la distruzione e la dieta

un bel documentario sulla principale causa della distruzione del pianeta: l’allevamento industriale di animali

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8 risposte a la distruzione e la dieta

  1. Pasquale ha detto:

    Eh eh Dieguccio, mi fa piacere che te tu ci sia arrivato anche te. Noi vegetariani lo sappiamo da mo’. L’altra causa del disastro è l’eccesso di bipedi umani. Sperare nei virus è logico ma che farne dei cadaveri, soprattutto se a milionate, è un bel problema logistico. E inceneritori a combustibile creerebbero nuvole esiziali. Non so nemmeno se Himmler ce l’avrebbe fatta. Abbrividabbracci P.

    • diegod56 ha detto:

      Son d’accordo con te, salvo su un punto importante che ti sottopongo.
      Non è vero che il disastro è dovuto all’eccesso degli umani, e il bel documentario lo spiega anche (punto 1:06:02). La quantità di cibo prodotto per nutrire gli animali che poi gli umani mangiano è abnorme. La stessa quantità, orientata alla semplice nutrizione umana, potrebbe nutrire senza alcun problema di penuria almeno 12 miliardi di umani (attualmente sono 7 miliardi). Per esempio la soia, che puo’ nutrire bene gli umani, è coltivata al 90% per nutrire animali. Certamente l’eccesso di umani che si ingozzeranno di hamburger è dannoso, ma per le scelte alimentari, non per il numero di umani. In generale, il pianeta, se gestito in modo corretto (lo scrive chiaro anche Bergoglio in «Laudato sì») puo’ nutrire gli umani senza che esista fame o miseria, in quanto la miseria non esiste, esiste solo l’ingiustizia.

  2. Sara ha detto:

    Contro i vegani c’è una sorta di demonizzazione in corso, va di moda squalificarci.

    • diegod56 ha detto:

      Penso che il tema politico/ambientale sia importantissimo, e vada anche oltre le scelte individuali di dieta, purtroppo l’insulto è la moda del momento

  3. Pasquale ha detto:

    Seguito qui il discorso Diego. Capisco che ti possa allarmare l’idea di una soluzione finale per, diciamo due terzi della popolazione mondiale. Pensa peraltro che è ciò che l’umano fa con varie specie, i lupi per esempio, quando minacciano per eccesso numerico gli interessi umani. Credo che le balene potrebbero pensarla in modo analogo dei giapponesi e dei norvegesi. Troppi e pericolosi. Amenità a parte la questione della sovrapopolazione, non ho ancora visto il film, implica quella dell’inquinamento, non solo da combustione ma anche per l’enorme e crescente massa di rifiuti di tutti i tipi che si produce. E infine e cibo a parte, so bene che se si smettesse di allevare per macellare o di pescare e di sprecare ci sarebbe cibo per moltissimi, cibo a parte la questione è quella dell’acqua. In relazione particolare con i fenomeno incalzante della desertificazione delle terre, dovuto a che cosa all’inquinaggio. Vedi bene che non è così semplice. Da ultimo non hai torto dicendo che è l’ingiustizia a produrre miseria e che l’insulto è la moda relazionale. Avrai visto lo hater di Crozza. Ma insultare il diverso è abitudine antica. Osservo però che quasi dovunque ora, nei posti di ristoro, è previsto il vegetariano quanto il vegano. Segno che le persone sono più rapide del potere nel cambiare. Caramente scaramante. P.

    • diegod56 ha detto:

      Però è vero, caro P., che c’è una campagna denigratoria verso i vegani, ed io lo noto anche se non lo sono. Ciaodalvecchio me

  4. Biuso ha detto:

    Ho visto il film a Bologna giorno 29 ottobre, nell’ambito del Convegno al quale ho partecipato sulle Menti non umane. Strategie e talenti di vita. Complimenti, caro Diego, per averlo visto e averne parlato qui. Sì, è evidente che la prima azione da intraprendere è smettere di mangiare carne e derivati del latte di mucca. Il film lo mostra in modo rigoroso ed efficace.

    • diegod56 ha detto:

      Sì caro Alberto, il film è importante perché spiega bene come la questione sia ben più ampia rispetto alla seppur giusta attenzione alla salute personale, ma abbia implicazioni fondamentali. Io stesso non ero ben al corrente di come l’allevamento intensivo su vasta scala è più dannoso di altri fattori d’inquinamento. In verità alcune prospettive le aveva già ben evidenziate Rifkin nel suo bel testo «Ecocidio», titolo italiano, edito da Mondadori qualche anno fa.

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