noi stessi a noi stessi

Ricordo bene mia madre, diceva sempre che ai bambini bisogna parlare e che debbono anche ascoltare (salvo rare eccezioni) tutte le conversazioni degli adulti. Mia madre amava parlare, e oggi, a distanza di tanti, tanti anni sono convinto che avesse ragione. Il linguaggio nel suo articolarsi, il nesso fra domande e risposte, le ipotesi e finanche le ironie, scolpisce la mente, incardina meccanismi in quell’evento inscindibile che è l’insieme mente/cervello. Il verbo «scolpire» lo usa più volte lo scienziato Boncinelli ed io lo adotto volentieri, ma credo che linguaggio e senso del «sè» coincidano, io sono il mio linguaggio. Non usiamo le parole solo per comunicare agli altri, per iscritto o con la voce, ma anche e soprattutto per narrare noi stessi a noi stessi. Senza un narratore interno saremmo solo inconscio, solo sensazione, sensazione a volte anche vivida, lacerante, sublime, spaventevole, ma senza l’interna narrazione che ti dice «questo mi accade, quest’altro è accaduto e quest’altro forse accadrà» non saremmo noi stessi, ma un’altra forma di esistenza. Amo le sensazioni, amo la vita, ma è un film che vedi bene solo se sai scrivere e leggere i sottotitoli. Per questo scrivo, per esistere appieno.

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meno scrivo, meglio è
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2 risposte a noi stessi a noi stessi

  1. Bellissima riflessione !

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