il conto

Il bello dell’infanzia è la mancanza di informazioni realistiche sul mondo. I personaggi che ruotano attorno, genitori, nonni, zii, sembrano grandi, forti, durevoli, nulla sospetti delle loro fragilità, delle paure che nascondono i loro sorrisi. Il piccolo mondo domestico è il mondo stesso. Perfino se, per accidente, sei esposto alle brutte storie del telegiornale, queste sembrano lontane, aliene, altri mondi. Durante gli anni tempestosi dell’adolescenza stai protetto da quell’incoscienza, quella sensazione d’esser invulnerabile tipica dell’età. Vitalità pericolosa ma indispensabile detonatore per lanciarsi nella vita. La cosiddetta età adulta si manifesta, in estrema sintesi, con la consapevolezza che il mondo è complicato e che te la devi cavare con una certa fatica, insomma sai che la pacchia è finita. Vivere è bellissimo, amare è bellissimo, respirare è bellissimo, la vita è una grande fortuna, ma il prezzo è salato e prima o poi il conto arriva. Chi ha cominciato a pagare per tempo, chi è maturato per tempo, patisce meno di chi ha fatto finta di niente, eterno ragazzo, perchè poi il conto si paga tutto assieme. Sono convinto che l’amicizia aiuti, e va coltivata, senza l’egoismo subdolo come chi, da bambino, si nascondeva all’angolo del cortile per non dividere la merenda con gli altri. Dare è conveniente, l’egoismo è la gabbia che ti costruisci da solo.

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meno scrivo, meglio è
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6 risposte a il conto

  1. pasquale ha detto:

    Scusa Diego no, hai una visione idealistica dell’infanzia e un po’ di tutto. Ancorchè la nostra di infanzia, magari sia stata tutta una bella idea, sai benissimo che si cancella, si equivoca, si crede ciò che pare meglio a sostenere il piccolo sé in formazione. Anche i cosiddetti traumi sono in larga parte nostra invenzione.Questo al calore di un focolare protetto. In Siria non so. Ascolta il bel documentario “I bambini sanno”. Poi, perchè insisti a parlare del’esistenza al superlativo assoluto. E semplicemente quello che ti capita a renderla ciò che ti piace o ti dispiace. È l’unica cosa da cui siamo posseduti e che in qualche misura possediamo. ma questo, tranne che per i cattolici, non la renda aggettivabile, nè in un senso nè in un altro. SAlvo apputno avere bisogno di vie attrezzate per arrampicarsi. Ma perchè mai: l’età, ciò che non hai afferrato di Hillman, serve a andare a fondo, a camminare in lungo non in alto. Non ci sono sconti da ottenere nè conti da pagare. Le circostanze si circostanziano da sè. Si muore e basta, via. È una seccatura ma non sempre. A chi va tutto bene e a chi ogni passo costa fatica e frustrazioni. Io ne so qualcosa ma non mi ritengo per nulla sfigato. Certo ho più perso che vinto ma ho imparato a distinguere un’opera in legno del tardo ‘500 da una sedia dell’Ikea e tanto mi basta. Vedere che cosa se ne fare, di tutto. La disillusione avviene nella misura in cui ti sei raccontato e quante storie. Ma è naturale; la difficoltà è allenare e conservare la capacità prospettica consapevoli del punto da cui esercitiamo la vista.
    Durante una passeggiata notturna a Milano, Celibidache e Gavazzeni conversando, ecco che il primo osservando fuori da un portone una di quelle targhe targa che cantano “qui visse e morì il maestro…”interroga il Gavazzeni:”Gianandrea cosa pensi che scriveranno sul nostro portone quando non ci saremo più?” E il Gavazzeni( uomo di acume estremo):”Sul tuo non avrei idea, sul mio affittasi”! Vai a Portovenere, passeggia, respira l’acqua che spruzza se è agitata e rallegrati che ci sia la grotta di Byron e la focaccia in via Roma, se ancora c’è il fornaio. Non fare il Mahler. Amen

  2. dascola ha detto:

    Mi scuso, sto allenando le lenti multifocali e faccio più errori del solito. Ciao.P

  3. diegod56 ha detto:

    un commento bellissimo, l’ho letto volentieri, ma per commentarlo ho bisogno di tempo e oggi ne ho poco; certo che la nostra infanzia è in gran parte una nostra ricostruzione tendenziosa, però è vero che sembra lunghissima, questa è una sensazione diffusa

    gli errori sono come certi graffi sui caratteri che noi grafici ci mettiamo apposta a volte, a nostalgia dell’imperfezione analogica, insomma stanno bene

  4. diegod56 ha detto:

    in effetti, caro Pasquale, io ho il difetto di vedere tutta l’esistenza come una «caduta» dal mondo dell’infanzia nella cosiddetta vita adulta, e di quest’aura nostalgica si nutre buona parte del mio scrivere; senza osare paragoni fra il mio scribacchiare e l’arte di un grande, mi sento abbastanza in consonanza con W.Benjamin e la sua magnifica «Infanzia berlinese». Purtroppo non so il tedesco, ma anche in italiano ben tradotto lo amo moltissimo.

  5. dascola ha detto:

    Fai una bella analisi, potrebbe essere la montagna russa della tua rinnegata adulzie. Il luna park in cui ci si aggira volentieri e con un ruolo preciso. Prova.

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