e molti mali all’uomo […] quanto più di sua vita è lungo il corso.

Eppure i Greci continuano a stupirmi. Certo non son lettore colto, il liceo classico faticato nei ’70 non basta per leggerli alla fonte. Si rimedia, in questo caso con un bel volumetto del ’57, recante ottocentesca ma vivace traduzione, acquisto di bancarella, acquisto dunque figlio del fato.
Ne «I Persiani» l’ombra del re Dario riemerge dall’Averno per consolare la vedova («Tu del talamo compagna antica», moglie di re, oggi diresti buona pensione di reversibilità) e soprattutto per rilevare la sciocca audacia, l’ybris baldanzosa del figlio Serse che osò soggiogare il mare. Poi a Salamina sappiamo bene come sono andate le cose. I greci del senso della misura fanno un fondamento, un pregio essenziale ad una vita ben vissuta, sia come singoli che come comunità. Oggi, la dismisura è sovrana così come la presunzione d’una tecnica senza etici scopi e confini. Il ponte di barche, è famoso, ne parlava Erodoto.

Dario:
Ecco de’ mali,
ecco la fonte a tutti i nostri aperta;
e il figlio mio con giovanil baldanza,
non vi pensando, a ciò trascorse: audace!
Ché incatenar, siccome schiavo, il sacro
Ellesponto presunse; la divina
del Bosforo corrente; e il mar fe’ terra;
ed a molta oste con ferrei legami
molta via connettendo, i numi tutti,
non che Nettuno, soverchiar credea,
malaccorto mortale. E non fu quello
di sua mente un delirio?
(Eschilo, I Persiani,  in Tragedie, Ed. Cremonese, Roma 1957, trad. Felice Bellotti, pag. 115)

Anni fa è deceduto un mio parente, persona davvero particolare per umanità e simpatia, un imprenditore creativo, capace e generoso. Morì a 80 anni, un’età che ormai moltissimi, più fortunati, oltrepassano alla grande. Fortunati? Tutto da vedere. Il figlio di quest’uomo l’anno seguente, a 50 anni, è stato preda d’una grave e crudele malattia. Il padre, morto prima, non ha conosciuto quel dolore. Dunque, la durata della vita, a volte, anzi spesso, è fregatura.

Dario:
Tu del talamo mio compagna antica,
illustre donna, il sospirar cessando,
francamente favella. Umana sorte
son le sventure, e molti mali all’uomo
vengon dal mare, e dalla terra molti,
quanto più di sua vita è lungo il corso.
(pag. 112)

I greci, diceva il mio professore al liceo, avevo già più o meno capito tutto.

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meno scrivo, meglio è
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4 risposte a e molti mali all’uomo […] quanto più di sua vita è lungo il corso.

  1. Novella Semplici ha detto:

    Da buona classicista ho letto tutte le tragedie greche, Eschilo, Sofocle ed Euripide. Veramente trattano tematiche tutt’altro che “antiche”. Ma le ho lette in italiano, eh. Ora, dopo tanti anni, mentre con il latino me la cavo sempre, il greco è ormai quasi dimenticato. Ci vorrebbe un bel ripasso. Buona Pasqua anche se un po’ in extremis.

    • diegod56 ha detto:

      grazie, sei molto gentile; in effetti «I Persiani» li ho letti nella corsia d’ospedale, al seguito d’una anziana parente ammalata; e in quel posto, terreno incerto fra le vite e le morti, un classico è sempre la lettura più idonea e autentica; certo, col greco zoppicavo a 18 anni, figuriamoci adesso, però fu un errore non studiarlo per bene, te ne penti troppo tardi

  2. Pasquale ha detto:

    Eh sì avevano capito tutto. P.

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