ermeneutica, come l’orto

Un dipinto, un’opera d’arte figurativa, un disegno, hanno fascino se sanno far risuonare qualcosa in te che osservi. Non è un processo istantaneo, c’è un tempo necessario al disvelamento. A volte qualche minuto, a volte qualche giorno. Poi se il dipinto è parte del tuo mondo (nel senso heideggeriano del termine), allora anche dopo molto tempo è capace di risvegliare, suscitare, evocare. Così come accade per l’orto, è indispensabile, di quanto in quanto, rigirar le zolle, con sudore, entusiasmo e fatica.

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meno scrivo, meglio è
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6 risposte a ermeneutica, come l’orto

  1. Daniela ha detto:

    vero,succede spesso per un’opera d’arte ma anche per il passo di un libro che nel tempo si rilegge con un’altra chiave di lettura
    Buona domenica Diego

  2. Pasquale ha detto:

    Diego caro rifletti; per leggere un’opera d’arte, sia quella che sia, non di rado occorrono anni e anni e un lento, sì, processo di maturazione del soggetto, di coltivazione, eccola; così la chiamava il M° Gavazzeni. Gli anni non bastano mai, i confini n on ci sono, varcata una linea ci si accroge che non c’era, tutta immaginazione e idealismo. Per di più sta tutta nel soggetto la possibilità di “farsi entrare” nel mondo dell’opera, anche nel senso di opera lirica. L’opera non entra mai nel tuo mondiciattolo e a ben guardare nemmeno nel suo. “Siamo da sempre ciò che ci manca”, diceva Carmelo Bene. L’opera d’arte è oltre; oltre il confine, se è tale, salvo il confine desiderato sia la ringhiera:i “Gerani sul terrazzo dello zio Ettore a Lenno”; le canzonette prosopopaiche di De André, mi spiace cara el mè ligure lombardo ma sono solo canzonette senza un briciolo di pensiero musicale, che è ciò che distingue la musica per le orecchie, gli orecchioni, gli orecchianti dalla musica e basta. È il soggeto che deve prendersi la briga di varcare ogni confine, se può, se vuole, se è curioso di conoscere. Oppure, per citare il pittore cinese Hsiao Chin, che ho conosciuto ieri, ha ottant’anni e fa un astrattismo sublime, a chi non è curioso di educarsi ( tirarsi fuori) “cazzi suoi”. O si tratta di stare al passo dell’arte al servizio del popolo. Forse a te piacerebbe in un rigurgito donmilanista. Ma anche lì è tutta da vedere. Il più delle volte l’arte di servizio era al servizio del Lunačarskij in servizio, che peraltro era l’opposto che popolare. To’ guarati questa meraviglia e indovona chi è./Users/pasquale1/Desktop/IMG_0305.jpg

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