, quella che lasciamo sui fogli o, con meno elegante gesto, sui monitor, è trascrizione dell’io narrante. Certo il nostro io, il nostro «sé», contiene anche molto altro, vibrazioni che arrivano dall’inconscio, percezioni profonde dal pulsare della vita. Quindi la parola scritta, anche quella scritta con sapiente allusività, è sempre mediazione, rielaborazione. Qui il suo limite ed anche il fascino di chi, con le parole, si avvicina al limite del non detto. La grande scrittura è sempre allusiva.

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meno scrivo, meglio è
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