È ora di ricominciare a scriverlo.

Nessun apprezzamento per regimi e apparati che hanno portato molte sofferenze a tante persone. Ma l’idea, il principio, la visione che definiamo «comunista» è, di per sè, bellissima ed anche conforme alla natura umana. È ora di ricominciare a scriverlo. Quando ci sediamo intorno al tavolo, fra amici, a nessuno viene in mente di non suddividere equamente il cibo. Moltissime società umane sono essenzialmente comunistiche, anche quando esiste una gerarchia di comando. Ovviamente esiste un istinto sano di possesso individuale, ma quello sano non puo’ andare oltre quel che posso toccare, portare con me. È assurdo che una terra, una valle, un posto, una sorgente, appartengano a qualche entità lontana, a qualche soggetto giuridico solo perché sta scritto su un pezzo di carta bollata. Il mondo è di tutti e tutti appartengono al mondo. L’assurdo del mondo di oggi è l’incongruenza fra una tecnologia sempre più raffinata, incredibilmente capace di sollevare l’uomo dalla fatica e la distribuzione irrazionale, ingiusta, perversa dei benefici. Potremmo esser felici su questo bellissimo pianeta, e per esserlo dovremmo essere in larga misura «comunisti». Ciò che è morale è anche razionale.

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meno scrivo, meglio è
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5 risposte a È ora di ricominciare a scriverlo.

  1. kalosf ha detto:

    Il “Comunismo” trova le sue radici in quelle che erano le origini ebraiche di marx. L’idea fondante infatti si ritrova nel “Giubileo ebraico”, nel quale tutto veniva restituito alla comunità ed ai gruppi che la componevano inizialmente. Era un’idea di fede “folle” che non venne mai attuata nella storia, se non poche volte e con esiti disastrosi. Eppure l’orizzonte di senso era bellissimo: la restituzione di ogni cosa per ricominciare. Era una sorta di nuova creazione. Il Comunismo nasce da lì. Ogni cosa viene restituita perchè tutto possa essere condiviso. La sua realizzazione è stata catastrofica, poichè come “il giubileo”, la visione comunista è in fondo una visione di fede, realizzabile perciò solo in un altro momento della storia umana, non certamente in questo mondo. Ciò che scrivi sulla nostra situazione è corretto, poichè il problema parte dal fatto che la re-distribuzione della ricchezza è inattesa. Ma qui forse l’immagine non sarebbe quella del giubileo, ma quella della “condivisione dei pani e dei pesci”. Ciascuno porta ciò che ha e lo mette insieme. Un’economia nuova, un mondo nuovo.

  2. E’ vero, l’idea è bellissima. E non bisogna certo smettere di inseguire l’utopia, cose che un tempo sembravano impossibili si sono realizzate, almeno in parte e sempre in maniera imperfetta, ma comunque… ho letto da qualche parte che ancora esiste una tribù praticamente sconosciuta, di cui si sa però che è forse l’unica a non aver mai combattuto alcuna guerra nella sua storia. Forse la tecnologia un giorno costruirà una strada possibile. Non la demonizzo sicuramente, la uso e in una certa misura la amo persino. Però a volte mi sembra che il progresso tecnologico sia andato di pari passo con un “progresso” anche nella sopraffazione. A partire dalla clava, spesso le nuove invenzioni avevano origine nel desiderio di essere più forti degli altri per poterli meglio distruggere. Che poi possa essere utilizzata anche, al contrario, per rendere migliore la vita, penso sia senz’altro vero. Ma per rendere possibile la “restituzione” o la “condivisione” nel senso di cui parlate, bisognerebbe che ognuno sentisse profondamente dentro di sé, senza bisogno di alcuna “fede” che la vita ha in sé un senso, per il solo fatto di esserci, e che questo dovrebbe condurci a volere il meglio per noi stessi e per gli altri. Ma poi tutto, anche il pensiero, anche la conoscenza, può portare a meraviglie o catastrofi. A volte non mi capacito che un essere capace di cose tanto splendide possa essere poi capace di cose altrettanto terribili…

    • diegod56 ha detto:

      io credo che un certo quid di violenza ed aggressività sia anche parte del naturale corredo genetico dell’uomo, così come accade per tutte le creature, quindi una condizione irenica assoluta è impossibile, ma sono altresì convinto che un’organizzazione sociale che persegue, anche nell’imperfezione, la giustizia, porti più facilmente al vivere in pace e concordia; per altro il mio scritto va inteso come un’esortazione a non vergognarsi più delle «belle idee» dopo decenni di cinismo barattato per realismo

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