tempo, linguaggio, solitudine

Le citazioni lunghe, in genere, non piacciono. Ma la questione della mente, del suo essere il crocevia, il nodo ineludibile, di tempo e linguaggio, è un tema che mi garba assai. Quindi andiamo ad un testo fondamentale al riguardo.

«Quando parliamo siamo il tempo che parla di sé. Nessun enunciato puo’, infatti, fare a meno della flessione temporale, mentre puo’ benissimo essere privo di quella spaziale e tuttavia rimanere significativo. Quando io dico, penso o scrivo “mi sento bene” offro di me a me stesso o agli altri un’informazione tanto semplice quanto importante, immediatamente collocata nel tempo e senza alcun riferimento necessario allo spazio. Se aggiungo “mi sento bene ma ieri ho trascorso una pessima giornata” arricchisco il mio enunciato e la mia comunicazione di una conoscenza tutta temporale, ignorando ancora una volta i luoghi in cui è avvenuto il mio star bene o il mio star male. Posso certo continuare con “mi sento bene ma ieri ho trascorso una pessima giornata in quella città troppo calda”, e in questo caso l’informazione locale spiega la causa, o una delle cause, del mio stato ma potrebbe essere omessa, e infatti i primi due enunciati non la contemplano, e rimanere significativi mentre il semplice “una pessima giornata in quella città troppo calda” rimane nel vuoto, potendo rifarsi a chiunque in qualunque tempo. […] Il tempo – è sin troppo evidente – intesse di sé ogni parola, intride quindi l’umano in tutti e ciascuno dei suoi stati. Dall’unione di tempo e memoria nasce la capacità di formulare astrazioni e di farlo in modo immediatamente linguistico. Il linguaggio è anche un modo della distanza che categorizza gli enti, descrive gli eventi nel loro accadere, segue il farsi dei processi. Generando la distanza tra le parole e le cose, il linguaggio contribuisce così in modo determinante alla costituzione temporale del soggetto e del suo mondo. A parlare, e dunque pensare, è sempre il corpo.» (A.G. Biuso, La mente temporale, Carocci 2009, pag. 69)

Temporalità e linguaggio sono il nodo stesso del nostro pensare, sia verso il prossimo che verso noi stessi. Come dire che il linguaggio serve per comunicare, ci permette di comunicare, ma anche di essere, di sentirci esistere, di sentirci vivere, in una continua autonarrazione. Certo per Biuso è poi la temporalità la struttura indispensabile ad ogni pensiero e ad ogni percezione di se stessi.
Io sono convinto altresì che agli altri non possiamo comunicare fino in fondo la nostra sensazione di esistere, la propria privata narrazione, c’è comunque uno strato ineludibile di solitudine.

«Le parole degli altri, tutte le parole, sono tradotte nella lingua di chi ascolta. E quindi vengono inevitabilmente deformate secondo i desideri e i timori di chi traduce. Davvero ciascuno abita nel proprio linguaggio, uscire dal quale è un’esperienza di radicale extraterritorialità, un vero e proprio esodo verso la terra incognita della verità». (A.G. Biuso, La mente temporale, Carocci 2009, pag. 71)

Io credo che dal rendersi conto della solitudine di ognuno, germogli, inaspettata, la fratellanza, almeno fra coloro che ci pensano su.

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meno scrivo, meglio è
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7 risposte a tempo, linguaggio, solitudine

  1. Biuso ha detto:

    Grazie, caro Diego, per questa flessione esistenziale di alcune pagine di filosofia del linguaggio.
    La tua analisi conferma che il fine della filosofia, anche e soprattutto quando cerca di essere rigorosa, è la comprensione del nostro stare e pulsare nel tempo. Ogni giorno. Ogni istante.

    (Ti segnalo un piccolo refuso nella seconda citazione: non “di radicate extraterritorialità” ma “di radicale extraterritorialità”)

  2. diegod56 ha detto:

    grazie caro Alberto per il commento, e anche per la segnalazione cui ho provveduto (tra l’altro il refuso è la prova che qui non si agisce per copiaincolla); in effetti sto rileggendo «La mente temporale» (è il primo libro fra i tuoi che lessi ormai anni fa), comprendendolo meglio in molti aspetti rispetto alla prima lettura; meglio rileggere un buon libro che legger troppo a casaccio

    • Biuso ha detto:

      “meglio rileggere un buon libro che legger troppo a casaccio”; riferita a un mio testo, questa frase è un grande complimento. Grazie Diego.
      La lettura che stai svolgendo adesso è arricchita da tutte le conoscenze che hai maturato nel frattempo e spero anche dai miei due successivi libri, con i quali La mente temporale compone una trilogia che mi auguro abbia una sua coerenza.

  3. libera.mente ha detto:

    Parlare e non dirsi. A volte capita di non capirci.nulla. sí sarà solitudine e la corsa ad ostacoli per schivarla

    • diegod56 ha detto:

      è vero, a volte il linguaggio fallisce nello scopo, ma penso che spesso in quel caso il linguaggio viene usato più per celare che per mostrare, come puo’ capitare con un linguaggio ostentatamente tecnico o difficile, del resto le relazioni non sono sempre d’armonia, ma anche di attrito, dissonanza, inimicizia

  4. Devo leggere qualcosa di Biuso.

    • diegod56 ha detto:

      penso che intanto sia interessante visitare il sito, dove sono disponibili molti materiali, per i libri, credo solo «contro il ’68» sia disponibile in digitale, ma ne riparliamo, oggi ho poco tempo, cara Marina

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