libertà non è un concetto astratto

Sul giornale del bar, sbirciando oltre il cappuccino altrui, ho letto che per un esame alla tirodie, nella struttura pubblica, si va al dicembre 2016. Mi è venuto in mente leggendo, dopo averlo preso sul banco della libreria che frequento, un libretto gratuito, meritoriamente pubblicato da Laterza. «La libertà individuale come impegno sociale» di Amartya Sen, un importante economista. Libertà non è concetto astratto, la libertà è fatta del respiro, del cibo, del riposo e del movimento di corpi vivi. Fra i vari interessanti spunti mi piace riportare quello che collega la libertà non al semplice reddito, ma alle reali possibilità di una vita accettabile. Un esempio eclatante è la situazione negli Stati Uniti. I dati non sono recentissimi, ma penso che rispetto a vent’anni fa comunque la situazione non è certo migliorata.

«Per esempio, le strutture sociali per l’assistenza sanitaria negli Stati Uniti sono più deficitarie di quelle di altri paesi molto più poveri, e questa carenza si ripercuote su particolari gruppi, quali i neri. Gli Stati Uniti possono anche essere il secondo paese del mondo in termini di prodotto nazionale lordo pro capite, ma la speranza media di vita alla nascita della popolazione statunitense è minore di quella di una dozzina di altri paesi. […] Anche le disparità che stanno dietro questo valore medio sono piuttosto notevoli. Ad esempio, nella fascia di età compresa tra 35 e 54 anni, i neri hanno un tasso di mortalità pari a 2,3 volte quello dei bianchi. Gli uomini hanno meno probabilità di raggiungere i quarant’anni nei sobborghi neri di Harlem a New York che nell’affamato Bangladesh. E questo avviene nonostante che, per quanto riguarda il reddito pro capite, i residenti ad Harlem siano molto più ricchi di quelli del Bangladesh.

Se si accetta che la libertà individuale (ivi compresa la libertà positiva di vivere senza una mortalità prematura) sia un impegno per la società, allora bisognerebbe prestare attenzione molto maggiore all’erogazione di servizi sanitari e di istruzione negli Stati Uniti. […] Le esperienze di paesi così diversi come Cina, Costa Rica, Giamaica, Corea del Sud, Sri Lanka e lo Stato del Kerala in India, mostrano chiaramente quale vasta portata possano avere gli effetti della pianificazione sanitaria e interventi pubblici diversificati nell’accrescere la possibilità delle persone di vivere a lungo, nonostante i redditi bassi. Ed è anche istruttivo osservare come l’apertura verso il sistema di libero mercato nell’economia agricola cinese a partire dalle riforme del 1979 abbia sì condotto a un rilevante aumento della produttività in agricoltura, ma anche a un decadimento dell’esteso sistema sanitario pubblico. Proprio mentre per il cibo e la produzione agricola pro capite si registrava un’impennata all’inizio degli anni Ottanta, in Cina si è interrotta la rapida discesa dei tassi di mortalità rispetto al periodo precedente la riforma.» (p. 40)

Il concetto attualmente in voga di libertà distorce con forza il vero significato della parola stessa. Un uomo è libero se puo’ vivere decentemente, non se puo’, molto ma molto teoricamente, diventare ricco. Il mercato come unico sinonimo della libertà è uno dei modi per non perseguire affatto la libertà.

«I limiti del meccanismo di mercato nel distribuire servizi sanitari e istruzione sono stati in realtà discussi per molto tempo in economia (ad esempio, da Paul Samuelson e Kenneth Arrow). Ma è facile perdere di vista questi problemi nella attuale euforia per il meccanismo di mercato. Il mercato puo’ effettivamente essere un grande alleato della libertà individuale in molti campi, ma la libertà di vivere a lungo senza soccombere a una malattia che puo’ essere prevenuta richiede una gamma più ampia di strumenti sociali.» (p. 41)

Questo testo fu scritto negli anni ’90, nella piena euforia che la finanza e il mercato potessero sbrogliare ogni matassa e distribuire una facile pioggia di benessere sugli umani. Ora sappiamo che non è così, e stiamo a leccarci le ferite.

Amartya Sen
La libertà individuale come impegno sociale
Laterza, 2015 (prima edizione italiana 1997)
pp. 65
Edizione Gratuita

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meno scrivo, meglio è
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