La zona di confine

Forse in questo scritto perderò la fama di scrittore dalla penna alata ed elegante. Ma per la scienza ogni sacrificio è degno.
Nutrendo costante interesse al rapporto fra la mente e il corpo ed apprezzando il concetto di «corpomente» così ben calibrato negli scritti dell’amico (e filosofo di prima grandezza) prof. A.G. Biuso, non posso non soffermarmi in uno dei «luoghi» dove questa intensa correlazione si manifesta. Tutti noi, seppur in genere celato alla vista di amici e conoscenti, siamo dotati d’uno sfintere d’uscita e, prima circostanza notevole, alla nostra mente obbedisce. Facciamo il caso di trovarci ad una cerimonia, oppure semplicemente sul tram, insomma in un posto dove sarebbe spiacevole abbellire il mondo esterno del nostro prodotto. Quasi sempre (per fortuna) la mente puo’ dire al coscienzioso sfintere: «aspetta, non è il momento, fra dieci minuti siamo a casa». Attenzione, l’aggettivo «coscienzioso» non è a caso. A questo punto però è d’uopo rilevare che l’immenso e complesso lavoro dell’intestino non avviene sotto il cielo dell’alata coscienza consapevole. Il cervello dell’intestino (organo dotato di una rete neuronale autonoma e potente) guida tutto il processo che, sul finale, arriva nei paraggi dello sfintere «cosciente». Ebbene, a coadiuvare lo sfintere ben conosciuto da tutti, c’è un altro sfintere, una porta antecedente, che non è informata e non è interessata alle circostanze esterne: non gli interessa se siamo in filobus o al matrimonio del cugino Carmine. Però agisce con sibillina efficacia: rilascia nello spazio fra i due sfinteri una piccola quantità di prodotto e lì una potente struttura nervosa avverte il cervello se è un’essenza solida o gassosa. Quindi, sul tram, un rumorino, un piccolo assolo di sax, nella confusione, ce lo possiamo permettere, mentre se c’è silenzio rimaniamo in silenziosa attesa.
Puo’ apparire poco poetico tutto questo, però a pensarci bene è interessante, quasi magnifico, ragionare su come l’evoluzione abbia portato a questa ingegnosa «doppia porta» dove il gran lavoro incosciente e il pensiero cosciente si incontrano, si modulano. Una delicata e complessa zona di confine, dove le due vite si intrecciano.
Dopo questa interessantissima spiegazione penso che molti andranno in bagno con maggiore consapevolezza. Gran cosa la cultura.

Lettura consigliata: «L’intestino felice», Giulia Enders, ediz. Sonzogno 2015

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meno scrivo, meglio è
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4 risposte a La zona di confine

  1. kalosf ha detto:

    Libro dall’enorme successo…

  2. diegod56 ha detto:

    penso abbastanza meritato, caro kalosf, perchè ha anche non banali implicazioni antropologiche e filosofiche

  3. dascola ha detto:

    Mah, ho l’impressione che si faccia tuttavia del dualismo: Il termine corpomente, lo elimina o, come si usa dire oggi, lo bypassa. Quanto agli sfinteri, mi pare che, con maggiore consapevolezza e acume, cento anni fa il “filosofo” Groddeck abbia riassunto la questione con un “anche le belle donne scoreggiano”; che la dice lunga, a mio modo di vedere. Goodbye. P.

    • diegod56 ha detto:

      un po’ di dualismo c’è, pasquale carissimo, ma non in senso cartesiano, bensì semplicemente le due vite, quella a livello cosciente, un sottile strato, e quella a livello incosciente ma potentissima, complessa, ricchissima anche di sapienza che non vede nel cervello «alto» il suo perno ma nel cervello di cui è dotato l’intestino; quindi ripensare l’umano mutandone la geografia, la mappa concettuale

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