il cucchiaino scomparso

sodioecloroi

Osserviamo bene quei numeretti che ho cerchiato. Chiedo perdono ai tanti che queste nozioni le sanno benissimo, ma questo è il blog di chi fu liceale un po’ somaro, al quale fa bene ripassare. I numeretti indicano il numero di elettroni che, nel sodio e nel cloro, girano sull’orbita esterna dell’atomo. Il termine «orbita» è solo una metafora perchè la faccenda è più complessa, ma va bene per noi ex liceali somari. Tanto per darmi delle arie aggiungo che il cloro sta nella colonna degli alogeni, e il sodio in quella degli alcalini. I due elementi vanno spesso d’accordo, tanto che se la spassano insieme di frequente nel comune sale da cucina (ovvero cloruro di sodio). E perchè vanno d’accordo? La spiegazione è nel numero «magico» 8. Infatti la tensione a completare l’orbita esterna con otto elettroni, rende molto amici due elementi che sono complementari: il sodio ne ha 1, il cloro gli altri sette.

Buona parte della chimica, almeno nei fondamenti, si spiega in questa voglia di rubarsi o di unire gli elettroni da parte degli elementi. E molto lo si puo’ capire osservando una delle più eleganti e geniali intuizioni della storia della scienza: la cosiddetta tavola periodica degli elementi. Nel suo libro «Il cucchiaino scomparso» Sam Kean prende proprio le mosse dalla tavola periodica, la usa come una mappa geografica e storica. Osservando la tavola si legge, in filigrana, la vicenda, le passioni, le glorie, le meschinità, dei tanti scienziati che, una casella alla volta, hanno riempito lo schema che, con geniale intuizione, aveva predisposto Mendeleev. Anche Meyer puo’ vantare la paternità della mappa ma per varie ragioni nella storia e nell’immaginario collettivo ha prevalso il geniale scienziato russo. Del resto anche la biografia, si sa, fa la sua parte nel conferire l’aura leggendaria.

«Nato in Siberia nel 1834, ultimo di quattordici figli, perse il padre a tredici anni. Fin dall’anno della sua nascita, la madre, Maria Mendeleeva, dovette accollarsi il peso della famiglia (il marito infatti, diventato cieco, percepiva una misera pensione). Con atto di coraggio per la mentalità dell’epoca, riaprì la vecchia vetreria di famiglia, e si mise a dirigerla, unica donna tra operai che prendevano ordini da lei. Alla fine la fabbrica fu distrutta da un incendio. La donna, riponendo le ultime speranze in Dimitrij, il figlio più sveglio, lo spinse in sella a un cavallo per quasi duemila chilometri, attraverso le steppe e gli Urali innevati, alla conquista di Mosca e dell’università migliore… che non accettò il ragazzo a causa delle sue origini siberiane. Senza perdersi d’animo, Maria Mendeleeva si rimise in sella insieme a suo figlio e cavalcò per altri cinquecento chilometri fino a San Pietroburgo, dove c’era l’università frequentata un tempo dal padre. Lì ebbe la soddisfazione di vedere il figlio immatricolarsi e poi morì.» (pag. 59)

Il volume di Sam Kean è una ricchissima raccolta di vicende umane e di efficaci spiegazioni sul merito delle scoperte di tanti grandi della scienza. Un aspetto particolare, che colpisce, è il contributo delle donne, alla faccia di certi preconcetti stupidi che le vedono più inclini alle lettere ed altre discipline «sentimentali». Sono tante le storie di donne scienziate che troviamo, cito solo ad esempio la vicenda di Maria Goeppert-Mayer che riuscì a capire i comportamenti del nucleo dell’atomo, lungamente ritenuto molto meno «agitato» degli elettroni. Gli enormi progressi odierni nella fisica sub atomica si debbono a questa donna che fu a lungo ritenuta dai colleghi non più che una dilettante di pregio. Perfino quanto, assai meritatamente, le fu assegnato nel 1963 il nobel per la fisica, un giornale ebbe il coraggio di titolare: «Una madre di famiglia di San Diego vince il premio Nobel».

Un libro molto corposo e ricco, due righette d’un ex liceale un po’ somaro servano solo come esortazione alla lettura. Cos’è il cucchiaino scomparso? Nel libro c’è scritto.

Sam Kean
Il cucchiaino scomparso
Adelphi, 2012
Traduzione Luigi Civalleri
pp. 410

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
Questa voce è stata pubblicata in suggerimenti e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a il cucchiaino scomparso

  1. tramedipensieri ha detto:

    Mi incuriosisce non poco la storia…
    Il tuo incipit è un ottimo invito alla lettura di tutto il post….
    Ma tu guarda l’invidia di certi uomini .discienza. “Una madre di famiglia di San Diego…” mah…

    grazie
    buona serata

  2. Sono convinta che conoscere le storie personali dei grandi scienziati ci aiuterebbe ad amare di più le materie scientifiche.

    • diegod56 ha detto:

      sai cara Princy che è vero? io mi sono appassionato alla chimica leggendo questo libro, materia che al liceo non amavo per niente (e lei non amava me…)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...