parole desuete, ma sacrosante

«Voi dovete essere contenti. Oggi entra nella scuola un piccolo italiano nato a Reggio di Calabria, a più di cinquecento miglia di qua. Vogliate bene al vostro fratello venuto di lontano. Egli è nato in una terra gloriosa, che diede all’Italia degli uomini illustri, e le dà dei forti lavoratori e dei bravi soldati; in una delle più belle terre della nostra patria, dove son grandi foreste e grandi montagne, abitate da un popolo pieno d’ingegno, di coraggio. Vogliategli bene, in maniera che non s’accorga di esser lontano dalla città dove è nato; fategli vedere che un ragazzo italiano, in qualunque scuola italiana metta il piede, ci trova dei fratelli.» (Cuore, De Amicis, pag. 21, Edizione gratuita)

Non entro nel merito delle questioni tecniche inerenti i provvedimenti del Parlamento sulla scuola. Non è nelle mie competenze, e non amo scrivere per slogan, anche qualora fossero giusti. C’è un punto però, nella prospettiva disegnata dal Renzi, che proprio debbo rifiutare, in quanto contrario ai miei principi. Si afferma, se ho capito, che una scuola sita al centro di Milano deve essere diversa da una scuola collocata nella periferia socialmente problematica di una città del Sud. È, secondo me, il principio contrario di quel che deve essere la scuola. La scuola deve essere elemento unificante, struttura salda e percepita come inflessibile rispetto alle problematiche contingenti. In ogni scuola, in ogni aula, in ogni luogo di quel tempio laico del sapere che deve essere, ogni giovane deve trovare gli stessi valori, le stesse certezze, lo stesso senso dello Stato, la stessa «religione» civile. Ricordo l’episodio di «Cuore» del De Amicis, al riguardo. Pagine intrise di una certa retorica, parole desuete e fuori moda. Ma io penso fuori moda, penso libero per questo. La scuola deve essere una e indivisibile, come la patria di cui è fondamentale strumento di educazione dei giovani cittadini. Per questo, non amo la regionalizzazione della scuola e amo le pagine di De Amicis, e non me ne vergogno.

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meno scrivo, meglio è
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9 risposte a parole desuete, ma sacrosante

  1. Julo d. ha detto:

    La scuola deve essere unificante, non monolitica. Trovandosi in situazioni diverse, proprio per giungere ad una unità deve essere diversa: a problemi diversi si devono dare soluzioni diverse.
    Quindi io sono d’accordo sul fatto che la scuola del centro di Milano deve essere diversa da quella di un paesino della Barbagia o delle Madonie.
    Devono essere diverse, ma entrambe di eccellenza, entrambe di serie A.
    Invece si finirà che quella di Milano sarà di serie A+, mentre quella del paesino meridionale (o di una qualunque altra periferia) sarà di serie Z–.

    Pace e benedizione
    Julo

    • diegod56 ha detto:

      «a problemi diversi si devono dare soluzioni diverse.»

      questo è vero, Julo carissimo, ma io ho l’impressione che si intenda la scuola troppo come una struttura di assistenza sociale, mentre il suo ruolo non si puo’ esaurire a quello

      se la scuola la si concepisce come una entità che deve «rimediare» e non come una entità che deve «plasmare», agire positivamente, se ne snatura la motivazione

      ovviamente io parlo da cittadino semplice, poi nel merito puo’ parlare solo chi è un professionista ad essa dedicato

      • Julo d. ha detto:

        Vedo che abbiamo la stessa idea, anche se la esprimevamo in maniera diversa.
        Il guaio con la scuola è che da anni è stata privata del suo ruolo formativo, ed è stata trasformata in area di parcheggio sia per gli studenti che per i professori (demotivati, privati della dignità della loro funzione, che da maieutica è diventata burocratica,ecc ecc).
        È stata trasformata nella causa dei mali dei giovani. Quando un ragazzo fa una cazzata tutti, giornali per primi, a domandarsi dov’era la scuola, a stracciarsi le vesti sullo stato della scuola. Mai nessuno che prenda a calci nel culo chi ha fatto la cazzata e soprattutto che abbia il coraggio di indicare i principali responsabili: i genitori!!!

        • diegod56 ha detto:

          nel complesso sono d’accordo, anche se un po’ del fardello delle responsabilità lo ravvedo nei sindacati, nelle componenti autonome e corporative

          va bene caro Julo, direi che di scuola ho già scritto anche troppo, vista la mia competenza limitata

  2. Leggere “Cuore” farebbe bene a ragazzi e genitori.

  3. dascola ha detto:

    Nello stupidario renziano ciò che hai rilevato non è il peggio. Ma senza dubbio sintomo di quello che quel ragazzino è. Nuddo ammiscato cu’ nnenti. Ma parla parla parla il bambolo; pare uno di quei fastidiosi viaggiatori che in treno si siedono per attaccare bottoni alla tua giacca che già ne ha. Quanto alla scuola, ci sono dentro e aspetto la rovina. Gentile, un intellettuale, un filosofo discutibile fu l’ultimo a darle un assetto, altrettanto discutibile ma orientato a farne un pilastro del paese. Fu ammazzato per le sue posizioni successive. Si sa, un po’ di razzismo a parole. Oggi nessuno li ammazza più i ministri della pubblica istruzione. Sono di deflagrante ignoranza, ma si trovano in tutti i supermercati.
    Abbracci
    La piccola vendetta lombarda.

  4. dascola ha detto:

    Diego dai, è la forza della disperazione senza che speranze siano concepibili.P.

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