gabbiani e gabbianacci

Nell’estate del 1967 tracciavo col gesso, sull’asfalto nuovo della periferia, la pista della corsa coi tappini. I pantaloni erano rigorosamente corti e le ginocchia sbucciate. Desideri amorosi come freschi fiotti di vita già m’attraversavano, ma era nebulosa, indistinta, ingenua voglia. Nei mangiadischi delle ragazzine più grandi girava il vinile di Nico e i Gabbiani. Canzoncina senza pretese, ma di enorme successo. Ora chi legge questi ricorducci di poco conto si domanderà: e allora? La petite madeleine stavolta è un cestino della spazzatura, anzi un gabbianaccio tanto grosso quanto privo di paura che ha rotto il sacchetto, sparso il contenuto attorno. Nel 2016, per lo meno in questa città, a nessuno verrebbe in mente di chiamare il suo complessino «i gabbiani», visti gli accadimenti. Nel 1967, invece, il bel pennuto maestoso in cielo, si prestava alla poesia. Come siamo cambiati, da allora!

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meno scrivo, meglio è
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3 risposte a gabbiani e gabbianacci

  1. poetella ha detto:

    i gabbiani, invece, sono sempre gli stessi.
    Solo un po’ di più…

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