un’estate minacciosa, il rifugio

L’appartamento è un po’ grande, piccoli fasti d’un decente impiego statale, piccola borghesia d’estrazione popolare. All’ombra delle tende, fra i mobili scuri, c’è quasi fresco, al riparo dai pomeriggi torridi d’un’estate minacciosa. Come un naufrago, ospite fuori luogo, son rimasto, zitto, in queste stanze. Appena sfioro il piano, ma con la sordina. La prima volta che entrai qui dentro, tanti anni fa, mi sentivo spavaldamente e stupidamente diverso dai tuoi. Ora mi piacciono i cristalli della vetrina, l’argenteria nei cassetti, i piatti cinesi, esotismo senza pretese. Mi sento al riparo, in questa gozzaniana atmosfera. Le vite in questa casa sono andate, è rimasto il guscio. Ed io, nessuna voglia di cambiar nulla, le mie presuntuose nozioni di design le ho lasciate lì fuori, all’ombra delle scale, fra le porte scure e silenziose. Mi piace essere in un questo altrove, un posto troppo mio mi stancherebbe. Qui c’è ombra, quiete, e fuori un’estate minacciosa.

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meno scrivo, meglio è
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4 risposte a un’estate minacciosa, il rifugio

  1. Sara ha detto:

    Adoro le atmosfere gozzaniane.

  2. mentre leggevo pensavo proprio a Gozzano. Ad un certo punto diventiamo tutti un po’ decadenti…

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