le mani della madre

Anzitutto un plauso all’Art Director Cristiano Guerri. Un collega grafico, molto più preparato e bravo di me, di cui però colsi fin dagli inizi le qualità. Bella la copertina del saggio «La mani della madre» di Massimo Recalcati, edizioni Feltrinelli. Mi garba assai la combinazione di arancio, nero e bianco su cui è basato il progetto.
Ma veniamo al libro. Recalcati è un autore di successo, ed io, invidioso intellettualino di provincia, son sempre un po’ diffidente, ma in effetti è un bel testo, scritto bene, comprensibile, ricco di riferimenti non privi di fascino.
Le mani, già, le mani. In fondo appena nati siamo letteralmente nelle mani della nostra mamma. Queste mani ci lavano, ci accudiscono e, soprattutto, ci accarezzano. C’è una frase che ricorre nel testo, una bella sintesi: «dalla madre del seno alla madre del segno». Immagino come questi vezzi paralacaniani a qualcuno provochino un leggero fastidio nei visceri, almeno così mi accade di solito, ma invece stavolta le parole sono giuste, è una pregevole sintesi. Come accade in tutti i mammiferi il seno della mamma ci nutre, ci fornisce il sostentamento, ci rende satolli e pigramente addormentati. Ma ancor più importante, spiega Recalcati, per noi che abbiamo la sfiga d’esser umani, è il segno. Quando ancora noi non siamo in grado di sapere di esistere, cominciamo a costruire quell’insieme di segnali, quel grumo di segni che definiremo «io», proprio da come lo sguardo di nostra madre, la parola di nostra madre, ci accetta, ci desidera, ci conferisce un senso.
Il testo poi cerca di tratteggiare un profilo di madre equilibrata, che non è totalmente votata al figlio con l’effetto di soffocarlo e nel contempo soddisfa non tanto ogni minimo impulso, ma la necessità essenziale di sentirsi accettato, utile, amato ma non fagocitato. Importanti esempi di queste problematiche sono accennati e sviluppati, nel cinema e nella letteratura. Belle pagine su Medea, classico fondamentale per capire la femminilità nella sua spaventosa essenza (e le colpe maschili che la fanno tracimare).
Mia mamma non è più da tanti, tanti anni, ma certo non ho scordato le sue mani ormai deboli e il suo ultimo, muto, sorriso.

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meno scrivo, meglio è
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5 risposte a le mani della madre

  1. poetella ha detto:

    io ricordo quelle della mia che correvano sul pianoforte, ancora a quasi 90 anni!
    le mancaa un mese per compierli quando…

    e ancora suonava!

    • diegod56 ha detto:

      proprio nel testo di cui stiamo ragionando, cara Poetella, c’è diversi riferimenti ad un famoso film di Bergman dove le protagoniste sono una figlia ed una mamma pianista

  2. dascola ha detto:

    Sì ma Diego, la mamma pianista, la Charlotte di Sinfonia d’autunno è ascrivibile al novero delle madri coccodrillo, non a quello delle signorine felicite; a metà del film non sai più a chi vorresti mettere le dita negli occhi se a questa o alla figlia Eva. Quanto a Recalcati tu sai che è tuttaltro che un paralacaniano. Trattasi con Di Ciaccia e Miller di uno dei massimi esegeti e discepoli di Lacan. Il suo di Recalcati è il caso, per sua stessa ammissione di uno che scrive cose molto difficili con l’intento di essere chiaro a tutti quelli che da piccoli erano considerati, come lui, dei deficienti. L’ho conosciuto ed è un uomo molto ma molto intelligente, gradevole, piacione, coltissimo e viziato solo da un vezzo, non quello di Lacan, quello di sapere di piacere e non far niente per dispiacere alle signore che lo adorano. Gli passerà forse. Quanto a Lacan, uno che ha scritto, Tra un uomo e una donna interccorre l’a-muro, non può non essere un genio. Non trovi?

    • diegod56 ha detto:

      pasquale, pasqualissimo amico, io autoironizzo im po’, ma recalcati è fantastico, consiglio a tutti di mettersi comodi, magari un bel ventilatore, e ascoltare questa conferenza bellissima

  3. dascola ha detto:

    Uh grazie. L’ho conosciuto qui a Lecco a un seminario sull’insegnamento a seguito del suo bellissimo volume, l’ora di lezione. Allora ti piace. Ace.

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