Le soleil

Il sole di primavera, la terra. M’affascina quel senso dolce e crudele di vita che sboccia, che cresce, che va incontro al suo tripudio. Anche noi umani, con forza in giovinezza, con malinconico languore in età matura, non siamo certo fuori da quel ciclo, da quel gioco, ne siamo frutto e parte. Tanto che per dire «ho molti anni» diciamo «ho molte primavere». Ovviamente se ne fanno interpreti i poeti, specie quelli che han scritto in giovinezza. Ecco l’inizio della poesia d’un grande.

Le Soleil, le foyer de tendresse et de vie,
Verse l’amour brûlant à la terre ravie,
Et, quand on est couché sur la vallée, on sent
Que la terre est nubile et déborde de sang;
Que son immense sein, soulevé par une âme,
Est d’amour comme dieu, de chair comme la femme,
Et qu’il renderme, gros de sève et de rayons,
Le grand fourmillement de tous les embryons!
Et tout croît, et tout monte!

Il Sole, focolare di tenerezza e di vita, / versa l’amore ardente sulla terra rapita, / e, quando si è distesi nella valle, si sente/ che la terra è vergine e trabocca di sangue; / è amore come Dio, di carne come la Donna, / e che racchiude, gonfio di linfa e di raggi, / il grande brulichìo di tutti gli embrioni! / E tutto cresce, e tutto sale!

(A. Rimbaud, Sole e carne, in «Opere in versi e in Prosa», Garzanti 1989, traduzione Dario Bellezza, pag. 13)

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meno scrivo, meglio è
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