c’è ancora

«Posso dare uno sguardo? È bello questo piccolo hotel.»

«Guardi pure», sorrise un bel giovine, poco oltre i trent’anni, dal bancone.

Trentatré anni fa non c’erano 4 stelle. Un piccolo, modesto alberghetto d’una via laterale, non lontano dalla Piazza del Duomo. Un posto pulito, ma decisamente alla buona. Senza il telefonino, si combinava nell’incertezza degli appuntamenti col telefono a gettoni. Mi aspettavi lì, davanti all’Hotel P., ero in divisa, un soldatino fra i tanti, sparsi in libera uscita. La doccia, poi l’amore fresco e fremente dei vent’anni, profumo buono di sapone, di pelle giovane. Dalla finestra le campane, la sera, l’aria antica d’una cittadina nel cuore di Toscana. Poi di fretta alla stazione, i tuoi ti aspettano, e per me la caserma. Dai che a giugno finisce, sarà una grande estate, vedrai.

«Buona serata, bello davvero l’hotel, forse ci torneremo, e grazie»

«Si figuri, buona sera a lei»

Certo, non siamo più quelli lì, ma almeno l’albergo c’è ancora.

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meno scrivo, meglio è
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6 risposte a c’è ancora

  1. dascola ha detto:

    Che dispiacere Diego. Quanti rimpianti. Non riesci a lasciar perdere. Non sei proprio contento di avere superato tutto questo e, almeno un po’, in buona salute. Un abbraccio P.

    • diegod56 ha detto:

      A me piacciono i ricordi, caro Pasquale, e poi sono un materiale adatto per scrivere. È bello aver vissuto, probabilmente più bello nel ricordo che quando c’eri davvero. Sono un gozzaniano accanito, grande Pasquale, non posso migliorare.

  2. Pasquale ha detto:

    Hmmm certo noi siamo memoria, nessuno più di me lo può capire, tranne Alberto, ma mi pare che in te alberghi un’inclinazione a tornare indietro, appunto con rammarico, come se tu avessi perduto, invece che guadagnato. Il processo di allontanamento è a volte doloroso, capisco, comprendo in me l’elaborazione del lutto di sé…sono anche più vecchio di te e non hai idea di quanto poco ci voglia per essere differenti. Già, forse è questo, ti mancano un po’ di anni. Ah ah. Ti saluto dal molo o dal battello, non ne sono ancora certo. P.

    • diegod56 ha detto:

      si carissimo, sono così; in treno amo l’ultimo vagone, dove guardi i binari che sfuggono nel passato, viaggio sempre rivolto all’indietro

  3. Massimo ha detto:

    Caro Diego,

    mi permetto di segnalare un post del Prof. Woland su questo tema: la nostalgia e il rimpianto.
    Mi piacerebbe leggere i pareri degli amici del blog.

    Un abbraccio.

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