festina lente [consiglio di lettura]

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La suggestiva immagine della tartaruga che porta sul dorso la vela è all’inizio delle considerazioni di Lamberto Maffei. Mi riferisco al breve e prezioso testo «Elogio della lentezza», edito dal Mulino nel 2014. La figura allegorica, osservata a Firenze nel corso di una sana passeggiata autoterapeutica fra i tesori d’arte della capitale dei Medici, raffigura il celebre motto latino «Festina lente». Velocità e lentezza, la cui saggia combinazione rappresenta un modo efficace ed opportuno, per tutte le creature ma in primis per gli umani, di vivere, di agire, di organizzare la propria vita. Il Maffei è un neuroscienziato, è qualcosa di importante (non ricordo la qualifica, chiedo scusa) alla Normale di Pisa, per cui di sicuro è un competente. Tema di fondo è la divaricazione, la lacerazione che negli ultimi anni si puo’ osservare fra la velocità imposta dalla tecnologia e la velocità (o lentezza, dipende dal punto d’osservazione) della mente umana.

Il cervello umano è dotato sia di strutture rapide che di strutture lente. Quelle più lente sono dislocate principalmente nell’emisfero sinistro, lì dove si collocano le aree del Broca e del Warnick, lì dove si è sviluppata la capacità del linguaggio. Per Maffei (e per molti altri studiosi) è stato proprio il linguaggio a render possibile lo sviluppo del pensiero razionale, la capacità di sviluppare ipotesi astratte. Solo con il linguaggio si è potuto apprendere la temporalità, la successione, il concatenarsi di cause ed effetti. Sono processi che richiedono una qualche lentezza, la lentezza di un ragionare critico, vigile, cosciente. Il cervello umano è dotato, ovviamente, anche della capacità di risposte rapide, immediate, anticipate rispetto al livello cosciente. Risposte evolutivamente più antiche, innestate nel profondo della filogenesi. È ovvio che per scappare rapidi alle fauci d’una belva per evitare d’esserne la colazione non c’è tempo di riflettere e ragionare. Gli istinti immediati li proviamo tutti. Ricordo bene il desiderio di fagocitare la merendina del compagno di banco, però poi interveniva il ragionamento (è meglio evitare se no lo dice alla maestra e sono guai). La partizione dell’encefalo in due emisferi corrisponde, ovviamente molto a grandi linee, alla partizione fra il cervello che medita e ragiona (il sinistro) e il cervello che vive l’emozione e il desiderio immediato (il destro).

A questo punto il testo diventa «politico» perché focalizza la relazione fra l’attuale sistema economico, basato sul consumo forsennato, e lo stimolo subdolo di caratteristiche cerebrali istintive, e la colpevole svalutazione delle caratteristiche più evolutivamente recenti, quelle del ragionamento e della riflessione critica. Consumare stupidamente, in preda ad un desiderio acritico, è diventato indispensabile per non far crollare il PIL, il castello di carta di un’economia basata sullo spreco.

Su questo tema il Maffei ricorda un interessante esperimento svolto sui topi. Non amo gli esperimenti sugli animali, ma questo è assolutamente interessante da descrivere. I topi, come gli umani, hanno nel cervello le strutture che innescano la gratificazione, il piacere. Ai topi sono stati collocati elettrodi stimolatori collegati ad un pulsante. Il roditore impara presto che quel pulsante innesca la gratificazione, non riesce a smettere, trascura anche il nutrirsi ed arriva morire pur di non smettere. L’autore ci ricorda come gli umani a volte fanno la fila di notte per essere i primi a comprarsi quel telefonino o quell’altro aggeggio «al passo con i tempi». C’è un regresso nei comportamenti umani, il consumismo non è un banale «vizio», è proprio una regressione antropologica, il cervello arcaico che si prende la rivincita sul cervello ragionante. Tutta colpa di quella maledetta fretta, frenesìa.

«Sappiamo che proprio per la sua filogenesi il cervello umano possiede sia meccanismi ancestrali rapidi di risposta all’ambiente, automatici o quasi automatici, sia meccanismi più lenti, comparsi successivamente. I primi sono in gran parte inconsci, mentre i secondi sono frutto di ragionamento. In modo del tutto contraddittorio, tuttavia, il trend delle società cosiddette avanzate sembra assegnare ai primi una posizione predominante ed è opinione generale che insistere sulla rivalutazione dei secondi significhi invertire la freccia del progresso […] e sia solo segno di un’attitudine tipicamente simile al rimpianto del passato. In questa situazione andare controcorrente risulta faticoso, anche se seguire il gregge puo’ essere triste e offensivo per il proprio cervello e produrre insoddisfazione fino ai sintomi depressivi.» (p. 14)

Credo che il Maffei abbia ragione. Hanno tutti voglia del tutto e subito. Se per caso hai letto fino a qui, vuol dire che sei ancora in tempo a salvarti, perchè so bene che sull’internet i testi lunghi non li legge quasi nessuno.

Lamberto Maffei
Elogio della lentezza
Il Mulino, 2014
pp 120

L’immagine viene da qui:
https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Festina_lente?uselang=it

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meno scrivo, meglio è
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7 risposte a festina lente [consiglio di lettura]

  1. poetella ha detto:

    … io sì.
    Anche se credo d’avere il lato destro del cervello molto più sviluppato del sinistro…
    :-(

  2. tramedipensieri ha detto:

    Interessante…
    Credo che tu ne abbia parlato anche in un altro post. Ma potrei ricordare male…

    • diegod56 ha detto:

      sicuramente, cara trame, queste tematiche sono presenti ripetutamente nei miei irrilevanti appunti; e del resto anche i libri su questi temi spesso richiamano gli stessi studi più famosi al riguardo

  3. Chiosa impeccabile! D’altra parte, siamo continuamente spinti a ottenere tutto e subito. Vedi, per esempio, le pubblicità.

    • diegod56 ha detto:

      grazie dolce princy; in effetti il maffei cerca di dimostrare come l’apparato pubblicitario incardini la sua efficacia su caratteristiche specifiche della strutturacerebrale e contribuisca anche ad una modifica «profonda» della stessa

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