grecisti e filosofi (di conseguenza?)

Tanto Leopardi quanto Nietzsche erano grandi grecisti, e non è un caso. Il filosofo con i baffi non era un professore di filosofia e in qualche modo non lo era neppure il genio di Recanati. Ci ho messo tanto a capire come lo studio del greco e dei suoi testi è un modo difficile ma potente, insostituibile forse, per essere autentici pensatori. Pensatori europei intendo. Purtroppo nella mia svogliata, irrequieta, dispersiva giovinezza il greco è passato come un fastidioso problema, uno stiracchiato, consueto, rimando a settembre, girone di recupero per gli studenti di seconda scelta. Ora che finalmente sono anziano certe faccende le capisco meglio, ma son rassegnato: ero un mediocre. Ma Nietzsche e Leopardi, sarebbero stati grandi senza conoscere il greco classico? Leopardi forse sì, Nietzsche forse no, perchè lui ha scavato nella grecità e la grecità probabilmente ha scavato in lui. Perdonatemi, tutti scrivono sciocchezze sul Nietzsche, quindi anch’io.

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meno scrivo, meglio è
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7 risposte a grecisti e filosofi (di conseguenza?)

  1. poetella ha detto:

    perdonatissimo!
    Adoro le tue sciocchezze!

  2. Sara ha detto:

    Il Nietzsche di Colli, ovviamente.

  3. Giuseppe Albano ha detto:

    Io penso che tu abbia invertito la questione. Nietzsche, da grande filologo quale era, ovviamente non poteva non conoscere il greco, ma il suo amore per Eraclito e compagni, gli venne dal suo modo di sentire la vita, vicino a quello di questi nostri grandi antenati. D’altra parte, nell’ottocento, era molto diffusa una autentica venerazione per i greci antichi, una venerazione, tuttavia, che portava ad una visione sterile del loro pensiero. Nietzsche si affrancò da quel clima e, in un certo senso, dalla lingua greca stessa, scrivendo, pensando e confrontandosi con i suoi pari dell’antichità, con la sua lingua (il tedesco) e le sue problematiche di uomo moderno.

    • diegod56 ha detto:

      grazie davvero del commento molto interessante; in effetti la mia preparazione sul greco classico è da liceale di basso rango, quindi non sono attendibile; però io penso che nei greci vi fosse già, in qualche modo, una riflessione giusta per l’uomo in tutte le epoche, non «moderno»

      • Giuseppe Albano ha detto:

        D’accordo con te. Infatti ho voluto dire, nel mio commento sopra, che Nietzsche ha saputo cogliere proprio ciò che di “vivo” – di universale – esiste nel mondo greco antico, a differenza dei suoi contemporanei che “sterilizzavano” quella cultura attraverso una semplice “passione” da collezionisti del pensiero, senza individuarne quei tratti che valgono ancora oggi, come hai ricordato tu.
        P.S. Per quanto riguarda il greco, io conosco a stento qualche lettera del suo alfabeto grazie al fatto che viene usata nella matematica. Ho una preparazione da diplomato di liceo scientifico, perché tale sono: un diplomato in maturità scientifica.

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