la donna che trema [quasi recensione]

«Nel maggio 2006, sotto un nitido cielo azzurro, mi sono messa a parlare di mio padre, che era morto da più di due anni. Appena ho aperto la bocca, ho cominciato a tremare violentemente. Ho tremato quel giorno e ho tremato altre volte. Sono la donna che trema.» (p. 194)

«Chiaramente, il sé è molto più grande del narratore interno. Tutt’intorno all’isola di quel narratore autocosciente c’è il vasto mare dell’inconscio, di ciò che non sappiamo, che non sapremo mai o che abbiamo dimenticato. Ci sono molte cose in noi che non possiamo controllare o modificare, ma ciò non significa che creare una narrazione per noi stessi non sia importante. Nel linguaggio rappresentiamo il passare del tempo come lo percepiamo – era, è, sarà. Possiamo astrarre, pensare e narrare. Mettiamo in ordine i nostri ricordi e li associamo, e quei frammenti disparati acquisiscono un proprietario: l’ “io” dell’autobiografia, che non è nessuno senza un “tu”. Dopotutto, per chi narriamo?» (p. 193)

«rimane controverso rispondere alla domanda “cosa è un sé”. Il neuroscienziato Jaak Panksepp sostiene che gli esseri umani abbiano un fulcro del sé al di fuori del linguaggio ma cruciale per uno stato di consapevolezza conscia; la regione grigia periaquedottale del cervello è davvero minuscola, ma quando subisce una lesione, risulta danneggiata anche la consapevolezza conscia. Anche Antonio Damasio accetta l’esistenza di un fulcro del sé, ma la collocazione che propone è lievemente diversa. Entrambi concordano sul fatto che questo sé centrale non è il sé autobiografico, e nemmeno la persona che dice o scrive “Mi ricordo”. (p. 185)

«Il linguaggio che utilizziamo è tuttavia cruciale per la nostra comprensione, e molti modelli intellettuali usati per spiegare come funzionano le cose in noi esseri umani sono limitati, inadeguati, o del tutto ottusi. Categorie, confini, distinzioni e metafore come scale, radici, teatri, computer, progetti, macchinari o stanze chiuse sono necessari e utili, ma devono essere riconosciuti per quello che sono: immagini che facilitano la comprensione, che necessariamente escludono, distorcono o fraintendono una realtà ambigua, in continuo cambiamento. […] Eppure la storia ci ricorda che qualsiasi astrazione ha un prezzo. I medici hanno bisogno di diagnosi, di nomi per i gruppi di sintomi, e così pure i pazienti.» (p. 181)

Citazioni da «La donna che trema» di Siri Hustvetd, Einaudi 2011, trad. G.Guerzoni

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
Questa voce è stata pubblicata in ironia culturale. Contrassegna il permalink.

2 risposte a la donna che trema [quasi recensione]

  1. Sempre su questo argomento , ho letto Il cervello anarchico di Soresi (tuo gentile omaggio) e ne sono rimasta entusiasta. L’ho persino consigliato ai miei medici!

    • diegod56 ha detto:

      cara Marina, in effetti in alcuni passaggi anche questo libro tocca le medesime tematiche, anche se lo stile è completamente diverso e sicuramente l’ambiente «italiano» di Soresi ci è più prossimo; se ci pensi bene, anche il tuo libro più famoso «voglio arrivarci viva» ha molti passaggi dove il rapporto corpo/mente è essenziale, laddove una vicenda profondamente ed anche duramente «fisica» si intreccia con le tante riflessioni sul senso del proprio esistere, del proprio vivere

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...