deve «rendere»

È un argomento delicato, sicuramente quel che scrivo non puo’ piacere a tutti. Inadatto ad un poeta, come tema, ma qui non ci facciamo mancare niente. Veniamo al dunque.
Sicuramente alcune banche hanno truffato i loro clienti, raccontando loro:
«guarda che bella questa roba qui: si chiama obbligazione subordinata; niente paura per il nome, son quisquilie formali, quel che è certo è che rende bene ed è sicura; rende e non rischi, vecchio mio» e poi a bere insieme all’osteria (anche l’oste le ha prese, sai?)»
Più o meno è andata così e, in effetti, i clienti sono stati delle vittime. Non ci piove.
Ma c’è una questione generale che vorrei aggiungere e che, forse, sfugge, anche se stà sullo sfondo ed è fondamentale.
Nelle chiacchiere fra pensionati (pensionati buoni, tutta gente che ha beneficiato del sistema retributivo) s’ode spesso, se si parla di palanche, il verbo «rendere». Una strana lamentela che circola sul filobus o sulle panchine ai giardini è che i BOT non rendono nulla, e insomma se impresti i soldi allo Stato questi rendono una miseria.
A mio avviso una parte ipergarantita e ben prepensionata della plebe ha assorbito bene, fino al midollo, la grande illusione, la grande menzogna impartita nei favolosi anni ’90. I soldi che fanno i soldi, i soldi che devono rendere, altrimenti son collocati male. Attenzione: anche un 2% in più in finanza è molto.
Certo la colpa è di certe banche, per gli eventi accaduti e anche per certi risvolti drammatici. Ma sullo sfondo c’è l’antropologia d’una plebe viziata, imbevuta dei miti, delle false verità da cui son scaturite le catastrofi umane e finanziarie dal 2007 in poi. Pensare che il denaro deve rendere è immorale, per tutti, non solo per i pescecani di Wall Street.
Naturalmente qualche vittima è proprio innocente, ma il pensar comune diffuso non lo è.

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meno scrivo, meglio è
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9 risposte a deve «rendere»

  1. kalosf ha detto:

    Si. Sono d’accordo… Se poi aggiungi interessi enormi… Bè li dovrebbero accendersi in testa talmente tante lucette che un albero di Natale è niente…

    • diegod56 ha detto:

      ovviamente, ottimo kalosf, io non giudico i singoli e la loro storia particolare, ma una mentalità diffusa, spesso assorbita in buona fede, che vede le questioni in modo distorto

      certo grandi interessi si muovono dietro queste faccende, ma se le persone cosiddette comuni fossero più informate e coscienti, anche questi interessi avrebbero meno gioco facile

  2. semprecarla ha detto:

    Se ogni persona pagasse per le azioni sbagliate, senza sconti, talune kakate assurde e disumane cesserebbero.

    • diegod56 ha detto:

      io penso, cara semprecarla, che sicuramente chi compie atti disonesti non deve pensare d’essere impunito e magari anche premiato con liquidazioni favolose; però anche la mentalità collettiva è importante, è l’humus che fa crescere, secondo le collettive inclinazioni, la buona o la cattiva pianta; in Italia vige una sorta di assoluzione collettiva: tutti furbi, tutti colpevoli, quindi nessuno è colpevole

  3. Pasquale ha detto:

    Colpito nel segno buon Diego.
    Non ricordo più in che punto Lao Tze dice che il saggio non gioca.
    E si arriva alla tua conclusione. Ad essa completare ci sarebbe da aggiungere che il gioco è più complesso del semplice confronto tra il fronte dell’antropologia d’una plebe viziata, imbevuta dei miti, e quello di un misto fritto di squaleria. Non c’è secondo me contrapposizione, i cornuti di oggi, avendone la possibilità mezzierebberro i cornuti di domani. Il furore, l’avidità sono nella nostra eredità antropopòlogica. Non considerarsi mai molto migliori aiuterebbe a tenersi alla lontana dalle mischie. Ma il vizio di forma mentis comune è che se qualcuno assassina è matto ma noi, ma noi; se qualcuno truffa è farabutto ma noi ma noi, se altri devasta ah ma noi ma noi… da qui si arriva a io e gli altri che nell’immaginario sono sempre colpevoli. Emerge anche dai commenti che ti riservano i tuoi fans. Tutti virtuosi… solo perchè forse non hanno avuto l’occasione di tirare il grilletto o troppo vigliacchi per farlo. Avere paura di sé, ecco là un possibile “quovado”. Non credi?

    • diegod56 ha detto:

      Grande Pasquale, la potenza del tuo scrivere ricalca con tratto più sapiente del mio ciò che ho tentato di raffigurare. Mia madre morì molto giovane, ma aveva già qualche frase da ricordare: «quanto siamo magnanimi con noi stessi» diceva ogni tanto. Secondo me il non assolversi facilmente è già qualcosa. Parliamo di finanza, allora. Io e la mia signora negli anni «buoni» facemmo un piccolo investimento pensando che «rendesse». Andò male, nel senso che in pratica 5 milioni di lire son diventati 2 milioni scarsi. Ebbene, io pensai: abbiamo rischiato, ben ci stà, fare i lagnosi per questo sarebbe davvero una perdita, la perdita della visione onesta delle cose, la perdita del meno peggio di noi. Come dire: virtuosissimi non si puo’ essere, ma credersi buoni e vittime è la vera colpa. Certo il «ma noi» sono le due paroline viscide che a me non piacciono.

  4. Pasquale ha detto:

    Che brava mamma. Al bacio.
    Petrolini-Senza “orore” di se stesso-

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