Calipso, no grazie… [4. θάνατος]

Concludo le mie irrilevanti riflessioni sul tema, citando un bel saggio d’un antropologo di cui da sempre apprezzo la non banale autonomia rispetto alle mode culturali.

«Ulisse diventa non solo l’eroe per eccellenza, ma l’individuo, il primo individuo definito non dalla sua appartenenza, ma dalla sua curiosità e dal fatto che si distingue sia dai suoi compagni che dai mondi che incontra. Non si dirà mai abbastanza di come tutto l’Occidente sia figlio dell’astuzia di Ulisse, della sua intelligenza aperta e applicata che diventa technè, che diventa espediente, un termine fondatore di ciò che poi sarà la tecnica nel mondo occidentale. […] È un individuo con un approccio universalista. Nulla di ciò che incontra gli è alieno, dalla maga Circe ai Lastrigoni, tutto è sperimentabile a rischio della propria sanità mentale e della propria incolumità. Forse solo Gilgames precede Ulisse, ma a differenza di Ulisse ha ancora nostalgia dell’immortalità. Ulisse invece preferisce all’immortalità offertagli da Calipso l’andare libero in giro per il mondo, il vivere fino in fondo la propria vita mortale. Con Ulisse l’umanità assume la propria mortalità senza retropensieri, senza farne un dramma, anzi facendone la base dell’individualità.» (Franco La Cecla, Elogio dell’Occidente, Elèuthera 2016, pag. 42)

In effetti il rifiuto di Ulisse di scambiare la propria libertà con l’immortalità offerta da Calipso è un’affermazione potente dell’orgoglio d’esser uomini, e null’altro che uomini. La morte ci uccide, ma non demolisce quel che abbiamo costruito, non cancella i frutti del nostro pensiero fattosi azione (anche la scrittura è azione, sia chiaro). È morto Leopardi? È morto Socrate? Sono morti coloro che hanno vissuto una vita degna d’esser vissuta? No.

Son morti i vivi, quando smettono di pensare con la propria testa.

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meno scrivo, meglio è
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2 risposte a Calipso, no grazie… [4. θάνατος]

    • diegod56 ha detto:

      un po’ cara Marina ho pensto anche alla tua tenacia, all’asprezza e bellezza dell’aggettivo «viva» nel tuo libro più diffuso

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