gli umani, semplicemente, sono se stessi

Ogni tanto la «A» nel cerchio sventola in cortei, oppure appesa alle finestre d’uno stabile occupato, oppure vergata in fretta su un muro, oppure nel giubbotto di qualche ragazzo dall’aria un po’ ribelle.
Ma aderire al movimento anarchico, è possibile oltre l’ingenuità, è possibile sviluppando un pensiero ed una critica efficace del presente? È un dovere provarci, altrimenti si sconfina nel folklore metropolitano, in una marginalità giocosa, in una frangia tollerata e irrilevante del panorama politico. Ovviamente a rifondare un pensiero anarchico efficace e pregnante ci puo’ provare chi ha i mezzi intellettuali e culturali per farlo. Ci prova, con un breve ma denso saggio, il filosofo più libero e indipendente (fuori dallo schema destra/sinistra) che leggo da tempo: Alberto Giovanni Biuso.
Il saggio è parte del volume «La pratica della libertà e i suoi limiti» edito da Mimesis. Un ricco volume che reca firme anche assai famose, come ad esempio Serge Latouche e Noam Chomsky.
Il saggio di Biuso ha per titolo «Anarchismo e antropologia. Per una politica materialistica del limite.» Titolo perfetto, già di per sè ottima sintesi, ma ora mi spiego meglio. Venticinque pagine dense che ripartono laddove inizia l’errore di ogni utopia: un’idea della natura umana ingenuamente (e spesso colpevolmente) astratta. Riprendendo l’intuizione nietzschiana occorre accettare e ripartire dalla natura biologica di quel momento della storia della vita che è l’essere umano. La lunghissima filogenesi ci lega alla storia della vita e molto di quel che siamo e crediamo di pensare liberamente viene da lì. Gli uomini non sono buoni (per vederla col celebre ginevrino) e non sono neanche cattivi (per vederla con Hobbes), ma semplicemente sono se stessi, intessuti del loro istinto. Ogni tentativo di rifondare l’umanità è finito male, perchè piegare la natura umana ad un modello astratto, incardinato in ferrea legge statale, non ha generato che macchine di potere mostruose, totalitarismi dagli esiti disastrosi. La ragione, questa caratteristica umana così preziosa, se utilizzata per un progetto irrealizzabile di rifondazione dell’umano, diventa lo strumento del dominio implacabile.

«La celebre espressione di Goya secondo cui el sueño de la razon produce monstros puo’ certo significare che il “sonno” della ragione genera mostri ma anche riferirsi al “sogno” della ragione che puo’ produrre mostri altrettanto temibili se conduce alla pretesa di una totale sottomissione del vivere, del sentire, del pensare ad una razionalità che si crede immobile ed è invece sottoposta al variare delle filosofie e dei tempi. Il compito di un’antropologia libertaria consiste, pertanto, nel cercare di comprendere com’è costituito e come si struttura il comportamento umano senza che idee preconcette di qualunque tipo (dalla fiducia roussoviana al pessimismo hobbesiano) ostacolino la scoperta della verità, qualunque essa sia.» (p. 117)

Ma se i totalitarismi del ’900 hanno fallito, non è che i sistemi cosiddetti democratici (in realtà liberisti, non libertari e neanche liberali…) non abbiano espresso, a partire dalla seconda metà del ’900, forme di dominio altrettanto efficaci e pervasive. È il dominio del consumismo, della decostruzione delle personalità attraverso una falsa libertà: la libertà di desiderare ed acquisire senza freni, l’oscenità di un’adolescenza mai cresciuta, l’allevamento pernicioso di umani senza nerbo, ipnotizzati dallo spettacolo di cui sono le comparse.
Quale anarchismo allora? Quale coscienza libertaria ha un senso? La risposta di Biuso è alla fine abbastanza semplice: occorre ragionare sull’uomo per quello che è, un essere vivente che deve vivere sul pianeta in equilibrata coesistenza con gli altri viventi, e rivalorizzare il sociale, la vera natura sociale (e non statale) dell’uomo, a partire dalle comunità reali, vive, in simbiotico rapporto col territorio.
Non so se davvero (questo è il mio pensiero) possa partire da qui un anarchismo sensato ed efficace, ma di certo la riflessione è comunque la premessa di ogni politica che sia davvero, onestamente, umana.

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meno scrivo, meglio è
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4 risposte a gli umani, semplicemente, sono se stessi

  1. Biuso ha detto:

    Caro Diego,
    ti ringrazio di cuore per aver voluto parlare qui di questo libro e del mio saggio.
    Lo hai fatto in modo assolutamente corretto, cogliendo con chiarezza il problema che ho voluto affrontare -un problema centrale per un progetto anarchico incarnato negli anni Dieci del XXI secolo- e la direzione che ho cercato di indicare.
    Spero che da questo annuario di “Libertaria” emerga che, sì, “è possibile oltre l’ingenuità, è possibile sviluppare un pensiero ed una critica efficace del presente”, come tu giustamente chiedi e ti chiedi.
    Grazie davvero.

    • diegod56 ha detto:

      Vorrei ribadire per chi ci legge, caro Alberto, che oltre al tuo saggio, di grande interesse, vi sono molti contributi assolutamente importanti (e non solo le firme più «famose»)

  2. dascola ha detto:

    A entrambi segnalo il discorso di Pablo Iglesias ieri sera a Madrid. Si trova in ilfattoquotidiano. Un abbraccio P.

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