l’impero virtuale

È un bel testo sull’Internet, tema centrale la pervasività di alcuni social network, ma è anche occasione per riflessioni sul momento storico, sul potere, sulla politica, anzi direi sulla biopolitica (e questo «bio» lo voglio sottolineare).

Detto molto in sintesi: ogni colonizzazione, per dirsi compiuta, deve imporre ai sudditi, ai colonizzati, l’immaginario di cui è portatrice. Questo è sempre accaduto, alla conquista del ferro e del fuoco, alla forza esercitata nella sua brutale immediatezza, deve succedere la conquista dell’immaginario, l’innesto nella profondità delle menti dei nuovi miti, delle nuove icone, sì che i conquistati, abbracciati i nuovi valori, lascino nell’oblìo ogni nostalgia per le antiche identità. Non è infrequente che ai colonizzati sia interdetto l’uso della propria lingua, nella consapevolezza di quanto la lingua è un potente presidio dell’identità.

A questo punto, immagino, qualche felice utilizzatore di facebook, whatsapp o twitter alzerà il sopracciglio mormorando: ecco il solito intellettuale che si lamenta di tutto! Non mi ha conquistato nessuno, non ho subito alcuna coercizione, ero liberissimo quando mi sono iscritto!

Ma la conquista non è avvenuta col carro armato o con le bombe al fosforo (per fortuna), ma è stata comunque efficace, attraverso l’arma della pervasiva persuasione. La potenza della promessa, in cambio di poco (poi ci torniamo su questo «poco») di un’esperienza di vita e di relazione aumentata, facile e appagante.

«La prima cosa da osservare è che, a differenza del colonialismo novecentesco, quello dell’impero virtuale costruisce il suo dominio a partire da una proposta commerciale; proposta che a prima vista non veste la divisa dell’aggressione ma, al contrario, promette con voce suadente come la serpe biblica “le delizie dell’accrescimento di realtà e di un nuovo mondo”, di una maggiore libertà nelle comunicazioni e la possibilità di un protagonismo affacciato sul mondo» (pag. 94)

Mai nella tormentata storia del rapporto fra gli uomini e i poteri costituiti s’era raggiunta una così capillare raccolta di dati personali. Le nostre vite, cioè le nostre personalità, sono merce preziosa, profili da rivendere a chi organizza una pubblicità mirata, costruita al volo sulle probabili declinazioni dei nostri desideri. Dalla messe dei profili sempre più perfezionati si distilla la pubblicità mirata, ma anche, si impongono, con suadente amabile scaltrezza, il linguaggio, il modello antropologico, il planetario modello d’umanità acquirente. Sembra di dare poco, per avere in cambio tanto tripudio di connessione e tecnologia, ma quel poco è molto, quel poco sono le nostre vite passate ai raggi x.

«Diciamolo chiaro: l’oligarchia dell’impero non si pone limiti. Le internet company vogliono per sé le persone in quanto tali; le vogliono in quanto protesi organiche, biologiche, dei terminali web che a esse hanno in precedenza venduto. In sostanza vogliono mettere a valore tutta la loro vita» (pag. 92)

Una nervatura emotiva attraversa il testo, ed è il richiamo alle relazioni calde, corporee, nella consapevolezza che la vera emozione dell’essere assieme non puo’ scaturire se non dai corpi reali. Corpimente, scriverebbe l’amico filosofo A.G.Biuso.

Il testo contiene, come ultima istanza, l’esortazione a preservare un immaginario fecondo, libero, intriso d’una libertà autentica. Il Curcio, questo va chiarito, non cade nell’illusione russoviana della libertà umana originaria, ma aderisce al modello marxiano di un’umanità in continua autopoiesi, che sempre si ricrea, sempre s’innova all’interno dei processi storici, dei reali, corporei, rapporti sociali.

Ma il testo, seppur breve nelle pagine, è ricco di molteplici spunti, qui non posso tediare oltre. Qui sul web chi scrive lungo non ha capito come funziona.

Renato Curcio
L’impero virtuale
sottotitolo: Colonizzazione dell’immaginario e controllo sociale
Editore: Sensibili alle foglie, 2015
pagg. 110

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2 risposte a l’impero virtuale

  1. tramedipensieri ha detto:

    Uso e consumo di umani, altroché…se non è colonizzazione questa!
    Preso nota del libro, grazie
    Buona serata
    .marta

  2. diegod56 ha detto:

    grazie a te, cara marta; in effetti il testo non è «anti-internet» ma ne promuove, per così dire, un uso consapevole

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