come uno stupido videogame

Li vedo a frotte sul filobus, ragazzini oppure ragazzine, col loro smartphone, il loro mondo. La loro scanzonata, crudele, aspra allegria, che spesso nasconde solitudini, intrecci, rapporti di alleanza, sudditanza, amicizia, paura. Il nostro mondo i giovanissimi, quando non li sfrutta come potente nicchia di mercato, in pratica li parcheggia, li tiene in un mondo a parte. I fatti di cronaca ci mostrano ragazzi giovanissimi che, nel modo peggiore certo, dall’anonimato, dal non essere nessuno, passano ad una notorietà globale, mondiale. Mi ricordo del mio vecchio barbiere quando mi raccontava della sua infanzia, in Calabria. Cominciò ad aiutare alla bottega di barbiere a 6 anni. Ricordava con affetto, ridendoci su, delle punizioni e delle reprimende del suo maestro di bottega. È ovvio che son contrario al lavoro minorile, piaga disgustosa del nostro tempo, legata per esempio ai metalli rari con cui si fabbricano i nostri spaziali smartphones. Penso però che in passato i ragazzini, magari anche sulla spinta della dura necessità di contribuire al sostentamento, erano coinvolti nel mondo degli adulti. Oggi i giovani, i giovanissimi, stanno parcheggiati in un mondo a parte, avvelenati dalla sensazione di esser considerati un problema più che una risorsa (dove lo troviamo un lavoro per tutti questi qui? Ci si domanda nel nostro mondo tanto idiota quanto ipocritamente burocratizzato). La politica è ripiegata a coltivare il succoso bacino elettorale dei pensionati, il mercato ovviamente è una macchina che produce desideri effimeri per poi venderne l’effimera soddisfazione. E questi ragazzi? Questa voglia di vita fresca che li spinge, se non coltivata, amata, coinvolta, diventerà sempre più voglia di morte, come uno stupido videogame. Ma il mondo in cui son nati, non l’han fatto loro, l’abbiamo fatto noi.

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meno scrivo, meglio è
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7 risposte a come uno stupido videogame

  1. poetella ha detto:

    … che angoscia

  2. diegod56 ha detto:

    sono riflessioni un po’ amare, cara Lucia e cara Trame, comunque c’è anche un riferimento alla lettura di un bel libro di Galimberti, dal titolo «L’ospite inquietante» che tratta anche questi temi

  3. popof1955 ha detto:

    Da poco sono rientrato da una vacanza in Sicilia, ebbene sono stato dal barbiere e parlando del più e del meno mi ha detto che, ora che si avvia verso i 40 anni ed essendo rimasto senza lavoro, ha ripreso in mano il mestiere imparato da ragazzo. A quel tempo credo impervessassero le palline battenti (clic clac).

    • diegod56 ha detto:

      ottimo popof, come penso tu sappia bene, il barbiere è un posto dove si apprende molto degli accadimenti del vivere; le palline battenti erano terribili…

  4. Quando ero dai miei nonni, il mio compito mattutino era andare a fare la spesa. Più un divertimento che un lavoro, però mi sentivo importante e responsabile .

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