la mente, un crocevia

Nonostante tre guerre, nonostante brevi ma spiacevoli soste in galera ad ogni cambio di regime, il mio nonno era sempre allegro. Con la sua beffarda cadenza livornese, a tavola sentenziava ogni tanto che non serve farsi del sangue cattivo. La sua strategia difatti lo fece campare molto, molto a lungo. Le sue esortazioni a non prendersela mi sono tornate in mente leggendo la nuova edizione, presso UTET, d’un testo di giustificato successo: «Il cervello anarchico» scritto dal medico e scienziato Enzo Soresi. È anche una bella autobiografia su una vita di combattimento, in prima linea, contro il cancro al polmone. E dallo studio del complesso rapporto fra la mente e l’apparato immunitario, il lavoro di questo importante medico e studioso apre squarci di luce su un tema affascinante: il rapporto fra il pensiero, la parola, il linguaggio e le complesse dinamiche degli strumenti biologici di equilibrio e difesa di cui ogni corpomente è dotato. Il termine «corpomente» lo prendo a prestito dal filosofo A.G. Biuso, perché a mio avviso perfettamente consono. E i termini spesso in queste pagine condensano concetti importanti, prendiamo ad esempio la disciplina definita «psicobiologia», e lo vediamo laddove ci si riferisce al «danno biologico primario» che è, detto in parole povere, un danno permanente dovuto ad una primissima infanzia priva di apporti affettivi essenziali.

«Questo nuovo modo di concepire la costruzione anatomica del cervello in senso psicobiologico è la nuova chiave per interpretare il danno biologico primario. L’approccio psicobiologico, infatti, tiene conto delle modificazioni organiche indotte dalle relazioni esperienziali ed emozionali sul cervello in particolare nei primi 3 anni di vita quando i neuroni si posizionano nelle aree specifiche di appartenenza. Una disarmonica costruzione anatomica di alcune strutture cerebrali, legata ad una presa in carico da parte della madre disaffettiva o patologica, puo’ essere la premessa allo sviluppo ad una patologia organica in età adulta» (pag. 78)

La mente è dunque un crocevia dove si intreccia la vicenda storica individuale con la vicenda biologica individuale, con il complicato e delicato coordinamento di informazioni e stimoli che il cervello intrattiene con l’apparato nervoso, con l’apparato immunitario, con le complesse funzioni endocrine. Ma se c’è questo intenso scambio di informazioni, così essenziale per la salute, ci deve essere anche una memoria, una conoscenza incorporata sempre in elaborazione, e su questa memoria biologica molto c’è ancora da scoprire, anche se è evidente quanto è importante.
Fra i molti temi affrontati sono molto interessanti le considerazioni sull’effetto placebo. Considerazioni nate dai molti casi reali affrontati, nella lotta quotidiana contro la sofferenza dei pazienti. Tutti sappiamo (o crediamo di sapere) cos’è l’effetto placebo, però pensiamo che il paziente sta meglio «per suggestione», come illuso da un inganno, mentre il dato scientifico mostra come l’effetto sia concreto, biologicamente effettivo, oggettivo. Di qui l’interesse che Soresi manifesta per alcune medicine tradizionali, dove la cura «suggestiva» mostra efficacia, dimostrando ancora una volta la potente correlazione fra mente e salute, fra le parole e la corporeità.

Soresi ci narra anche la storia di una donna, un’artista, purtroppo uccisa ancora giovane dalla malattia, con la quale ebbe un’intenso rapporto affettivo. Un’occasione per scandagliare l’affascinante questione della mente artistica, una mente dove accadono anche eventi biologici rilevanti. Detto molto in parole povere (le mie), il cervello dell’artista spesso tiene più aperte certi canali di conoscenza, certe finestre di percezione, rispetto a quanto non accada nel cervello delle persone cosiddette normali. È una faccenda chimica, concreta, e quel che si acquista da un lato lo si paga da un altro, perché ogni squilibrio è pericoloso.

Questa importanza del rapporto fra pensiero, parola e salute l’autore l’ha tenuta sempre a mente nel rapporto con i suoi pazienti, cercando sempre di rapportarsi con buonumore, giovialità. In effetti lo sapeva bene anche il mio nonno, anche se non era uno scienziato, ma sicuramente sarebbe andato d’accordo col professor Soresi.

Enzo Soresi
Il cervello anarchico
Presentazione di Umberto Galimberti
UTET, 2013
pag. 215

Interessante l’opportunità, acquistando il libro, di poter scaricare senza cleptofili sovrapprezzi, la versione e-pub. Non amo le versioni per lettore elettronico, prediligo assolutamente il cartaceo, però in questo caso l’idea è apprezzabile. Puo’ essere comodo anche per estrarre le citazioni (anche se io ritengo utile la fatica di ricopiare, per assorbire meglio lo scritto).

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
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2 risposte a la mente, un crocevia

  1. Argomento interessante sul quale ho ragionato spesso. Cerco l’e-pub e lo compro. Grazie!

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