breve riflessione su «gli altri»

«Che cosa è mai il prossimo. – Che intendiamo noi dunque del nostro prossimo come suoi simili, voglio dire con che cosa esso si contrassegna e, per così dire, imprime in noi? Noi non comprendiamo nulla di esso, se non il mutamento in noi, di cui egli è causa, – il nostro sapere intorno a lui è come uno spazio formato vuoto. Noi gli attribuiamo le sensazioni che le sue azioni suscitano in noi, e gli diamo così una falsa positività a rovescio. Noi lo formiamo, secondo la nostra conoscenza di esso, a satellite del nostro sistema; e se ci appare luminoso o si oscura, e siamo noi la causa ultima di entrambe le cose, – crediamo tuttavia il contrario! Mondo di fantasmi in cui viviamo! Mondo rovesciato, capovolto, vuoto, e pur sognato pieno e diritto

(F. Nietzsche, Aurora, aforisma 118, ediz. Fratelli Bocca, Torino 1926, pag. 64)

Sempre in gamba il filosofo baffone, ti fa pensare. A volte mi son domandato se gli altri davvero provano la stessa sensazione del sè. Oscilla l’opinione. A volte immagino la profonda somiglianza, così come simili sono gli apparati nervosi, i sensori sparsi nel corpo. A volte, cupa sottile incertezza, mi domando se il mio «esser me», questa esperienza della mia unica e singola vita, non sia forse radicalmente diversa, irrimediabilmente diversa, da quella di chiunque altro, fosse anche un familiare stretto. Ma l’errore è pensarci, la vicinanza che conta è quella dei corpi. Eppure certi amici, quelli con cui poco servono le parole, «senti» che la loro esperienza del vivere è simile alla tua. O forse no, semplicemente ne siamo entrambi illusi, ma va bene lo stesso, basta per essere amici. Mi riesce meglio con i filosofi veri, loro almeno ci provano a esplorare la terra di confine.

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meno scrivo, meglio è
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2 risposte a breve riflessione su «gli altri»

  1. Quante domande irrisolte. Talvolta mi chiedo se non sarebbe meglio non porsele o non cercare le risposte…

    • diegod56 ha detto:

      sai una cosa, dolce Princy? le domande irrisolte sono proprio il «noi stessi» più autentico, il rumore di fondo, il fruscìo del disco fra una musica e l’altra

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