le parole e le persone

Le parole sono una mappa che ti permette di esplorare una persona. Ma la persona, è le sue parole? Per alcuni, più o meno lacaniani, sotto le parole non c’è nessuno. In effetti bisogna intendersi: non siamo qualcuno, qualcosa, ma l’evento, l’epifania di un nulla immenso.

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5 risposte a le parole e le persone

  1. kalosf ha detto:

    Ma se siamo l’epifania di un nulla, siamo perciò un tutto. E se siamo un tutto, le parole sono l’immagine frammentata di questo assoluto. E se il Tutto si esprime nel nulla, nell’esanimento, allora questo Tutto deve necessariamente conoscere la morte. E se questo tutto per essere nulla, conosce la morte, allora questo è inizio di salvezza. Ciao Diego. Siamo Epifania. Hai ragione. Di un Evento Epifanico di adesione al nulla.

    • diegod56 ha detto:

      grazie Kalosf carissimo

      la questione «salvezza» mi pare importante, e non l’avevo inclusa nel mio orizzonte, mentre mi pare ricorra nelle tue eleganti e non banali pagine di testo e immagini

  2. Pasquale ha detto:

    L’immagine dell mappa si associa a qualcosa di definitivo, una carta che non può mutare, un io cui la maggior parte delle persone è affezionata fino al punto di identificarvisi di crederci. È la mia personalità, gorgheggiano. Le parole per loro natura, tu hai studiato il greco, associ/abili/ate costituiscono mandala il cui destino è disfarsi ma ricostituendosi come in un caleidoscopio. Mutabili, mutevoli, dipendono da un soggetto che non passa due volte per lo stesso ponte. Words are full of echoes, memories, associations, disse Virginia Woolf, Craftmanship, BBC, 1937. https://soundcloud.com/brainpicker/words-the-only-surviving.
    Con un po’ di pratica di analisi, ci si rende conto che la catena delle parole, parola per parola, è il filo di Arianna che del centro nel labirinto ci rivela il bordo, l’orizzonte degli eventi di un buco nero. Ma il buco si sottrae all’indagine o ne moriremmo. In un hic et nunc in perpetua rotazione, a volte in un nunca, mai. Quanto alle salvezze, mmmm da che cosa bisognerebbe salvarsi, è roba da ciclopidi monocoli la salvezza; a meno che la teologia non si riveli come discorso sul niente e sia come è, solo parole prive dell’obbligo di rappresentare. Dunque la teologia sarebbe la migliore dimostrazione che non c’è dio. Shakespeare sa bene che “We are such stuff as dreams are made on; and our little life is rounded with a sleep.” La Tempesta a4/s1, 148–158. In quel sonno lievita quell’inconscio che per Lacan, è costituito come un linguaggio, ma non è esso né una cosa né un dove. Un noi? Un corpomente?
    In conclusione, cfr.https://www.youtube.com/watch?v=31iQQTPY-kA, il n’y a d’être que dans le language tale che le minimum qu’on puisse dire c’est que tout ce que s’édifie entre ces animaux dits humains est construit, fabriqué, fondé sur le language.
    Ancora auguri. Il befano P.

  3. Pasquale ha detto:

    Sì volevo fare il lipizzano da piccolo, ma non mi hanno ammesso alla scuola per difetto di due gambe. Abbracci equini. F.to Friedrich N.

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