due pensieri del 19 gennaio

Non è un caso.

Gli eventi estremi del clima non sono un puro caso, ma la conseguenza del danno inferto alla fragile atmosfera del pianeta che, con i suoi equilibri, ha permesso la nostra vita.

Noi stessi.

Il destino ha innestato la nostra vita in un corpo, in un volto, che non abbiamo scelto. La nostra vicenda privata è un tentativo di abituarsi al corpo che siamo. Certo noi siamo un’illusione, un trompe l’oeil, giacché il corpo esiste, noi invece probabilmente no. Anche il nome è un espediente anagrafico.

 

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meno scrivo, meglio è
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10 risposte a due pensieri del 19 gennaio

  1. Sara ha detto:

    Dobbiamo ripensare un po’di cose. Forse certe situazini vanno affrontate con piglio ragionevole e non emotivo. Forse anche a costo di abbandonare certi territori nel periodo invernale.

  2. diegod56 ha detto:

    certo Sara, la ragionevolezza ci vuole, per problemi così complessi, e penso anche che il problema di un clima sempre più ingestibile non sarà facile da risolvere; a dire il vero lo spopolamento dei paesi di montagna è in atto ormai da anni in modo irreversibile; personalmente son preoccupato e senza soluzioni in vista

    • Sara ha detto:

      Il clima è ingestibile, proprio per questo le licenze edilizie dovrebbero essere gestite con maggior criterio. Sono arrabiata perchè ormai siamo ciechi di fronte all’evidenza, facile dare la colpa al tempo o a chi governa.
      Realisticamente, si può fare un “centro benessere “in mezzo ai monti?

      • diegod56 ha detto:

        In effetti, se si è costruito laddove era pericoloso farlo, la questione volge dalla fatalità alla responsabilità. Ovviamente io non ho elementi al riguardo, anche se purtroppo non è da escludere anche questo aspetto, cara Sara

  3. poetella ha detto:

    Soluzioni in vista?
    Nah… impossibile trovarne.
    Siamo una specie in via di estinzione…

  4. Ho riletto cento volte “Noi stessi”…è l’argomento base delle mie ansie, delle mie paure, essendo ormai più vicina la fine che il principio; ammesso che tutto il mio pensiero sia un’illusione, vorrei che così fosse anche per il dolore e non solo quello fisico… Ciao, Diego!

    • diegod56 ha detto:

      caro Luigi Maria, io penso che quel che chiamiamo «io» sia un’illusione, una sensazione di «esserci» prodotta dal nostro apparato cerebrale perché così ha voluto l’evoluzione: perché in noi vi fosse il desiderio di non morire era indispensabile innnestare la sensazione di esistere. Detto questo, il corpo, cioè l’aggregato complesso di miliardi di cellule organizzate, esiste eccome, ed è dotato di un sistema efficiente e crudele per percepire il dolore. Il dolore morale, psicologico, dell’anima, esiste, esiste eccome, ma affonda anch’esso, come bene aveva intuito Nietzsche, nella corporeità. La coscienza di questa durissima realtà deve renderci non indifferenti, bensì pregni di sincera condivisione ed amicizia per gli altri umani, giacché solo la vera solidarietà è il balsamo efficace all’insensatezza del vivere.

      • Grazie, Diego! Davvero un commento che condivido in toto… Quando, per vari motivi, ho avuto l’opportunità di vivere la solidarietà, mi sono sentito libero e senza paure…. ora nella solitudine, assalito dai malanni della vita e perseguitato dai ricordi, le notti sono un incubo… Ma anche un commento, come il tuo… è solidarietà e quindi balsamo! Grazie!

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