Pornofonìa

Non è poi così brutto questo posto. Stai bello alto, affacciato sullo svincolo che porta all’autostrada. Nel crepuscolo le luci delle macchine che lasciano la città scorrono lì sotto, riflesse sull’asfalto lucido di pioggia. C’è spazio, due coppie a far merenda, o cena, o quel che è nell’odierno disfacimento degli orari. Adolescenti, o meglio adolescenti veri gli uni, adolescenti di 40 anni gli altri. Son tutti adolescenti, vestono uguale e forse pensano anche, uguale. Non sarebbe male qui per leggere un dannato libro (li amo ma per capirli li soffro anche), ma c’è questa roba sotto che si definisce musica. Santo cielo questa musica zerbino, questa musica di sottofondo, questa incessante marmellata sonora. Tutto si sopporta, ma non questo oltraggio continuo alla musica. Non sarebbe male il brusìo delle voci, e neanche il rumore sordo della città, e invece ti infilano nelle orecchie questa roba. Il mondo è pieno di brutte faccende, mi rendo conto che sono fastidi minori, fastidi per chi vive agiato. Tuttavia un mondo migliore è sicuramente emendato dalle musiche di sottofondo. Pornofonìa, alla quale occorre ribellarsi.

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meno scrivo, meglio è
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8 risposte a Pornofonìa

  1. poetella ha detto:

    io giro con le cuffie… e con la musica che amo.Mi difendo così.
    Ciao, Diego…
    Resistiamo!

  2. tramedipensieri ha detto:

    Musica scelta in cuffia…meglio

  3. Sara ha detto:

    E quei negozi con la musica a balla? E peggio ancora, quei locali dove hai la malaugurata idea di andare a fare uno spuntino? Una volta si diceva”disturba se fumo?”, lo stesso andrebbe fatto con la musica.

  4. Pasquale ha detto:

    Altra nota. Conosco il fastidio che procura lo zigo zigo, il tumb tumb, il dighidodghidu che esce dalla cuffiette nel silenzio dell’alba, sull’autobus sai, dove romba il motor ma, Diegus, la musica non è nata per essere ascoltata, bensì percepita. Le festin du roi, grigo grigo ghirighirogorigù in sottofondo mentre i commensali ciabavano e addentavano ogni tipo di cosce sopra e sotto i tavoli. Musique d’ameublement, la dizione non è mia ma di quel genio di Satie che ne compose artatamente. Tutto per far fuori i chiari di luna e il resto dell’armamentario romantico/titanico di cui siamo maldestri eredi. Pensa che i perepepè perepepè che ancora compaiono in Mahler – vedi la sesta- per annunciare il nulla, arrivano dritti dritti dal parapàperepè con cui si annunciava al pubblico in teatro l’arrivo del re. Ascolta in proposito la musichina per l’arrivo di Duncano in Verdi. Del resto le più delle arie del mondo si reggono solo sulle parole del canto; sotto sotto celli che dumdagadagadagadum dum. Anche la musica religiosa antica a guardare era funzionale come i fumetti di Giotto a Assisi. Educativa. Uno sfondo da sentire, un tappeto sonoro su cui scivolare fino all’uscita dalla chiesa. La musica poi era nel silenzio. Il trillalero che stigmatizzi non ha pretese. Serve a condire l’acquisto e a volte, rare, a farcire l’apparizione al supermercato di una creatura bellissima, unica, che vola via dai nostri occhi, tanto siamo nell’età del guardare e non toccare, in mezzo al penoso resto del campionario umano intorno. Se ci fosse solo brusio e stormir di carrelli sarebbe meno bello veder passare un angelo. Bè io frequento l’esselunga che ha un pubblico femminile scelto. Non trovi? Un caro saluto P.

  5. diegod56 ha detto:

    bella riflessione sulla musica, vista fuori da una certa «sacralità monumentale» che anch’io non amo incondizionatamente, un testo che fa pensare il tuo, grazie caro Pasquale

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