l’idea d’un altrove

Piansi, quella sera del dicembre ’91. Guardando la tv. Strano, in TV eravamo abituati da anni a vedere le peggiori disgrazie, quasi con noncuranza, preparando la cena. Piansi vedendo ammainare una bandiera. La bandiera rossa sul Cremlino, quella con la falce e il martello. Non ero affatto un ammiratore del regime, sapevo bene, dai racconti raccolti anche di persona, che non funzionava quasi nulla e che non vi regnavano affatto la giustizia e l’ugualianza. Eppure provai la sensazione dell’immenso naufragio, affondava per sempre dall’orizzonte l’idea d’un altrove. Provai commozione per i milioni di donne e uomini che per quell’idea hanno speso giovinezza, fatica, sacrificio. Avevano avuto ragione i furbi, quelli che ti dicevano «fatti i fatti tuoi che è meglio». Secondo me, anche se molte sono le frontiere dove si combatte oggi la battaglia della civiltà (ambiente, giustizia sociale, conflitto fra capitale e lavoro, fra finanza e impresa produttiva), da allora non ci siamo più ripresi. Eravamo dei bravi ragazzi, sì, ma degli ingenui. Non cambierò mai, io, ma se ti cambia il mondo attorno, un po’ di te, muore.

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meno scrivo, meglio è
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4 risposte a l’idea d’un altrove

  1. Daniela ha detto:

    vero, se il mondo attorno cambia e tu sei sempre lo stesso con gli stessi ideali, non ti ci ritrovi più e allora ti adegui ove puoi e vuoi, altrimenti una parte di te effettivamente scompare, si annienta nel suo non senso di esistere…

    • diegod56 ha detto:

      in realtà impari molto anche dalle disillusioni, ma certamente un sottile rimpianto per quel «che eri» è inevitabile; ma, cara D., ti rimanderei ad alcune riflessioni che lessi nell’ultimo libro di Terzani, quindi uno molto più bravo di me a vivere, a viaggiare e certamente a scrivere; ricordo il suo rammarico parlando del Vietnam, dove alla fine, constata Terzani, il capitalismo è stata l’unica strada percorribile per sfamare milioni di persone, nonostante l’epopea che tanto ci affascinò in occidente, è un brano de «la mia fine e il mio inizio» che non ho sottomano qui

  2. Quella sera si è spezzati il bipolarismo e è sopravvenuto il caos.

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