Oriente, dentro

«Bhumananda che mi ha accompagnato durante l’escursione mi vuole nella sua tenda; dopo un lungo discorso sul significato psicologico e sulla potenza del battesimo mistico, lo vediamo cadere in stato di trance.
È chiaro che per persone come lui il mondo dello spirito è più reale di quello che per noi non sia quello della materia. Noi pensiamo che l’asceta dell’Oriente dissipi vanamente in sogni il breve tempo che ci è sortito di passare sulla terra e corra dietro a fantasmi e visioni, egli d’altro canto ha pietà di noi che andiamo in cerca di cose che non sono nostre e mai lo saranno e avidi di ciò che non ci appartiene rinunciamo a quel gaudio che sboccia solo da un’intensa vita spirituale raccolta e distaccata.» (Giuseppe Tucci, Tibet ignoto, Newton Compton, 1978, pag. 85)

Oggi l’Oriente forse non esiste più. Oggi l’Oriente è l’occidente più crudo fatto Cina. O forse c’è ancora, ma è interiore, in quella a volte nitida, ma più spesso sfuggente, sensazione che la strada giusta sia dentro di noi, il più possibile lontano dalle robe in vendita. Non è un caso che, ad esempio, una buona camminata da soli, su un sentiero che porti comunque ad un punto di vista sull’immenso (sia esso cielo, come mare o ampia vallata), più che in un posto ci porta al sentire, più nell’omerico diaframma che nella testa, un «noi stessi» più quieto e profondo.

Informazioni su diegod56

meno scrivo, meglio è
Questa voce è stata pubblicata in ironia culturale e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...