Dialogo con l’idraulico sulla storia.

Dal conversare con un idraulico, traggo alcune considerazioni che le persone colte troveranno banali. Ma questo è un blog interclassista e un po’ nazionalpopolare (mi si conceda l’autoironia).

L’idraulico, nel mentre che allestiva tubi nuovi al posto dei vecchi, m’ha domandato:

Quando è che il passato diventa storia?

Anzitutto dobbiamo intenderci su cosa intendiamo per «storia»; comprensibilmente taluni fanno riferimento ai manuali scolastici, perchè in qualche modo è vero che ci possono indicare ciò che è ormai «storia consolidata», quindi la domanda potrebbe essere meglio esplicitata così:

Quando il passato diventa storia per tutti?

Dobbiamo a questo punto considerare quanto la storia non è e mai potrà essere assolutamente neutrale nelle valutazioni e nei giudizi (ammesso che lo sia nei dati documentali come le date degli avvenimenti).

Sono abbastanza vecchio per aver frequentato una scuola elementare che esaltava oltre ogni misura il Risorgimento e identificava, di fatto, il bene della patria con le conquiste sabaude.

In anni recenti, in ambiente leghista (qualche leghista istruito c’è seppur in percentuale rarefatta rispetto ad un campione generico di popolo) si è rievocata con grande nostalgia la buona amministrazione austrica del Lombardo Veneto.

In anni recenti, poi, si è riconsiderata la conquista sabauda del sud per quello che è stata effettivamente: un guerra spietata.  Si sono, non a torto credo, riconsiderati i famosi «briganti» come dei veri e propri «resistenti».

Quindi ogni momento storico lo si rilegge in base alle idee del momento.

Ancora oggi sono incerti i giudizi sui giacobini, anche se io amo tantissimo Robespierre e soprattutto Saint Just, non si puo’ negare la durezza delle loro scelte.

L’idraulico, sacerdote delle irrigue domestiche condotte, mi ha chiesto, giacchè sopravvaluta la mia sapienza:

E i nostri tempi, come li giudicheremo?

Io rispondo, ammesso che ci saremo, ma credo che avessero ragione i Nomadi con la loro canzone, dipenderà da chi avrà avuto la meglio fra interessi socioculturali contrapposti. La storia la scrivono e la riscrivono sempre i vincenti.

Non so se il sacerdote dei tubi è uscito dal colloquio convinto ed appagato delle sue curiosità. Del resto domandar qualcosa a me ha per conseguenza, quasi sempre, rimaner inviluppati in ulteriori dubbi.

Infine: cinquanta euro, non lui a me, ma io a lui, giacchè lui, e solo lui, se li è guadagnati.

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
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2 risposte a Dialogo con l’idraulico sulla storia.

  1. Novella Semplici ha detto:

    Il mio prof all’università (insegnava storia della Chiesa) diceva appunto che la storia contemporanea in realtà è impossibile, perché appunto per fare storia bisogna riacquistare quel minimo di oggettività e di distanza dagli eventi. Questo a mio parere non vuol dire che non se ne debba dibattere, anche perchè la storia non può essere mai scientifica al 100%. Però nell’allontanarsi si guadagna forse in libertà di giudizio. Proprio per questo, credo che la storia la facciano i vincitori fino a un determinato punto: le fonti di chi ha vinto possono essere la maggioranza, ma una buona analisi delle fonti permette, a distanza di tempo, di rielaborare tesi che possono essere di parte. Quello che manca ad oggi, purtroppo, è una cultura di tal fatta, che abbia lo spirito critico per discernere. In tal caso, sì, c’è il rischio che per il grande pubblico la storia resti scritta solo dai vincitori.
    Bel post! :)

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