brevissima antropologia dei confini

Walter Benjamin morì a Portbou, suicida. Era sul confine, il confine fra la morte e la salvezza. Quanto accade nelle umane tribolazioni è sovente incentrato su un confine. Un confine da varcare, da oltrepassare per fuggire o per raggiungere. Ma i confini non esistono, sono inferti come ferite sul corpo del mondo dall’umano tentativo di chiudere, rinchiudere, rinchiudersi. Certo vi sono anche confini naturali, come un fiume, un mare, una catena di montagne. Ma gran parte delle umane tribolazioni sono legate ai confini politici, giuridici, tenaglie che agganciano uno stato ad un territorio delimitato. Ma gli umani son stati nomadi, all’aurora del loro essere umani. Quando l’agricoltura li ha inchiodati al posto, al luogo, alla valle, è cominciata la necessità di tracciare, misurare. La prigione che abbiamo poi chiamato terra madre, madre patria, ha scolpito le nostre suberbe differenze, diffidenze, l’orgoglio e la paura. Penso però che ognuno di noi, proprio nella parte arcaica del cervello, sia ancora nomade. Cerchiamo evasione, siamo assetati di novità per nostalgia, nostalgia dell’antichissimo nomadismo.

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meno scrivo, meglio è
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7 risposte a brevissima antropologia dei confini

  1. Pasquale ha detto:

    Invece è bene che vi siano confini appunto per questo, per inzigare la voglia di varcarli. Non esistessero bisognerebbe, cosa che è stata fatta, inventarli. Oh la gioia di spiare il punto in cui si varca un limite e di là è un altro mondo, nascosto oltre l’oltre. Oh gioia degli spalloni che a notte si inerpicavano su per sentieri impervi scrutando le lampade dei finanzieri per farla franca. Sopra Villa di Chiavenna c’è un valico alto, oltre certe reti dissuasorie, dove si sta in Italia di qua da un torrente, ma un tronco con un’incerta fune corrimano lo valica. Di là i segnavia svizzeri ti mandano a perderti se non sei accorto. Via da passatore. In val Codera dove non si arriva che a piedi, durante la guerra vera, un forte gruppo di scout passava in val Bregaglia dopo ore di marcia su per bricchi altissimi la gente che fuggiva. L’epoca presente è riuscita a fare anche dell’andarsene un orrendo fenomeno e quindi business di massa. Tanti cari saluti P.

  2. Solo gli astronauti, guardando la Terra dallo spazio, hanno “visto” che i confini non esistono. Non possiamo andare tutti lassù per verificare ma dovremmo fidarci.

  3. Novella Semplici ha detto:

    Bel pensiero che condivido. La classificazione, e quindi anche la creazione di confini, è una necessità dell’uomo per regolare la propria vita, fa parte bene o male del proprio senso di sicurezza. Beato colui che riesce ad essere talmente aperto di cuore e di mente da non aver bisogno di confini o di divisioni di comodo, e che pone la sua sicurezza nel bene piuttosto che nella difesa del possesso.

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