noi ultimi umani

Ha varcato il mare, l’esercito del Re, distruttore di città,
è passato sulla sponda opposta e vicina, superando lo stretto di Elle Atamantide
su un ponte di zattere saldate con funi di lino,
calcando sul collo del mare un giogo di sentieri chiodati.

(Eschilo, I Persiani, ediz. Marsilio, pag. 44, versione di Angelo Tonelli)

Il celebre ponte di barche utilizzato da Serse, nei versi eterni di Eschilo. Credo che nel concetto di «ponte» si addensino numerose e contradditorie riflessioni. Nel ponte c’è sempre l’osare umano, lo slancio ad unire ma anche a sottomettere. Del resto la potenza millenaria di Roma fu possibile grazie alla capacità d’esser pontefici, costruttori di ponti. Ma saltare, superare, accorciare, annullare un confine naturale nel nome d’antropica potenza contiene in sè anche una qualche dismisura. Noi ultimi umani, in questo tardo crepuscolo avviluppato nella tecnica ci siamo abituati a varcare fiumi,  a oltrepassare rapidi valli e montagne. Il risultato è un mondo fragile e piccolo. Certo si campa a lungo (se nati dalla parte ricca dell’ingiustizia), ma si campa lontani da ogni respiro del sacro.

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meno scrivo, meglio è
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10 risposte a noi ultimi umani

  1. poetella ha detto:

    Verrò a rileggerti con più calma. Il tuo scritto merita più attenzione…

  2. LorenzoC ha detto:

    La potenza di Roma si basava sulla organizzazione, sulla logistica, non certo sui ponti, che anzi, quando si facevano per le campagne militari erano PROVVISORI, esattamente come quelli attuali. Incluso, tra parentesi, il ponte di barche delle Guerre Persiane.

    Cito a proposito dell’assedio di Masada:
    “Dopo aver circondato la fortezza con una linea di circonvallazione, come solo i Romani erano in grado di fare, facendo in modo che nessuno potesse fuggire, il comandante romano diede inizio alle operazioni di assedio, nell’unico posto dove era possibile elevare una rampa d’assedio. E se gli assediati potevano disporre all’interno della fortezza di ingenti riserve di acqua e viveri, gli assedianti, che si trovano in una pianura arida, furono costretti a ricevere ogni giorno approvvigionamenti per 16 tonnellate di viveri e 19.000 litri di acqua, portati complessivamente da circa 400 asini.”

    La superiorità romana consisteva, oltre che nella capacità di portare acqua e viveri nel deserto per un tempo indefinito, anche in quella di armare ogni singolo legionario con armi che nessun avversario poteva schierare nella stessa quantità e relativa uniformità.

    A proposito del “confine”, i Romani furono anche famosi per la definizione del “limes”, la frontiera della “civiltà” e la costruzione di grandi opere difensive come il Vallo di Adriano, che era una muraglia che tagliava in due la Britannia, con posti di guardia e fortezze disposti a distanze regolari. I Romani fortificavano il “limes” quando erano convinti che non valesse la pena spingersi più oltre.

    Inutile ricordare che quando le campagne furono spopolate a causa di una crisi demografica e Roma si trovò nella necessità di usare i “barbari” come coloni e come milizia, accogliendoli ambiguamente (come facciamo noi) all’interno del limes, cominciò la fine.

    Bell’esempio davvero.

  3. poetella ha detto:

    bel post, Diego… riletto con calma…
    e, comunque, secondo me, meglio i ponti che i muri!
    Augh!

    • LorenzoC ha detto:

      Meglio ponti se sei tu quello con l’ascia in mano e vai per rubare i maiali e stuprare le donne. Meglio muri se sei tu quello coi maiali e le donne.

      Epperò c’è gente a cui piace che gli rubino i maiali e gli stuprino le donne.
      E c’è molta gente a cui piace guardare mentre rubano i maiali e stuprano le donne di qualcun altro. Questi sono capaci di costruire i ponti per quelli con l’ascia che non lo sanno fare e anche capaci di tenergli aperta la porta.

      • poetella ha detto:

        Qui mi si invita: replica a LorenzoC. No. Non replico. Non serve.

      • LorenzoC ha detto:

        Non vedo cosa potresti replicare ad una banale osservazione dei fatti.

        Hai prima citato i Romani dicendo che erano costruttori di ponti.

        A parte che non era quello che li rendeva pericolosi, come ho detto, i Romani costruirono un impero SACCHEGGIANDO LE TERRE ALTRUI, i ponti che costruivano quando necessario servivano AD INVADERE queste terre, cosi come le macchine da assedio servivano a irrompere nelle fortezze dei poveracci che avevano preso di mira per sterminare o fare schiavi.

        Hai citato il ponte di barche dei Persiani.

        I Persiani costruirono il ponte per INVADERE l’Ellade. Una seconda volta, per inciso. Lo scopo ufficiale della campagna era la rappresaglia contro Atene che aveva appoggiato la rivolta della Ionia. Dopo la sconfitta delle Termopili I Greci furono costretti a cedere l’Attica, evacuando vecchi, donne e bambini dalle loro città e Atene fu rasa al suolo. Il ponte di barche fu poi demolito dagli stessi Persiani in ritirata dopo la sconfitta della loro flotta a Salamina e le successive sconfitte di Platea e Micale, che diedero il via alla “riscossa greca” che portò poi alla Egemonia Ateniese che portò alla Guerra del Peloponneso che fu disastrosa per la Grecia classica.

        Ridimmi un po’ della utilità e bontà intrinseca dei ponti.

        Ah, vorrei aggiungere le i muri sono molto antecedenti i ponti. Nella remota antichità era molto più conveniente guadare i fiumi dove erano bassi o attraversarli con le chiatte e le barche. I muri invece nascono con la rivoluzione agricola e le prime civiltà urbane. I muri nascono con il surplus di risorse e i granai. Non servono solo a contenere il grano, servono anche a difenderlo perché è una risorsa appetibile e il muro, come ho detto, è quello che separa chi ha il grano da chi se ne vuole impossessare. Nella storia chi non aveva muri non aveva niente che valesse la pena di rubare e probabilmente viveva rubando ad altri.

        • LorenzoC ha detto:

          Poi si potrebbe anche dire che se non ti piace il muro, puoi sempre uscire dal perimetro e andare ad abbracciare quello che c’è all’esterno. Non vedo perché glorificare un ponte che faciliti il percorso inverso, cioè portare quello che c’è all’esterno dentro il muro.

          O meglio, è ovvia la ragione irragionevole. Uno dei personaggi passati alla storia dopo il ponte di barche persiano di cui sopra, fu Efialte, il greco che in cambio di denaro mostrò ai Persiani come aggirare il contingente greco che difendeva le Termopili. Il nome di Efialte divenne sinonimo di traditore e pare che fosse inseguito da sicari mandati dagli Spartani che infine lo raggiunsero.

  4. poetella ha detto:

    comunque, caro Diego… non posso fare a meno di dire, (anche un po’ “stranita” )che i commenti di questo fantomatico LorenzoC non è che mi piacciano molto…. Ma lo so, lo so! Tu sei molto tollerante. E, in fondo; anche io!

    Baci.

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